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Una mamma inventa UpSee: i bambini disabili camminano per la prima volta

28 marzo 2014

ROMA – Quando un bambino muove i primi passi, per un genitore è un momento importante, in cui molto spesso si lascia andare alla commozione, facendosi scappare anche una lacrima di gioia.
Purtroppo, non tutti i genitori possono godersi quel momento.
Per i bambini disabili i traguardi nella crescita sono molto diversi e un solo passo nella loro vita potrebbe essere un sogno impossibile.
Almeno fino adesso.

Rotem è un bambino con paralisi cerebrale.
La mamma, Debby Elnatan, non si è arresa all’idea di non vedere mai il figlio camminare e, mettendo da parte il dolore, ha fatto qualcosa di concreto.
Debby ha inventato un ausilio speciale che ha permsso al suo bambino, costretto fino ad allora sulla sedie a rotelle, di muovere i primi passi.

upsee bambini disabili camminano

La potenzialità dell’invenzione è stata riconosciuta da un’azienda dell’Irlanda del Nord, la Leckey, che ha deciso di trasformare l’idea di Debby in un prodotto da vendere in tutto il mondo.

UpSee è un ausilio molto semplice.
Il bambino è agganciato con una cintura di sostegno alla vita del genitore, che indossa ai piedi delle speciali ciabatte doppie.
L’imbracatura sorregge i figli, che in questo modo camminano insieme ai genitori, avendo le mani libere per giocare o svolgere altre attività.

upsee bambini disabili camminano

Tante famiglie hanno partecipato alla sperimentazione di UpSee ed oggi è stato lanciato sui mercati di tutto il mondo.

“Quando mio figlio aveva due anni, i medici mi dissero che non sapeva cosa fossero le sue gambe e non aveva alcuna coscienza dei suoi arti inferiori per una madre è incredibilmente difficile apprendere una cosa del genere. Ho iniziato a camminare con lui giorno dopo giorno, una prova molto difficile per entrambi. Dal mio dolore e dalla mia disperazione, infine, è nata l’idea dell’Upsee e sono contentissima che sia finalmente fruibile a tutti”.

UpSee è stato accolto con molto entusiasmo, ma insieme ai consensi sono arrivate anche le prime critiche.
La terapista Fabiana Rosa invita alla prudenza.
“Dal mio punto di vista e secondo il mio personale approccio non utilizzerei mai un ausilio del genere. […] Forse può funzionare per bambini con malattie neuromuscolari, in cui non ci sia una lesione centrale. Però non mi pare si possa parlare di ausilio riabilitativo: non si acquisisce la capacità di camminare, né la consapevolezza del movimento. E’ un palliativo, un sostituto del cammino, che toglie la necessità di acquisire strategie”.

Non si acquisirà la capacità di camminare, ma il sorriso di questi bambini vale certamente la pena.