Allarme della Chiesa: Facebook è pericoloso

20 gennaio 2009
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ROMA - A nove anni dal primo incontro dedicato alla discussione sulle nuove tecnologie, la Chiesa ha dato vita stamane ad un nuovo convegno intitolato "Chiesa in rete 2.0". Una due giorni, promossa dall'Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Chiesa Episcopale Italiana incentrata sul mondo della Rete 2.0, con le sue potenzialità e i suoi rischi. E sono proprio questi ultimi a scatenare la polemica.

Pur avendo ricevuto la "benedizione" dell'Osservatore Romano e dalla Civiltà Cattolica, sembra infatti che i social network e Facebook in particolare, siano fonte di preoccupazione per il Vaticano perché a causa loro, le persone corrono il rischio di identificarsi con il proprio "io" virtuale dando vita ad una sorta di individualismo che mette in pericolo i rapporti sociali. Il portavoce della Cei don Domenico Pompili che aperto oggi il convegno, ha parlato dell'esistenza di un "nuovo individualismo che cresce e che il sociologo spagnolo Castells non ha esitato a definire 'networked individualism' per evocare singoli che rescindono i legami con il territorio circostante, salvo poi moltiplicare le connessioni, magari su Facebook".

La Chiesa dunque, riconosce Internet come l'evoluzione tecnologica della comunicazione ma, pur avendo dimostrato di voler stare al "passo con i tempi" stringendo un accordo con Google per aprire un canale su YouTube, vede in alcuni aspetti della Rete gravi pericoli per la socialità e l'identità cristiana.


(Sau/ Dire)