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Rosetta: abbandonato Philae! Fine della missione?

24 gennaio 2016
Rosetta_and_Philae_at_comet_node_full_imageEra l’11 gennaio scorso quando dal centro di controllo dell’Agenzia Spaziale Tedesca (DLR) facevano sapere che i comandi per “rianimare” il piccolo Phiale erano stati inviati come da programma… “Fino a ieri non c’è stato alcun contatto con il lander e da oggi Rosetta si trova a nell’emisfero Sud della cometa“, ha detto all’ANSA Mario Salatti, co-responsabile di Philae per l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). “La sonda non sorvola più la zona presunta dell’atterraggio di Philae – ha aggiunto – e quindi, se davvero il lander si trova nella regione che ipotizziamo, sarà impossibile sentirlo“.Per la sonda dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) si sono così ridotte a zero le possibilità di ricontattare Philae, sceso sulla superficie della cometa nel novembre 2014 e in silenzio ormai da sei mesi. Con la luce sempre più debole, infatti, mentre la cometa si allontana dal Sole, si avvicina la fine della missione del lander.

Nelle prossime settimane tecnici e manager della missione, nata dalla collaborazione fra le agenzie spaziali di Germania (Dlr), Francia (Cnes) e Italia (Asi), prevedono di riunirsi per decidere cosa fare: se tentare ancora un contatto, o abbandonare le ricerche e dichiarare la fine della missione Philae.


Philae: ultima chance di contatto
(fonte: ASI TV – WEB TV dell’Agenzia Spaziale Italiana)


La missione Rosetta dell’Esa è entrata nella Storia: è grazie a un lavoro internazionale fortemente specializzato che l’uomo ha potuto toccare con un suo strumento, per la prima volta, il suolo di una cometa. E’ accaduto il 12 novembre del 2014, quando il robottino Philae, grande poco più di una lavatrice, si è caparbiamente ancorato al suolo della cometa 67P Churyumov Gerasimenko. Erano già diversi mesi che la ‘sonda madre’, Rosetta, viaggiava di pari passo con 67P, seguendola nel suo viaggio verso il Sole… 

Era il 12 novembre 2014: la missione Rosetta dell’Agenzia spaziale europea è entrata nella storia grazie al rilascio sulla cometa 67P Churyumov Gerasimenko del robottino Philae. Grande poco più di una lavatrice, il lander toccò il suolo di 67P diventando così il primo strumento costruito dall’Uomo a raggiungere questo traguardo. Non si trattò di un atterraggio morbido: Philae toccò il terreno e poi rimbalzò su una zona adiacente a quella prevista per l’ancoraggio, incontrando quindi qualche difficoltà a fissarsi al suolo con i suoi artigli meccanici. E qui ci fu la prima scoperta.



Sono passati 425 giorni da quando Philae è atterrato sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Diecimila interminabili ore di silenzio, quelle passate da quando atterrò in modo anomalo sulla superficie della cometa. Scandite da sporadici, brevissimi contatti, sufficienti appena a non farci perdere la speranza di riprendere le comunicazioni con quello che è l’unico avamposto dell’umanità su una cometa. L’ultima volta che Philae è riuscito a farsi vivo è stato nel luglio scorso, poi più nulla. A tenere viva la suspense del centro di controllo, a dire il vero, c’è stato anche un debole segnale captato da Rosetta la notte del 21 dicembre scorso, ma una successiva analisi ha mostrato che non proveniva dal lander.

Il silenzio di Philae non fa ben sperare“, afferma il responsabile delle operazioni, Stephan Ulamec.
Per tentare di fargli scrollare di dosso la polvere che forse sta pregiudicando il funzionamento dei pannelli solari, quello che il team di controllo del DLR, guidato da Stephan Ulamec, si appresta a inviare è infatti il comando di attivazione della flywheel: un volano pensato per stabilizzare l’assetto del lander durante l’epico volo di approdo del 12 novembre 2014. E riesumato in queste ore concitate per uno scopo che i suoi progettisti mai avrebbero immaginato. Non stabilizzare durante il volo, bensì il suo perfetto contrario: destabilizzare da fermo.


Nella migliore delle ipotesi, il lander potrebbe scuotere via la polvere dai suoi pannelli solari per allinearsi meglio col Sole“, spiega il responsabile tecnico del progetto, Koen Geurts. Nel peggiore dei casi, invece, Philae non riceverà il comando inviato da Terra: i tecnici della Dlr sospettano che uno dei due ricevitori del lander sia fuori uso, così come una delle due radiotrasmittenti.

Arpionato in modo precario a 67/P, giunta ormai a 300 milioni di km dal Sole e con la temperatura in picchiata, nel migliore dei casi Philae ha ancora davanti a sé circa tre settimane di vita: quando la colonnina del mercurio scenderà sotto i 51 gradi sottozero, calcolano gli ingegneri della missione, il suo cuore – se mai ancora sta battendo – s’arresterà. Ma «c’è ancora una piccola possibilità», fa sapere dalla control room Cinzia Fantinati, operation manager dell’agenzia spaziale tedesca, «e non vogliamo lasciare nulla di intentato».