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Piazza Fontana, 46 anni dopo l’Italia ricorda il suo “11 settembre”

12 dicembre 2015

ROMA – Alle 16.35 del 12 dicembre del 1969 una bomba da 7 chili di tritolo devastò la Banca dell’Agricoltura, in piazza Fontana a Milano.
I morti furono 17, i feriti 88.
Per l’Italia iniziò una stagione di terrore durata più di 15 anni, un periodo conosciuto come “strategia della tensione”.
46 anni dopo, la strage resta ancora impunita.

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IL PROCESSO
La vicenda processuale fu lunghissima e intricata. Al termine del processo, nel maggio del 2005, ai parenti delle vittime vennero addebitate le spese processuali.
La Cassazione assolse i tre imputati (Delfo Zorzi come esecutore della strage, Carlo Maria Maggi come organizzatore e Giancarlo Rognoni come basista), tuttavia affermando che la strage di piazza Fontana fu realizzata dalla cellula eversiva di Ordine Nuovo (gruppo di estrema destra di stampo neofascista) capitanata da Franco Freda e Giovanni Ventura, non più processabili in quanto assolti con sentenza definitiva nel 1987 (fonte Wikipedia).
Nei giorni immediatamente successivi alla strage venne fermato, tra gli altri, un ferroviere anarchico, Giuseppe Pinelli.

PIAZZA FONTANA

LA MORTE DI PINELLI
Il 15 dicembre Pinelli venne interrogato nei locali della Questura di Milano.
Erano presenti diverse persone: tre sottufficiali di Polizia, un ufficiale dei Carabinieri, un agente, Antonino Allegra e il commissario Luigi Calabresi.
Durante l’interrogatorio, con una dinamica mai chiarita, Pinelli volò dalla finestra del quarto piano e morì.
Calabresi, vice capo dell’Ufficio politico, venne ritenuto da formazioni di estrema sinistra responsabile della morte di Pinelli.
Venne ucciso in un attentato da terroristi di sinistra il 17 maggio 1972.
Vennero riconosciuti responsabili alcuni esponenti di Lotta continua: Ovidio Bompressi, Leonardo Marino, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri.

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LA VERITA’
“La strage di Piazza Fontana è stata un po’ il nostro 11 settembre. E in un momento in cui purtroppo piangiamo le vittime di Parigi, non dobbiamo dimenticare le scene terribili di distruzione e di morte della Banca dell’Agricoltura, il 12 dicembre di 46 anni fa a Milano”.
Così Guido Salvini, il giudice che ha condotto l’ultima istruttoria su Piazza Fontana, a ‘Voci del mattino’, radio 1 Rai, nel 46esimo anniversario della strage,“Nel giugno scorso, la corte d’assise d’appello di Brescia ha condannato per la strage di Piazza della Loggia a Brescia, il capo di Ordine Nuovo, Carlo Maria Maggi e un suo uomo, Maurizio Tramonte– ha continuato-. Io credo che si possa dunque affermare che le piste che si sono seguite nella riapertura delle indagini sia a Brescia che a Milano, fossero quelle giuste. Identici i contesti organizzativi, identici addirittura gli imputati, come Maggi. E anche se per Piazza Fontana non si è giunti a una condanna dei singoli responsabili, nelle sentenze milanesi si diceva chiaramente che l’ideazione e la commissione di quella strage erano da attribuire senza dubbio a Ordine Nuovo”.

Per il magistrato si tratta di “una continuità di responsabilità, dunque, da Milano a Brescia, che nessuno può mettere in discussione, è ormai storicamente accertata, ed è il senso del nostro lavoro di quegl’anni. C’è da dire poi- ha aggiunto Salvini- che il nuovo prefetto di Milano, Marangoni, ha fatto una dichiarazione coraggiosa, affermando che vuole aprire un canale di dialogo con la famiglia Pinelli. Mi sembra molto importante questa iniziativa, perché quella sera, in cui l’anarchico cadde da una finestra della Questura di Milano, nel corso di un interrogatorio, vi erano, in quella stanza, cinque persone tra carabinieri e poliziotti. Nessuno li ha mai rintracciati. Io credo sarebbe utile comunque verificare se qualcuno di essi sia ancora vivo, e capire se all’epoca, per spirito di servizio, per vincoli di fedeltà all’interno del corpo di Polizia, non disse tutto quella che poteva dire, e che adesso sarebbe utile per comprendere cosa realmente avvenne”.

“Forse- ha sottolineato- non è stato un suicidio, come ci è stato raccontato, forse non è stato nemmeno omicidio volontario, come sostengono altri, ma forse si è trattato di un incidente avvenuto in seguito a pressioni o a comportamenti non corretti, da parte degli esponenti della forze dell’ordine, che a quel punto hanno visto la situazione sfuggire loro di mano. Quindi plaudo a questa iniziativa del prefetto Marangoni e la stessa famiglia Pinelli si è detta d’accordo in questa ulteriore ricerca della verità“.