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Sperimentata in Italia la prima mano bionica sensibile al tatto

6 febbraio 2014

ROMA – Il limite tra scienza e fantascienza è stato scavalcato.
E’ stata realizzata e testata la prima mano bionica che ridona la sensibilità al tatto.
Fino ad ora, gli arti artificiali sono stati in grado di captare i segnali cerebrali destinati alla mano assente e tradurli in movimenti, ma non potevano dare un feedback sensoriale.
La nuova mano, che è collegata direttamente al sistema nervoso attraverso quattro elettrodi collegati a due dei principali nervi del braccio, permette ai pazienti di “sentire” gli oggetti e distinguerne la consistenza.
LifeHand2, il nome dell’arto bionico, è stata testata su Dennis Sorensen, 36enne danese che perse la mano sinistra, distrutta dallo scoppio di un petardo, nel 2004.

mano bionica sensibile tatto

Da allora ha indossato una protesi convenzionale, che rilevando il movimento dei muscoli nel moncone del braccio, gli permetteva di aprire e chiudere la mano e afferrare gli oggetti.
Ma senza informazioni sensoriali non poteva sentire quello che toccava, rendendo difficile valutare la quantità di pressione necessaria.
Recatosi a Roma per partecipare alla sperimentazione di LifeHand 2, Dennis ha subìto un lungo intervento di 8 ore il 26 gennaio del 2013 al Policlinico Gemelli.

mano bionica

Dopo 8 giorni di esercizi di riabilitazione, Dennis è stato in grado di riconoscere le forme e la consistenza, riuscendo grazie alla ritrovata sensazione del tatto, di dosare la forza della presa.

A causa delle norme di sicurezza nella sperimentazione clinica, gli elettrodi sensoriali sono stati rimossi dopo un mese dall’intervento.
Tuttavia gli scienziati ritengono che avrebbero potuto continuare a funzionare senza danneggiare il sistema nervoso per molti anni.

mano bionica sensibile tatto

I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, sono il primo passo verso una mano bionica definitiva e una volta affinata, la tecnica potrà essere usata anche nella riabilitazione di pazienti con la spina dorsale lievemente danneggiata.
Tuttavia, ci vorranno anni prima che un tale dispositivo sarà disponibile in commercio.

Coordinato da Silvestro Micera, del Politecnico di Losanna, il progetto è stato sviluppato in gran parte in Italia, dall’stituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con l’università tedesca di Friburgo. Tra gli autori c’è anche Maria Chiara Carrozza, oggi ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca.