Spending review, sindacati all'attacco: "Tagli con criterio o sciopero"
02 luglio 2012

ROMA - "Come e' successo in passato si da' la sensazione che si fanno interventi per poi procurare piu' danni di quelli di prima. Quello che serve e' un vero e proprio piano industriale per il pubblico impiego. Devono intanto decidere cosa dovranno essere le regioni che per come sono non posso restare, devono essere piu' sobrie e talora anche accorpate. Le province non possono piu' esistere. I comuni devono accorparsi". Lo dice Raffaele Bonanni, segretario della Cisl a Tgcom24.

"Bisogna provocare un riassetto molto forte della realta' amministrativa e istituzionale. È solo in questo quadro che si riassetta il pubblico impiego. Se si fanno tagli con criterio va bene e noi lo sosterremo. Altrimenti, se si faranno tagli tanto per farli, si faranno solo piu' guai. A quel punto, faremo iniziative in tutta Italia e in tutte le citta'. Faremo quello che serve, se occorrera' uno sciopero generale lo faremo ma ci sono mille modi per protestare. Al governo- continua- chiederemo un piano chiaro frutto di una ristrutturazione pensata e discussa con parti sociali e Parlamento, non vogliamo una cosa che rischia di essere come quella degli esodati. Quello che e' stato fatto con gli esodati rappresenta cio' che non deve essere fatto".

NIENTE TAGLI ALLA SANITA' - "Non e' accettabile che il governo usi la Spending Review per ridurre ancora il finanziamento per la sanita'. I tagli lineari gia' adottati ammonteranno nel prossimo triennio a 17 miliardi, con quasi tre miliardi di nuovi ticket". E' quanto affermano il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, e il responsabile Politiche della salute per il sindacato, Stefano Cecconi.

"Non e' piu' tollerabile aggiungere nuovi tagli", sostengono i due dirigenti sindacali affermando che: "Cosi' non si agisce con un'opera di riqualificazione della spesa inappropriata, certamente necessaria, giusta e possibile, come dimostra l'esperienza di alcune regioni che associano bilanci in ordine a buoni livelli di assistenza. Le regioni con i risultati di bilancio 'migliori', infatti, sono anche quelle con una migliore valutazione sui Lea erogati mentre al contrario le regioni in disavanzo presentano inadempienze sui Lea".

Per Lamonica e Cecconi "con i tagli lineari si impedisce ogni risanamento e si riducono, di fatto, i confini della copertura pubblica e universale, spingendo verso la privatizzazione di alcune attivita'. Ormai vi e' il rischio di compromettere il sistema sanitario pubblico e quindi il diritto costituzionale dei cittadini alla tutela della salute e alle cure. E' poco serio - concludono - camuffare l'esigenza di fare cassa con la spending review, che non vuol dire tagliare il finanziamento ma spendere meglio".

2 luglio 2012

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