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Sei Nazioni, barriere e pioggia non fermano rugbisti

15 febbraio 2016

rugby sei nazioniRoma – Non c’e’ riuscita la pioggia. Ne’ le famigerate barriere all’interno di curva Sud e Nord. Men che meno la sconfitta, scontata, prevedibilissima contro l’Inghilterra. Nella prima partita che l’Italia ha giocato in casa nel Sei Nazioni 2016, c’era il pubblico delle grandissime occasioni. Come se le curve non fossero state divise, come se ci fosse stato solo il sole, gia’ dal mattino, e come se l’Italia avesse sfidato una squadra battibile. Il giorno di San Valentino allo stadio Olimpico di Roma c’era il pubblico delle grandi occasioni: 73mila spettatori, un sogno oggi come oggi per societa’, di calcio, come Roma e Lazio che nell’impianto della Capitale in questi mesi a fatica riescono a portare anche solo la meta’ del pubblico della palla ovale. Ma non solo: anche in altri stadi italiani un pubblico cosi’ consistente si vedra’ raramente. O quasi. Domenica pioveva, in mattinata anche piuttosto intensamente, tanto che un torneo riservato a giovanissimi rugbisti provenienti da tutta Italia e’ stato annullato. Domenica c’erano le barriere nelle curve, quelle barriere messe per ordine pubblico, tanto odiate dai tifosi di calcio: eppure non hanno diviso nessuno, neanche supporters italiani e inglesi, che insieme hanno visto la partita. Appunto ‘mischiati’.

Dal mattino i tifosi, gli appassionati o anche solo curiosi che si sono avvicinati per la prima volta al rugby, hanno riempito la zona circostante l’Olimpico per il consueto Terzo Tempo, tanti stand dove si serviva birra, dove si cucinava, dove si passava del tempo in allegria aspettando la partita: tutto pieno, file lunghissime, volti sereni. E soprattutto, Forze dell’ordine a fare, per fortuna, da spettatrici. Perche’ una partita di rugby regala solo emozioni, a volte anche trovare uno sfotto’ riesce complicato. Mancava poco alle 15 quando l’Olimpico si iniziava a riempire offrendo un buon colpo d’occhio. Intanto uno speaker che richiamava l’attenzione, ma soprattutto e’ stata l’esibizione del plotone di alta rappresentanza della Brigata San Marco, che ha dato prova di abilita’ e sincronismo, a conquistare l’attenzione di tutti i presenti. Fino alle 15: il tempo di annuncio di formazioni e soprattutto degli inni, momento sacro quando a sfidarsi sono due nazionali. I due inni degli inglesi, quello non ufficiale ‘Swing Low, Sweet Chariot’, e ovviamente ‘God Save the Queen’; quello italiano, ‘Fratelli d’Italia’. Si canta a squarciagola, fino al fischio d’inizio. Poi la partita, i primi calci piazzati, le prime mete, le prime mischie. Alla fine e’ andato tutto bene all’Inghilterra, che ha vinto 40-9. Ma l’Italia c’e’ stata eccome, almeno per un tempo, prima di cadere davanti ai ‘maestri’.