Madre Terra o Theia, di chi è figlia la Luna?

Madre Terra o Theia, di chi è figlia la Luna?

Cosa sia la Luna è in realtà la vera domanda, a cui non riusciamo a dare una risposta.
La versione tendente all’ufficiale, per ora, è questa: 4 miliardi e mezzo di anni fa, Theia, un corpo celeste grande più o meno come Marte, si scontrò con la Terra producendo una quantità enorme di detriti. Questi, orbitando intorno al nostro pianeta si fusero portando alla nascita della Luna.

Nelle News: Il sudore sotto controllo – Il ritorno del Dragone – Quel pianeta c’è (ma non si vede)


Madre Terra o Theia, di chi è figlia la Luna?

E’ nata prima madre-Terra o la madre della Luna. Ovvero: la Luna è figlia di Terra o di Theia. Cosa sia la Luna è in realtà la vera domanda, a cui non riusciamo a dare una risposta. E il fatto che nel frattempo l’occhio dell’uomo si sia spostato su Marte ha poca importanza. Perché the dark side of the moon è proprio… the moon: la sua genesi, la sua storia. La nostra storia. Ci abbiamo messo piede, ma non sappiamo bene cosa abbiamo calpestato. Tante teorie, dalle missioni Apollo in poi, che però, grazie alle nuove tecnologie, stringono sempre di più il campo.

La versione tendente all’ufficiale, per ora, è questa: 4 miliardi e mezzo di anni fa, Theia, un corpo celeste grande più o meno come Marte, si scontrò con la Terra producendo una quantità enorme di detriti. Questi, orbitando intorno al nostro pianeta si fusero portando alla nascita della Luna. 

Il punto è che per questo modello buona parte dei detriti che formarono la Luna sarebbero in realtà pezzetti di Theia, di origine ignota e con isotopi diversi rispetto alla Terra. Ma svariate ricerche effettuate negli ultimi anni hanno invece rilevato la presenza di isotopi di elementi con uguali caratteristiche sul satellite e sulla Terra, smentendola così almeno in parte.

Due studi pubblicati su Science hanno cercato di spiegare il problema chimico, partendo dalle dimensioni effettive di Theia. Il primo sostiene che il corpo celeste fosse più piccolo di Marte, e che i detriti derivassero in buona parte dal nostro pianeta. Non solo: Sarah Stewart dell’Università di Harvard e Matija C’uk del SETI Institute ipotizzano anche che la Terra un tempo ruotasse su sé stessa al doppio della velocità attuale, spiegando il successivo rallentamento con la risonanza di evesioni, interazioni gravitazionali tra il Sole e la Luna.

L’altro studio invece ipotizza che Theia fosse da quattro a cinque volte più grande. Robin Canup del Southwest Research Institute sostiene che avesse una massa pressoché pari a circa la metà di quella della Terra dei giorni nostri. Se due corpi con masse uguali si scontrano, allora, accade una fusione profonda che produrrebbe detriti con isotopi indistinguibili.
Tra i due non litiganti spunta la terza teoria, pubblicata su Icarus. Andreas Reufer dell’Università di Berna ha elaborato un modello secondo il quale l’impatto avvenne a una maggiore velocità e con una inclinazione diversa: Theia perse qualche pezzo continuando il suo viaggio. Intorno alla Terra si formò un anello caldissimo di detriti, che fece rallentare la velocità di rotazione del nostro pianeta.
E mentre i potenzi mezzi della scienza terrestre scoprono ogni giorno migliaia di nuovi corpi celesti, nascosti negli anfratti dello spazio, piccoli pianeti gemelli del nostro, ce n’è uno lì nel cielo: sempre lì, visibile ad occhio nudo. Lo vediamo, l’abbiamo toccato. Ma non sappiamo, ancora, davvero, chi sia, la luna.


Il sudore sotto controllo
Un dispositivo che studia il sudore per controllare il livello di disidratazione. E’ il risultato dello studio dei ricercatori dell’Imem-Cnr: l’invenzione permette così di monitorare quanti liquidi perdono gli atleti, i lavoratori soggetti a impegni usuranti e i malati in stato non cosciente.
Il dispositivo lavora come un transistor, il cui voltaggio viene regolato dalle specie ioniche (sali e altre sostanze) nel liquido, facendo variare la corrente nella fibra conduttiva. Gli aspetti particolarmente interessanti sono due: il sensore e’ in grado di rilevare il contenuto di sale in acqua anche alle concentrazioni riscontrabili nel sudore umano. Inoltre il dispositivo elettrochimico, basato su una fibra di cotone conduttiva, mantiene le medesime caratteristiche funzionali, di flessibilita’ e resistenza anche se integrato in altri tipi di tessuto.

Il ritorno del Dragone
E’ stato un rientro di successo quello della capsula Dragon, ammarata nell’Oceano Pacifico a poche centinaia di chilometri a largo del Messico. La navetta privata appartenente alla Space Exploration Technologies (SpaceX), ha portato a termine la prima delle dodici missioni accordate con la Nasa. Dragon è stata ‘ingaggiata’ dall’agenzia americana, per trasportare materiali dalla Stazione spaziale internazionale alla Terra e viceversa. Il viaggio della navetta cargo è iniziato lo scorso 7 ottobre, quando Dragon è stata spedita nello spazio con un carico di 400 kg, composto da materiale per l’equipaggio, strumentazioni hardware e attrezzature scientifiche. Una volta raggiunta la Iss, il cargo è stato scaricato e ricaricato con nuovo materiale tra cui un congelatore pieno di campioni glacier che servono a fare ricerca scientifica in un ambiente a microgravità. Il contratto stipulato tra la Nasa e Space X per le missioni di carico, sarà in vigore fino al 2016.

Quel pianeta c’è (ma non si vede)
Fomalhaut b esiste davvero. A darne riprova è uno studio condotto da Thayne Currie dell’Università di Toronto che è tornato ad analizzare le immagini originali di Hubble, riprese tra il 2004 e il 2006, incrociandole con osservazioni fatte dal telescopio Subaru alle Hawaii, e dall’osservatorio orbitante Spitzer della NASA. Precedentemente si era creduto che si trattasse solo di una nube di polvere in transito davanti alla stella che porta lo stesso nome. Invece gli scienziati sono certi che si tratti di un oggetto planetario completamente avvolto da gas.

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