Lares festeggia il suo primo anno di "vita"

Lares festeggia il suo primo anno di “vita”

All’inizio c’era l’ansia. La paura che qualcosa non funzionasse e che andasse storto il lancio, il primo del piccolo lanciatore Vega, teneva tutti paralizzati nel Guiana Space Centre di Kourou. E per esorcizzare un momento così delicato ogni scienziato è stato scaramantico a modo suo. C’è chi si è tenuto alla larga dal colore viola, e chi, come lo chief scientist di Asi, Enrico Flamini, indossava la sua giacca celeste portafortuna. Aveva quella addosso quando è stata lanciata nello spazio la sonda Cassini e da allora l’ha sempre portata in ogni momento importante. Ha funzionato anche questa volta: mercoledì 12 febbraio la missione Lares ha festeggiato il suo primo anno di vita.

Lares ha, tra i suoi obiettivi scientifici, quello di ridurre all’1% la percentuale di precisione per la distorsione dello spazio-tempo causata dalla rotazione di un corpo dotato di massa. E’ l’effetto Lense-Thirring. E il team internazionale che ha lavorato a Lares si è sbizzarrito, con rigore scientifico, nello studiare le possibilità delle due dimensioni. Un’ipotesi su tutte: quella dei gemelli. Un corpo viaggia a migliaia di anni luce di velocità e, tornato indietro, incontra se stesso, invecchiato. Come ricorda il responsabile scientifico del team, Ignazio Ciufolini, "la bellezza della scienza non è soltanto nelle applicazioni".



asteroide 2012 da14Chicxulub, i dinosauri potrebbero essersi estinti così
Di loro non c’è più traccia da almeno 66 milioni di anni. Ma che cosa abbia fatto estinguere i dinosauri rimane ancora oggi uno dei più grandi misteri nella storia del pianeta Terra. Una recentissima scoperta degli scienziati del Berkeley Geochronology punta il dito sull’asteroide Chicxulub. Non da solo, certamente, ma è stato lui a far traboccare il vaso, dopo un forte cambiamento climatico che ha portato a lunghe epoche di freddo, eruzioni vulcaniche e altre calamità. Grazie alle tecniche radiometriche di datazione utilizzate dagli scienziati, il colpo di grazia alla vita dei dinosauri viene anticipato di migliaia di anni. Chicxulub si sarebbe schiantato sulla Terra 33.000 anni prima della transizione tra Cretaceo e Palogene, e non 300.000 come si è sempre ritenuto per individuare il momento del ‘grande impatto’.

Curiosity ha forato il suolo marziano per la prima volta
Il robot ha puntato al suolo il suo dito meccanico con un gesto imperioso, tendendo il braccio snodato verso la terra rossa. Quella di Marte. E lì non ha avuto pietà: ha forato la roccia per quasi sette centimetri. Venerdì scorso, per la prima volta, Curiosity ha detto addio a provecuriosity rover trapano marte e calibrazioni e è andata dritta verso il trapanamento per raccogliere campioni di suolo marziano. Il rover della Nasa ha fatto il suo ‘drill’ su "John Klein", questo il nome della roccia in onore di un responsabile del progetto Mars Science Laboratory che morì nel 2011. Di questo momento storico ci sono anche video e fotografie. Anzi, degli autoscatti. Il filmato è della camera Hazard-Avoidance montata sul rover, mentre il primo piano del suolo è stato realizzato dallo strumento MAHLI (Mars Hand Lens Imager), la camera all’estremità del braccio robotico.



"SpaceMission", una gita (virtuale) tra le stelle
La missione è spaziale e a girovagare tra pianeti e galassie saranno gli studenti italiani, a patto, però, di tenere gli occhi bene aperti. Si chiama "SpaceMission" ed è un concorso per chi realizzerà filmati con una fotocamera virtuale, riprendendo le immagini del cosmo riprodotto a grande scala grazie a degli applicativi per iOs e per desktop. L’idea è dell’Inaf – Osservatorio astrofisico di Catania, che produrrà i video grazie al suo sistema di calcolo, mentre le applicazioni sono realizzate insieme all’università di Portsmouth e Intech Science centre e planetarium. Il tuffo nell’universo può avvenire in qualsiasi momento e a costo zero. Per iscriversi c’è tempo fino al 30 maggio

Le vegliarde della galassia: le stelle giganti più lontane
A una signora non si chiede mai l’età e finora la regola di bon ton, seppure per altre cause, era valida anche per le stelle più lontane della via Lattea. Grazie all’astrosismologia, però, le cose cambiano. Osservando e interpretando le pulsazioni che ognuno di questi corpingc_6872_galassia celesti emette è possibile ricostruirne la struttura interna e quindi capirne l’età. La scoperta, chiara e inequivocabile, è che le stelle giganti più lontane dal piano galattico hanno anche una massa più piccola, e quindi sono più vecchie. Ma il meglio deve ancora venire, assicurano gli astronomi . La promessa è che "grazie al proseguimento delle missioni CoRoT e Kepler, nei prossimi anni avremo dati simili per tantissime altre stelle della nostra galassia".


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