Quando i presidi si improvvisano psichiatri e diagnosticano l'Adhd
17 aprile 2007
AMARE
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Salute
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Articolo
Il Ritalin
ROMA - Presidi veneti che si improvvisano neuropsichiatri pronunciandosi sul disturbo dell'
Adhd (sindrome da iperattività e deficit dell'attenzione), e assumendosi la prerogativa di inviare i ragazzi malati alla prescrizione di farmaci. La denuncia arriva da
Giù le mani dai bambini, la campagna nazionale di farmacovigilanza pediatrica. "C'è poco da fare, i discoli sono sempre di più e in qualche modo bisogna agire, anche perché la scuola non è attrezzata a gestire queste nuove patologie", dicono infatti i due presidi di Vicenza sul quotidiano
Il Gazzettino. "È successo perfino che qualcuno di questi bimbi per gioco abbia gettato le proprie feci in faccia a dei compagni - proseguono -. Stavo solo giocando, si sono difesi, che male c'è? Le testimonianze affermano sempre le stesse cose". Sono bambini "intelligentissimi", proseguono, "ma restano concentrati per pochissimo tempo, poi passano ad altro, disturbano i compagni, sono iperattivi e nessuno riesce a fermarli". Per molti insegnanti, si sottolinea nell'articolo del quotidiano locale, "si tratta di una nuova frontiera dell'handicap. Così le scuole si stanno attrezzando". Sarebbe poi a "discrezione dei presidi prevedere colloqui con i genitori e inserire insegnanti di sostegno, e da lì il passo verso le visite neuropsichiatriche e il conseguente utilizzo di psicofarmaci, è breve". Peccato, concludono i presidi, "sono bambini dal grande potenziale intellettivo, ma rovinano tutto con un comportamento che non sta alle normali regole".
Immediato il commento di
Giù le mani dai bambini: "E' davvero sconcertante - sottolinea il portavoce della campagna nazionale, Luca Poma - che dei presidi si prendano la libertà di dettagliare loro il profilo clinico di un disturbo dell'infanzia: in molte regioni d'Italia la scuola è diventata l'anticamera dell'Asl, e di questo informeremo in una nota il ministro Fioroni". Né stupisce, prosegue Poma, che alcuni specialisti siano "favorevolissimi" a somministrare derivati dell'anfetamina a bambini di 8 o 10 anni. "Sono proprio loro - sottolinea il portavoce - che quotidianamente contribuiscono a far lievitare il business delle somministrazioni facili, che è triplicato su base mondiale in meno di 10 anni". Aggiunge Poma: "La pastiglia di per sé non è mai una soluzione: pone sotto controllo i sintomi, ma a che prezzo sul medio-lungo termine? La scienza ha altre soluzioni - conclude il portavoce di
Giù le mani dai bambini - altrettanto serie, senza necessità alcuna di arrivare a cronicizzare un intervento, quello farmacologico, che dovrebbe servire al massimo per intervenire sulle crisi acute".
(Sca/Dire)