Tempesta solare in avvicinamento: quali pericoli per la Terra?

Tempesta solare in avvicinamento: quali pericoli per la Terra?


Come riporta Panorama e secondo la NASA il 2013 sarà un anno particolarmente ricco di tempeste solari e il picco è atteso a maggio. Tanto è bastato per gettare il panico, soprattutto perchè in molti si sono affrettati a ricordare i precedenti ullustri di tempeste solari, dagli effetti devastanti sulla Terra.
Primo tra tutti quello del 1859 quando, come ricorda il New York Times, ci fu un’esplosione del sole che scagliò verso il nostro pianeta enormi nubi di plasma. Se accadesse oggi cosa succederebbe?





All’epoca i danni si registrarono soprattutto sul telegrafo, principale mezzo di comunicazione: per 14 ore le linee telefoniche andarono in tilt e ovunque sulla faccia della Terra, da Cuba a Singapore passando per Roma, si potè assistere allo spettacolo di un’aurora boreale. Proprio quell’episodio fu (e tuttora viene) considerato la più grande tempesta geomagnetica. L’eruzione del Sole ebbe come effetto quello di proiettare contro la Terra miliardi di tonnellate di elettroni e protoni che, scontrandosi contro il campo magnetico terrestre, crearono delle aurore di colore rosso, verde e blu-viola, visibili da ogni latitudine e in piena notte.
Il rischio, ora, è che tra poco più di un mese accada qualcosa di simile, ma con "effetti collaterali" ben maggiori, soprattutto sui campi magnetici e le comunicazioni terrestri. Secondo gli esperti, infatti, a rischio ci sarebbero soprattutto i satelliti delle telecomunicazioni e la loro attività. Tra le conseguenze peggiori, poi, si devono ricordare quelli sui Gps, ormai utilizzati in maniera massiccia, specie per molti di trasporti come quello marittimo. Anche sulla rete elettrica potrebbero esserci ripercussioni importanti, tanto che il New York Times arriva ad ipotizzare uno scenario apocalittico come quello di "un continente o due interamente al buio".


I danni, da un punto di vista economico, sarebbero ingentissimi, tanto che si parla di almeno un trilione di dollari. Per qualcuno, come John Moura del North American Electric Reliability Corporation , un gruppo no-profit, la maggior parte dei black out potrebbero essere risolti nel giro di una settimana. Per i più pessimisti, invece, alcuni luoghi potrebbero rimanere senza luce per mesi interi e "cortocircuiti cronici potrebbero ripetersi per diversi anni", come spiegato dal National Research Council, il settore ricerche della National Academy of Science .
A monitorare la situazione è la Nasa , grazie ad uno speciale osservatorio, il Solar Dynamics Observatory . Nonostante le rassicurazioni dell’ente spaziale americano, però, già nei mesi scorsi si sono notati alcuni fenomeni e il Solar Dynamics Observatory ha rimandato sulla Terra alcune immagini in alta risoluzione giudicate estremamente interessanti dagli esperti.


Del resto, del pericolo di tempeste solari si è parlato, e molto, anche in occasione della nota profezia dei Maya : in molti si erano affrettati a chiarire che non ci sarebbe stata alcuna fine del mondo, ma solo, eventualmente, fenomeni come quelli delle eruzioni solari: altri, invece, indicavano proprio nelle tempeste solari il rischio di un’ Apocalisse. Le tempeste solari non sono una novità: il Sole ha un ciclo di vita di circa 22 anni, all’interno del quale si alternano fasi di minore attività a fasi di intesità maggiore. Proprio a maggio si prevede un picco, dopo un periodo di minor attività, con eruzioni solari che potrebbero portare a tempeste geomagnetiche: dal Sole si potrebbero appunto "staccare" protoni ed elettronico, che potrebbero mettere a rischio la strumentazione elettronica ed elettromagnetica.


Tra gli esperti c’è chi sostiene che la popolazione della Terra non corre alcun pericolo, perchè le tempeste potrebbero prendere direzioni differenti rispetto al nostro Pianeta. Altri, però, non escludono danni, come William Murtagh, coordinatore del programma dello Space Weather della National Oceanic and Atmospheric Administration , che al NY Times ha spiegato: "C’è sempre la possibilità cheuna grande tempesta raggiunga la Terra". Secondo un altro fisico dello Space Weather, Douglas Biesecker, esiste anche il pericolo di brillamenti solari, che viaggiano alla velocità della luce e sono in grado di raggiungere la Terra in appena 8 minuti e mezzo: un tempo così limitato da rendere difficile ogni allarme preventivo. A rischio sarebbero sempre le comunicazioni radio, ma la mente non può non correre alla pioggia di meteoriti caduta sulla Russia , sugli Urali, lo scorso febbario, evento del tutto imprevisto dagli esperti e che ha scatenato più paure che curiosità.

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HMI Dopplergram, Surface movement
HMI Dopplergram
Dopplergrams provide maps of velocity on the sun’s surface. Solar Region: Photosphere
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Dopplergramma prodotto dallo strumento HMI. Mostra l’effetto della rotazione solare sulla fotosfera (cioè quella che ci appare come la superficie del Sole). In ogni momento, a causa della rotazione, una parte del disco solare si avvicina all’osservatore alla velocità di circa 2 km/s mentre la parte opposta si allontana alla medesima velocità. Le zone più scure dell’immagine indicano avvicinamento, quelle più chiare allontanamento.
HMI Magnetogram, Magnetic field polarity HMI Magnetogram
Magnetograms show maps of the magnetic field on the sun’s surface, with black showing magnetic field lines pointing away from Earth, and white showing magnetic field lines coming toward Earth. Solar Region: Photosphere
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Magnetogramma prodotto dallo strumento HMI. La regione osservata è la fotosfera solare. Le zone più scure indicano linee di campo magnetico che puntano in direzione opposta alla Terra, mentre le zone più chiare indicano linee di campo magnetico dirette verso la Terra.
HMI Continuum, Matches visible light HMI Continuum
Continuums provide photographs of the solar surface, incorporating a broad range of visible light. Solar Region: Photosphere
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Continuum HMI. È forse il tipo di immagine del Sole più familiare per l’osservatore inesperto, in quanto mostra la superficie solare attraverso una gamma di sfumature che incorpora per gran parte la luce visibile all’occhio umano. La regione osservata è ancora una volta la fotosfera, che risulta punteggiata da alcune macchie solari.
AIA 1700 AIA 1700
Ultraviolet light continuum, shows the surface of the sun. As well as a layer of the sun’s atmosphere called the chromosphere, which lies just above the photosphere and is where the temperature begins rising. Temperatures: 4500 Kelvin, Solar Region: Photosphere/Chromosphere
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AIA 1700. Immagine del continuum ultravioletto, prodotta dallo strumento AIA filtrando la luce solare a 1700 Å (angstrom). La temperatura solare associata a questo filtro è 4500 gradi Kelvin. Le regioni osservate sono la fotosfera e la cromosfera. Quest’ultimo è un sottile strato atmosferico che circonda la fotosfera, nel quale si registra un primo innalzamento di temperatura rispetto alla media fotosferica.
AIA 4500 AIA 4500
White light continuum showing the sun’s surface or photosphere. Temperatures: 6000 Kelvin, Solar Region: Photosphere
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AIA 4500. Immagine del continuum della luce bianca, prodotta dallo strumento AIA con picco di sensibilità a 4500 Å. La regione osservata è la fotosfera, la temperatura solare corrispondente 6000 K.
AIA 1600 AIA 1600
Emitted by carbon-4 (C IV) at around 10,000 Kelvin. C IV at these temperatures is present in the upper photosphere and what’s called the transition region, a region between the chromosphere and the upper most layer of the sun’s atmosphere called the corona. The transition region is where the temperature rapidly rises. SDO images of this wavelength are typically colorized in dark yellow. Solar Region: Upper Photosphere/Transition Region
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AIA 1600. Le immagini prodotte dallo strumento AIA a 1600 Å sono colorate artificialmente in giallo scuro (la luce ultravioletta non è visibile direttamente all’occhio umano). A questa lunghezza d’onda viene registrata l’emissione luminosa prodotta da ioni di carbonio C IV, indicativi di una temperatura intorno ai 10.000 K. Queste emissioni provengono dallo strato superiore della fotosfera e dalla cosiddetta regione di transizione, un sottile strato dell’atmosfera solare interposto tra la cromosfera e la corona, nel quale le temperature salgono molto rapidamente.
AIA 304 AIA 304
Emitted by helium-2 (He II) at around 50,000 Kelvin. This light is emitted from the chromosphere and transition region. SDO images of this wavelength are typically colorized in red. Solar Region: Transition Region/Chromasphere
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AIA 304. Le immagini prodotte dallo strumento AIA a 304 Å sono colorate tipicamente in rosso. Le emissioni provengono da elio ionizzato (He II) a temperature intorno ai 50.000 K. La luce registrata in questa lunghezza d’onda è emessa dalla cromosfera e dalla regione di transizione. Sono ben visibili protuberanze solari che si innalzano per migliaia di chilometri.
AIA 171 AIA 171
Emitted by iron-9 (Fe IX) at around 600,000 Kelvin. This wavelength shows the quiet corona and coronal loops, and is typically colorized in gold. Solar Region: Upper Transition Region/Quiet Corona
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AIA 171. La luce registrata dallo strumento AIA a 171 Å proviene principalmente da ioni di ferro (Fe IX) a temperature intorno ai 600.000 K. Le immagini prodotte in questa lunghezza d’onda sono colorate tipicamente in oro e rappresentano emissioni provenienti dalla zona superiore della regione di transizione e dalla corona solare (in particolare da anelli coronali e zone che non fanno parte di regioni attive né di buchi coronali: il cosiddetto Sole quieto).
AIA 193 AIA 193
Emitted by iron-12 (Fe XII) at 1,000,000 K and iron 24 (Fe XXIV) at 20,000,000 Kelvin. The former represents a slightly hotter region of the corona and the later represents the much hotter material of a solar flare. This wavelength is typically colorized in light brown. Solar Region: Corona/Flare Plasma
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AIA 193. Le immagini registrate dallo strumento AIA a 193 Å sono colorate in marrone chiaro. Rappresentano emissioni provenienti principalmente da due ioni del ferro: Fe XII, con temperature intorno a 1.000.000 K, e Fe XXIV, con temperature sui 20.000.000 K. Il Fe XII traccia emissioni provenienti da regioni mediamente calde della corona solare, mentre il Fe XXIV si trova soltanto nel materiale caldissimo emesso durante brillamenti solari.
AIA 211 AIA 211
Emitted by iron-14 (Fe XIV) at temperatures of 2,000,000 Kelvin. These images show hotter, magnetically active regions in the sun’s corona and are typically colorized in purple. Solar Region: Active Regions
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AIA 211. Le emissioni registrate dallo strumento AIA a 211 Å sono colorate artificialmente in viola e provengono da ioni di ferro (Fe XIV) alla temperatura di circa 2.000.000 K. Tali emissioni sono prodotte da regioni magneticamente attive della corona solare.
AIA 335 AIA 335
Emitted by iron-16 (Fe XVI) at temperatures of 2,500,000 Kelvin. These images also show hotter, magnetically active regions in the corona, and are typically colorized in blue. Solar Region: Active Regions
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AIA 335. Le emissioni registrate dallo strumento AIA a 335 Å sono colorate artificialmente in blu e provengono da ioni di ferro (Fe XVI) alla temperatura di circa 2.500.000 K. Tali emissioni sono prodotte anch’esse da regioni magneticamente attive della corona solare, però più calde di quelle riprese dalle immagini filtrate a 211 Å.
AIA 335 AIA 094
Emitted by iron-18 (Fe XVIII) at temperatures of 6,000,000 Kelvin. Temperatures like this represent regions of the corona during a solar flare. The images are typically colorized in green. Solar Region: Flaring Regions
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AIA 094. Le emissioni registrate dallo strumento AIA nell’ultravioletto estremo a 94 Å sono colorate artificialmente in verde e provengono principalmente da ioni di ferro (Fe XVIII) alla temperatura di circa 6.000.000 K. Tali temperature si raggiungono solo in regioni della corona solare interessate da brillamenti.
AIA 131 AIA 131
Emitted by iron-20 (Fe XX) and iron-23 (Fe XXIII) at temperatures greater than 10,000,000 Kelvin, representing the material in flares. The images are typically colorized in teal. Solar Region: Flaring Regions
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AIA 131. Le emissioni registrate a 131 Å, colorate artificialmente in verde acquamarina, provengono da tre diversi ioni del ferro (Fe VIII, Fe XX e Fe XXIII). Gli ultimi due tracciano emissioni provenienti da materiali emessi tipicamente nel corso di brillamenti solari, con temperature comprese tra 10 e 16 milioni di K.
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