Ancora la Luna, ora tocca ai rover

Ancora la Luna, ora tocca ai rover

Altro che Marte, il futuro prossimo dell’esplorazione spaziale si chiama Luna. Sì, ancora la Luna, perché evidentemente quel piccolo passo dell’uomo era grande per gli anni 60, ma oggi non basta più. E allora rieccoci. La prima notizia è che le sonde gemelle Grail della Nasa hanno concluso la loro missione impattando sul suolo lunare, in un’area vicina al polo Nord lunare intitolata a Sally Ride, la prima donna astronauta americana deceduta nel luglio scorso. Entrambi i veicoli spaziali, chiamati Ebb e Flow, erano giunti al termine della vita operativa e le scarse riserve di combustibile avrebbero reso impossibili ulteriori osservazioni scientifiche, quindi stop, fine. Lanciate nel settembre del 2011, le sonde hanno permesso ai ricercatori di conoscere meglio la struttura interna e la composizione della Luna, realizzando la mappa del campo gravitazionale di un corpo celeste con la più alta risoluzione mai ottenuta.

In particolare, i dati di GRAIL suggeriscono che la crosta della Luna è più sottile di quanto si fosse pensato finora: soltanto 34–44 km. Stime precedenti valutavano che questo spessore fosse compreso tra 50 e 60 km. E sotto la crosta superficiale sono state rilevate diverse grandi strutture lineari (“dicchi”), composte da magma solidificato, la cui lunghezza raggiunge i 500 km. Questi enormi filoni sono in buona parte coperti da crateri, il che suggerirebbe che si sono formati in un’epoca precedente a quella in cui si è verificata la maggior parte degli impatti violenti che hanno segnato la superficiegrail_sonde_luna del nostro satellite. La loro origine è molto probabilmente conseguente alla risalita di magma attraverso fratture crostali verticali lunghe alcune centinaia di km.
Questo lo stato dell’arte. Che coincide con un futuro di investimenti non certo di secondo piano. Si parla di rover, esatto proprio come Curiosity, che in questo momento è alla ricerca della vita su Marte.

Nei prossimi due anni la Nasa Innovative Advanced Concepts spenderà 500 mila dollari per sviluppare dei nuovi rover con l’Astrobotic Technology di Pittsburgh, che ha già un contratto con Space X per lanciare un missile per il trasporto di un robot sulla luna. Una missione destinata a competere per il Google Lunar X Prize, che promette 20 milioni di dollari per il primo veicolo a movimento autonomo che atterrerà sulla superficie lunare, capace di spostarsi per 500 metri e rimandare sulla terra dati e video.


Il prototipo che si appresta al viaggio lo sta mettendo a punto un professore di robotica della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, William Whittaker. Nelle intenzioni analizzerà una voragine scoperta tre anni fa dal satellite Selene, che ci ha fatto pervenire solo le immagini di ombre. A bordo ci saranno laser che scansioneranno suolo e pareti: con i segnali di ritorno si potrà costruire una dettagliata mappa dei suoi anfratti. Buchi neri a cui l’uomo vuol dare un po’ di luce. E questo buco in particolare attira non poco gli scienziati: largo 65 metri e alto 80 si trova nella ex-regione vulcanica Marius Hills, e potrebbe essere un’entrata per accedere a un tunnel orizzontale posto al di sotto della superficie lunare. Se così fosse, sarebbe un luogo ideale per costruire una base lunare. Insomma, la passeggiata sulla Luna non ci basta più. Vogliamo anche cominciare a restarci un po’, stanziali. Altro che Marte.
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