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Pazzo per i gatti? Attento, potrebbe essere un segnale di malattia mentale

17 giugno 2015

gatti-t-gondii-malattie-mentali-schizofreniaROMA – Adorabili, morbidi e coccoloni: i gatti possono farti diventare pazzo… letteralmente.
Gli scienziati hanno scoperto un collegamento tra persone che possiedono gatti e lo sviluppo di malattie mentali, tra cui la schizofrenia, e credono che il responsabile sia un parassita, ospitato da alcuni felini domestici.
Secondo lo studio, il batterio Toxoplasma gondii (T. gondii), responsabile della Toxoplasmosi nell’uomo, può essere una delle causa di sviluppare patologie mentali in età avanzata.
Usando i dati di un’indagine svolta nel 1982, i ricercatori dello Stanley Medical Research Institute hanno evidenziato che il 50,2% degli schizofrenici aveva posseduto un gatto durante l’infanzia.
In realtà, il T. gondii, è incredibilmente comune, ma si pensa che una piccola minoranza di persone possa sviluppare patologie mentali dopo esserne stato stato esposto.
Il parassita si annida nel cervello, così come i muscoli, e studi su topi e ratti hanno dimostrato che l’infezione provoca cambiamenti della personalità.

gatti

Il batterio entra nel cervello e forma cisti microscopiche.
Potrebbe quindi essere attivato nella tarda adolescenza e causare la malattia, probabilmente influenzando i neurotrasmettitori.
Tuttavia, se una persona è generalmente sana, il sistema immunitario dovrebbe mantenere il parassita sotto controllo.
Il T. gondii rimane nel corpo in uno stato inattivo, e rende l’infezione meno probabile perché il corpo dell’ospite gradiualmente accumula immunità.

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Ma malattie o alcuni farmaci possono indebolire la resistenza del corpo, rendendo la re-infezione più probabile.
Il T. gondii può anche portare ad aborti, disturbi dello sviluppo fetale, la cecità e persino la morte.

Bisogna sottolineare che questo studio non ha provato scientificamente il legame tra gatti e malattia mentale, ma vuole indagare principalmente sui fattori che portano gli individui a sviluppare patologie come la schizofrenia, di cui ancora oggi non si conoscono le effettive cause scatenanti.
Il T. gondii, più che origine certa, potrebbe quindi essere considerato un fattore di rischio.

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La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Schizophrenia Research.