ALLARME dall'ESA: ghiacci dell'Artico mai così sottili

ALLARME dall’ESA: ghiacci dell’Artico mai così sottili

Calotta AntarticaSulla superficie terrestre non tutto è come sembra. E i ghiacci dell’Artico non fanno eccezione. Nel nostro continente il mese di settembre segna che ci siamo lasciati alle spalle l’estate, mentre al polo Nord questa è la stagione in cui si fanno i conti con quella grande distesa bianca e congelata che ricopre come un manto le acque dell’oceano.

L’anno scorso la situazione era sembrata preoccupante. Il 2012 infatti segnò il record negativo di 3, 41 milioni di chilometri quadrati ricoperti. Una cifra ben lontana da quella registrata nel 1996, quando il ghiaccio regnava indiscusso nell’Artico con la sua estensione di 8, 2 milioni di chilometri quadrati. Mai come l’anno scorso la misurazione era stata così bassa e così considerevolmente al di sotto della media. Stando alle rilevazioni della NASA, che da più di 30 anni tiene sotto controllo l’evoluzione del ghiaccio al Polo Nord, nel mese di agosto 2013 il trend negativo ha cambiato rotta. Non solo la superficie perduta non sarà da record come l’anno scorso, ma si registra anche una lieve ripresa. L’estensione della coltre bianca supera, di poco, i cinque milioni di chilometri quadrati. Eppure nessuno canta vittoria.



"Anche se quest’anno non è che al sesto o settimo posto nella classifica della minore estensione, quello che è importante considerare è che le dieci estensioni più ridotte sono state tutte registrate negli ultimi dieci anni". Questo è l’ammonimento di Walt Meier, esperto di ghiaccio della NASA al lavoro nel Goddard Space Flight Center del Maryland. "La tendenza sul lungo termine è fortemente al ribasso", annota. Ma questa non è l’unica nota negativa.


I dati della Nasa vanno incrociati con quelli dell’Agenzia spaziale europea (Esa). A scandagliare l’Artico c’è anche il satellite Cryosat, concepito proprio allo scopo di misurare lo stato di salute dei ghiacci. E quello che ha visto quest’anno non promette nulla di buono. Secondo le sue osservazioni, infatti, il manto bianco è sempre più sottile. Ed ecco spuntare un record negativo anche per il 2013: è l’anno con il minor volume di ghiacci artici. Facendo i conti, la quantità ammonta a meno di 15.000 chilometri cubi, cioè la quantità più bassa degli ultimi tre anni. Se da una parte, quindi, il ghiaccio aumenta, dall’altro questa nota positiva viene vanificata a causa della riduzione del volume. Ma c’è di peggio.


Il ghiaccio non è tutto uguale. Può essere distinto in base a due categorie: da una parte quello più fresco, che si forma durante ogni stagione invernale e alla successiva scompare, dall’altro quello che può dirsi storico, che resiste da ormai molti anni. La tendenza è che sia proprio quest’ultimo ad essere eroso maggiormente. Il ghiaccio fresco è spesso meno di due metri, quello più antico arriva anche a quattro, e, una volta, diminuito, ci possono volere anche cinque anni prima che si riformi. Tradotto, se la tendenza di perdere così tanto volume non si inverte, dopo il 2020 dei ghiacci artici potrebbe non esserci più traccia. A questa prospettiva catastrofica si aggiunge la consapevolezza che il Polo Nord sia una delle zone del pianeta in cui il riscaldamento globale faccia sentire di più i suoi effetti. Le temperature medie registrate nell’Artico sono superiori di 2,5 gradi alla media della Terra, rendendo la zona ancora più vulnerabile.


[image: ESA]

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