Nucleare, in Italia 26 mila metri cubi di scorie
6 novembre 2007
CONOSCERE
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Ambiente
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Articolo
ROMA - Oltre 26 mila metri cubi di rifiuti, 250 tonnellate di combustibile irraggiato, pari al 99% della radioattività presente nel nostro Paese, più 1.500 metri cubi di rifiuti prodotti ogni anno da ricerca, medicina e industria, e altri 8.090 metri cubi che derivano dallo smantellamento delle quattro centrali e degli impianti del ciclo del combustibile. É questa l'eredità radioattiva del nostro Paese riportata nel rapporto di
Legambiente sul nucleare dove trovano spazio "molte barre di combustibile irraggiato" che "giacciono ancora nelle piscine delle centrali. Altri rifiuti radioattivi aspettano lo smaltimento definitivo in un centinaio di siti provvisori da qualche decennio".
Eredità perché il
referendum dell'8 e 9 novembre 1987 ha decretato l'addio alla produzione di energia elettronucleare. La consultazione popolare sancisce la chiusura delle quattro centrali sul territorio nazionale a Trino Vercellese, Latina, Caorso (Pc) e nella piana del Garigliano (Ce). E il governo procede alla sospensione dei lavori della centrale in costruzione di Trino 2, alla chiusura di Latina, alla verifica della sicurezza nelle centrali di Caorso (Piacenza) e di Trino 1, alla riconversione della centrale di Montalto di Castro (Viterbo).
Nello specifico il rapporto di Legambiente riporta anche la mappa dell'Italia da smantellare. Ecco le centrali dismesse.
Trino Vercellese (Vc). Il 14 ottobre del 1955, all'indomani della Conferenza di Ginevra Atoms for peace, la Edison chiede un'offerta per realizzare la prima centrale nucleare italiana. Due mesi dopo nasce la Selni. Per la localizzazione viene scelto il comune di Trino Vercellese. Entra in funzione nel 1964 e nel 1966, con la legge sulla nazionalizzazione elettrica, la proprietà passa all'Enel. La centrale di Trino, ha prodotto complessivamente 26 miliardi di kwh, viene fermata nel 1987 e nel 1990 il Cipe ne dispone lo smantellamento definitivo. Il decommisioning viene realizzato soltanto in minima parte: del combustibile irraggiato soltanto 47 elementi sono tuttora stoccati nella piscina di decadimento. Il resto è stato in parte inviato all'estero per le attività di riprocessamento, in parte è stoccato nel deposito Avogadro di Saluggia, in provincia di Vercelli.
Latina. Si trova a Borgo Sabatino e nasce dall'iniziativa dell'Eni di Enrico Mattei nel 1957 con la costituzione della società Simea, con capitale sottoscritto da Agip Nucleare (75%) e dall'Iri (25%). Attiva fino al 1986, la centrale produce circa 26 miliardi di kwh, mentre nel 1987 il Cipe ne ordina la definitiva chiusura. Nell'aprile del 1991 la licenza di esercizio viene modificata per portare a compimento le attività necessarie alla messa in custodia protettiva passiva dell'impianto. La centrale è oggetto di numerosi eventi anomali. Il combustibile scaricato dal reattore è pari a 1.425 tonnellate ed è in Inghilterra per il ritrattamento. Sono attualmente stoccati alla centrale di Latina rifiuti radioattivi pari ad un volume di 950 metri cubi.
Caorso (Pc). È la più recente, nonché la più grande, tra le centrali nucleari italiane. Progettata dal raggruppamento Enel-Ansaldo-Getsco, viene realizzata nel 1970 sulla riva destra del Po, tra Piacenza e Cremona, ed è entrata in funzione nel 1978. La centrale fermata per la quarta ricarica di combustibile nell'ottobre 1986, dopo il referendum del 1987 non è più rientrata in funzione e l'impianto è stato posto in stato di conservazione. Il decommissioning prevede l'immediata realizzazione di barriere per l'isolamento del materiale radioattivo presente all'interno ed il successivo smantellamento. Nel periodo di esercizio la centrale ha prodotto complessivamente 29 miliardi di kwh. All'interno è tuttora stoccato il combustibile utilizzato in fase di esercizio: 1.032 elementi irraggiati e 160 elementi freschi della quarta ricarica che non è mai stata effettuata. I 56 elementi nuovi vengono invece allontanati, mentre il combustibile è trasferito nelle piscine di decadimento. Nell'impianto sono inoltre immagazzinati rifiuti radioattivi che derivano dal periodo di esercizio e, in misura minore, dalle attività propedeutiche allo smantellamento che, si calcola, produrranno complessivamente 3.280 tonnellate e 2.459 metri cubi di rifiuti radioattivi da condizionare.
Garigliano (Ce). Progettata sul finire degli anni'50 al confine tra Lazio e Campania, nel territorio di Sessa Aurunca, appartiene alla prima generazione di impianti nucleari dal gruppo Iri-Finelettrica e beneficia di un finanziamento della Banca mondiale. L'impianto ha problemi di funzionamento sin dalla sua messa in esercizio nel 1964. L'impianto ha un funzionamento discontinuo, fino all'arresto del 1978 dovuto ad un grave guasto tecnico, mentre nel 1980 la piena del fiume Garigliano raggiunge l'impianto, che libera nelle campagne radionuclidi quali il cesio 137, il cesio 134 e il cobalto 60. Nel 1982 l'Enel ne dispone la definitiva disattivazione. Oggi la Sogin ha avviato un piano di smantellamento e ripristino ambientali che, si stima, dovrebbe concludersi entro il 2016. Nella centrale di Garigliano non è presente combustibile irraggiato, inviato in parte all'estero per il ritrattamento e in parte (322 elementi di combustibile) allo stoccaggio temporaneo presso l'impianto Avogadro di Saluggia (Vc). L'impianto conserva 90 metri cubi di materiale radioattivo condizionato con cementazione e 1.150 metri cubi di materiale a bassa attività proveniente dai lavori di smantellamento, oltre a 253 fusti da 320 litri di rifiuti supercompattati.
(Tot/Dire)