Tra Dadaismo e Surrealismo
8 febbraio 2010
CONCORSI
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reporter2010
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Articolo
Il Vittoriano apre le porte ad una vasta esposizione che vede protagonisti i più grandi esponenti delle due correnti artistiche del '900: il Dadaismo e il Surrealismo. Disposta su due piani, la mostra conta più di 500 opere, spaziando da nomi come Duchamp e Man Ray a De Chirico e Kandinsky. Ed è proprio quest'ultimo ad accogliere il pubblico all'ingresso del museo: figure astratte dalle forme improbabili e dai colori cangianti si intrecciano, come fossero tasselli, sulla tela, creando un agglomerato di realtà predisposto ad infinite interpretazioni. Si scivola poi, quasi bruscamente, nella metafisicità di De Chirico del quale sono esposte solo poche opere che, tuttavia, racchiudono ed esprimono appieno il suo stile da cui nascono paesaggi surreali, poveri di particolari ma ricchi di nitidezza e luminosità. I porticati che riprendono l'architettura classica, sembrano "bucare" la tela, perdendosi in uno sfondo naturale fatto di toni caldi. E se la maggior parte delle sue creazioni presenta oggetti inanimati in primo piano, ce ne sono altre dove, invece, prendono vita figure di uomini stilizzati, senza volto, simili a burattini di legno.
Dal surrealismo di De Chirico si passa a quello, completamente diverso, di Picasso. A dividere i due autori solo una parete. "L'Ombra" è un dipinto ad olio di grande efficacia: la sagoma nera di un uomo, in primo piano, sembra voler scrutare l'infinito, fatto di tele colorate una sopra l'altra. Il colore dominante è il blu. Al centro, in secondo piano, un'altra sagoma dai lineamenti non definiti rappresenta una donna sdraiata, intenta a salutare lo spettatore mentre un carro trainato da cavalli procede lento poco più sopra. Picasso è colori, suoni, armonia. Il tutto, mescolato e versato su tela, viene trasformato in immagini voluminose e astratte.
Girando ancora, gli occhi vengono catturati dal tocco fatato di Victor Brauner che, nella sua opera "La Sonnambula", dipinge il volto di una donna assonnata e persa, coperta da voluminosi capelli color arancia che le cadono con un ciuffo in avanti, quasi stessero ad indicare la via da intraprendere, la luce da seguire. Dietro, filamenti bianchi sembrano voler creare una visione di diamanti e ragnatele, intricati tra loro: forse la prigione dei sogni.
Dal Surrealismo che fino ad ora ha occupato un terzo della mostra, ci si ritrova catapultati nel mondo del Dadaismo. Un mondo strano in cui l'arte imbocca canali completamente diversi, uscendone intatta, materiale, concreta. Parliamo delle creazioni di Duchamp: assemblaggi di oggetti tra cui la "Ruota di Bicicletta" che si presenta come uno sgabello munito di una ruota al seguito, o oggetti a cui viene dato un altro valore, un altro spessore: la "Fontana" non è altro che un orinatoio in cui il biancore della porcellana è intaccato solo da una scritta nera, indecifrabile firma dell'autore. Come è indecifrabile il significato dell' "Enigma" di Isidore Ducasse. Una forma spigolosa viene coperta e impacchettata da un sacco marrone che non lascia trasparire nulla se non un senso di curiosità e al tempo stesso di inquietudine. E' questo il Dada, da molti definito come l'anti-arte per eccellenza, in cui trovano spazio anche le famose opere di Man Ray tra le quali "L'oggetto Indistruttibile", un metronomo che conta il tempo con un occhio, incessantemente aperto, scrutatore della realtà, o "Le Violin D'ingres", unione di arte e musica.
Ricordiamo infine "Il castello dei Pirenei" di Magritte con il quale si torna brevemente in un ambiente surreale dove non esiste forza di gravità e non esiste nessuna legge fisica: una pietra enorme, grigia con un castello, anch'esso grigio, sulle spalle che fluttua tra il cielo e il mare, imprigionata dall'azzurro chiaro dello sfondo.
La mostra richiede tempo e concentrazione, poiché pregna e ricca: ogni lato è completamente coperto di opere.
Ci saluta il volto della "Gioconda con i baffi", simbolo dell'aspetto giocoso dell'arte che non vuole farci dimenticare quanto essa sia soggettiva e personale e di come riesca a riempire l'animo dell'uomo, giocando con i suoi sentimenti.
Tommaso Fazi
"Edoardo Amaldi"