Scoperto il "gene di Peter Pan"

9 febbraio 2010
AMARE | Salute | Articolo


ROMA - Vi siete mai chiesti perché ci siano uomini vicini alla sessantina che sembrino almeno dieci anni più giovani e altri, magari nemmeno cinquantenni, che appaiono più vecchi dei primi? Una domanda alla quale scienziati inglesi sono riusciti a dare una parziale risposta trovando il cosiddetto "gene di Peter Pan", anche se è indubbio che sia una forzatura ritenere che ci sia un solo gene in grado di condizionare l'età biologica di un individuo, perché questa è legata a molteplici fattori, fra cui stili di vita più o meno sani e vizi come il fumo o l'alcol.

Comunque sia, la ricerca condotta dagli studiosi dell'università di Leicester e del King's College di Londra e pubblicata da "Nature Genetics" , è certamente originale e interessante e, forse, potrebbe in futuro aprire la strada allo studio di nuovi farmaci che rallentino l'invecchiamento e aiutino a tenere cuore e cervello in salute. "Lo studio può aiutarci ad identificare quei pazienti che hanno maggiori rischi di sviluppare malattie comunemente legate all'invecchiamento – ha spiegato il cardiologo Nilesh Samani dell'università di Leicester – ma anche patologie cardiache e alcuni tipi di cancro". L'equipe di Samani, in collaborazione con quella del professor Tim Spector del King's College, è riuscita a mettere in evidenza le differenze fra l'età cronologica e quella biologica (due persone della stessa età possono avere due diverse età biologiche, distanti oltre dieci anni), scoprendo, grazie a un semplice esame del sangue, che gli individui portatori di una particolare variante genetica hanno telomeri (la regione terminale del cromosoma) più corti: in altre parole, risultano biologicamente più vecchi anche di 3-4 anni rispetto ai coetanei.

"Le varianti si trovano sul cromosoma 3, in prossimità del gene TERC – ha spiegato il professor Spector – e questo ci suggerisce che ci siano persone geneticamente programmate per invecchiare ad una maggiore velocità e che hanno così una più alta possibilità di soccombere a malattie correlate all'età". "Capire come invecchiano le nostre cellule è un importante passo avanti nella ricerca – ha concluso Jeremy Pearson della British Heart Foundation, che ha co-finanziato lo studio, sul "Daily Mail" – per aiutarci a capire come prevenire e curare le malattie cardiache".



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