Terra chiama Parmitano, le 10 domande dei ragazzi all'astronauta - VIDEO

Terra chiama Parmitano, le 10 domande dei ragazzi all’astronauta – VIDEO

ROMA – "Non bisogna avere paura della paura. Certo sto provando una forte emozione all’idea della passeggiata nello spazio. Ma quello che mi spingerà fuori dalla stazione spaziale sarà la voglia di fare, la stessa che ha motivato voi a lasciare il vostro paese e venire in Italia".

A 3 giorni dalla passeggiata spaziale, primo astronauta italiano a farne una, Luca Parmitano risponde così a Elena, diciassettenne della Romania, che ha trascorso un anno in Italia con il programma di scambi scolastici internazionali di Intercultura e che gli ha chiesto se aveva più paura quando lui era partito a 17 anni per andare per un anno negli USA con Intercultura o oggi, sulla Stazione spaziale.

Con Elena c’erano altri 500 studenti stranieri di tutto il mondo che hanno vissuto e studiato per un anno nel nostro Paese. A dieci di loro Parmitano ha dato qualche consiglio con grande affetto per continuare a sfruttare ogni opportunità offerta dalla vita, durante il collegamento di sabato 6 luglio tra il centro Esrin Esa di Frascati e la Stazione spaziale internazionale. 

Parmitano, che trascorse un anno negli Stati Uniti con il programma Intercultura nei primi anni ’90, ha descritto l’esperienza come un aiuto "ad imparare a trovare risposte dentro di me che non credevo di avere". Da qui l’esortazione: "Chi si ferma è perduto, io vorrei continuare per sempre a viaggiare", e ha sprontao i ragazzi a restare "curiosi, e pieni di interessi con un approccio aperto verso il mondo e con Intercultura siete già sulla buona strada".

"Io sono molto fortunato, perché ho potuto fare sempre quello che ho voluto: pilota militare, sperimentatore, ora astronauta: l’importante è amare quello che si fa e fare quello che si ama. Continuate a comunicare: quest’anno siete stati ambasciatori in Italia del vostro paese; ora siatelo dell’Italia nel vostro".

Parmitano partì in quarta liceo dalla sua Catania alla volta di Mission Viejo in California. Da lì la scintilla che ha fatto breccia nel cuore e che lo ha avvicinato al volo: “Come per tutti i bambini della mia generazione, ho accarezzato sin da piccolo il sogno di diventare astronauta. Poi, si sa, dai sogni ci si allontana, per pensare a cose più concrete. E invece, a 17 anni, trovarmi a contatto con il mondo dell’aeronautica in occasione del mio anno di studio con Intercultura, è stato lo spunto decisivo che mi ha spinto verso la mia carriera di astronauta. Il mio papà ospitante era un militare, navigatore di F18 e spesso mi ha portato a vedere le manifestazioni aeree. Quello, in un certo senso, è stato l’inizio della mia carriera aeronautica”.

Vent’anni dopo, l’astronauta dell’ESA ha avuto modo di rivivere, a 400 km di distanza dalla Terra, quelle emozioni che lo hanno accompagnato nel suo anno all’estero, dialogando dalle 19.02 alle 19.15 circa con una decina di studenti di Intercultura. Grazie all’Agenzia Spaziale Italiana che ha permesso questo collegamento in collaborazione con i radioamatori dell’ARISS e l’ESA, Agenzia Spaziale Europea i ragazzi gli hanno rivolto domande legate soprattutto alle competenze che anche lui ha sviluppato da liceale e che lo hanno aiutato nel suo percorso professionale. Sono quelle stesse competenze che hanno interiorizzato questi ragazzi nel corso di quest’anno, come imparare a convivere con persone di un’altra cultura, gestire l’ansia, comprendere al volo le informazioni, pur non conoscendole, sviluppare una forte capacità di adattamento e così via.

Per la prima volta dunque, la stazione ISS ha ricevuto veramente un saluto dalla Terra in tutte le lingue del mondo. Dallo spazio arriverà a sua volta l’augurio che, pur nelle molte diversità, gli uomini sappiano ricordare la loro comune appartenenza allo stesso pianeta e se ne sentano cittadini.

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