Gravity dalla fantascienza alla realtà

Gravity dalla fantascienza alla realtà

Nelle spettacolari sequenze di "Gravity" i rischi reali che gli astronauti affrontano tutti i giorni… E purtroppo, alcune volte, la fantascienza diventa realtà

SOYUZ 1 – Il primo incidente mai registrato nella corsa allo spazio è quello della Soyuz 1. La vittima fu Vladimir Komarov che si schiantò con la sua navicella sul suolo russo nel 1967. Secondo alcune testimonianze, di lui rimase solo un osso di un tallone. A quanto pare i cosmonauti sapevano che la navicella poteva avere problemi ma le autorità ignorarono gli allarmi. Secondo altre fonti invece la navicella cadde per un problema ad un paracadute. Le ultime parole del cosmonauta, o meglio, le ultime grida registrate, erano destinate agli ingegneri a terra, ritenuti da Komarov colpevoli dei problemi alla navicella.


SALYUT 1 – La prima e l’unica morte sovietica nello spazio invece avvenne nel 1971, quando i cosmonauti Georgi Dobrovolski, Viktor Patsayev e Vladislav Volkov perirono nel 1971 a causa di un malfunzionamento della navicella usata per tornare sulla Terra dopo una permanenza nella stazione spaziale Salyut 1. La Soyuz 11 atterrò come da programma ma le squadre di soccorso trovarono i tre uomini morti nei loro sedili con macchie blu sul viso e sangue che cadeva dal naso e dalle orecchie. L’indagine successiva confermò che si ruppe una valvola di ventilazione asfissiando i cosmonauti. Il calo conseguente di pressione ha sottoposto gli astronauti al vuoto spaziale per la prima ed unica volta.


SHUTTLE – La prima morte per gli Stati Uniti fù con il disastro dello Shuttle Challenger. Le missioni Apollo nonostante i problemi, non avevano mai avuto come risultato la morte degli astronauti a bordo. Invece il Challenger esplose in volo il 28 gennaio 1986, colpa di una guarnizione fallata di un razzo Srb. L’incidente costò la vita all’insegnante Christa McAuliffe che avrebbe dovuto tenere una lezione dallo spazio. L’incidente venne quindi seguito da milioni di bambini americani in diretta televisiva. Il disastro traumatizzò la Nazione per la sua violenza. Gli Shuttle vennero tenuti a terra fino al 1988. Diciassette anni dopo la Nasa perse un altro Shuttle. Il Columbia si disintegrò al rientro sul pianeta il primo febbraio 2003. Secondo gli investigatori la tragedia dipese da una rottura dello scudo termico causato da parte della schiuma che avvolgeva il serbatoio.

APOLLO 1 – Come detto in precedenza, gli americani ebbero gravi problemi con le missioni Apollo, anche se nessuna di queste si tradusse in una perdita di vite umane. Eppure vi furono due incidenti con vittime nel corso di esercitazioni a terra. Gli astronauti dell’Apollo 1, Gus Grissom, Edward White II e Roger Chaffee perirono il 27 gennaio 1967 durante un test d’atterraggio del modulo su cui erano a bordo. Un incendio divampò nella capsula uccidendo i tre. Secondo gli investigatori venne usato ossigeno puro nella cabina insieme a del velcro. Ed è stata una scintilla ad innescare l’incendio. I tre astronauti, prima di morire, espresso dubbi sulla cabina e scattarono una foto che li riprendeva intenti a pregare al fianco del veicolo.


X-15 – L’incidente rallentò lo sviluppo delle missioni Apollo. Una nuova interruzione venne causata da un’incidente ad un razzo X-15 che portò alla morte dell’astronauta Michael Adams. Adams raggiunse l’altezza di 80,5 chilometri prima di schiantarsi e per questo viene considerata una morte nello spazio.


APOLLO 13 – conosciuta per la frase: «Houston, abbiamo un problema» per colpa dell’esplosione dei serbatoi d’ossigeno che avrebbero potuto costringere gli astronauti a finire alla deriva.


GEMINI 8 – che rimase vittima di una caduta incontrollata poi recuperata dagli astronauti.


L’ANNUNCIO DI RICHARD NIXON – Infine torniamo in Russia per raccontare la storia di Alexey Leonov e Pavel Belyayev, caduti con la loro sonda Voskhod 2 in una zona lontana dall’atterraggio previsto, con i due che passarono una notte con una pistola per evitare l’attacco dei lupi. Infine, ecco una curiosità finale: Richard Nixon aveva pronto un annuncio in caso di fallimento della missione Apollo 11 sulla Luna di Neil Armstrong e Buzz Aldrin: «Il fato ha voluto che i due uomini spediti ad esplorare in pace la Luna ed ora riposeranno lì». E chissà, forse la corsa nello Spazio sarebbe finita allora.


[fonte: Huffigntonpost]
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