I nuovi pianeti scoperti da Kepler

I nuovi pianeti scoperti da Kepler

Le parole magiche sono sempre le stesse: acqua, pressione atmosferica, orbita, anidride carbonica e rotazione. La combinazione fatale che rende possibile la vita su un pianeta è quella che gli scienziati di tutto il mondo cercano in maniera incessante. Osservano, scrutano, calcolano, mentre milioni di persone, alzando gli occhi al cielo, si pongono la stessa domanda: “C’è qualcun altro, lassù?”.

A dare una mano nella caccia agli esopianeti, cioè quelli situati all’esterno del nostro Sistema solare, ci pensa Kepler, la sonda della Nasa che, dal 2009, continua a scandagliare lo spazio alla ricerca di una Terra gemella alla nostra.



La novità arriva grazie alle osservazioni dei ricercatori di Berkeley e dell’Università delle Hawaii che, dati alla mano, hanno stabilito che i pianeti simili alla Terra con caratteristiche di abitabilità sono 10. Hanno una temperatura che rende possibile la presenza di acqua sulla loro superficie, la loro dimensione è più o meno come quella del nostro pianeta e, potenzialmente, hanno le carte in regola per ospitare la vita. Ma come sono arrivati a questo risultato?


Capire se i pianeti simili alla Terra sono comuni oppure rari è una questione capitale affrontando il tema della vita nell’universo. Gli scienziati li hanno cercati misurando la luminosità di 42.000 stelle e hanno così individuato 603 pianeti. Sono riusciti a farlo applicando il metodo di transito, un metodo fotometrico che consiste nel rilevare la diminuzione di luminosità della curva di luce di una stella quando un pianeta transita di fronte alla stella madre. Il team ha considerato come simili a noi quei mondi con raggio di 1-2 volte quello della Terra e sono stati considerati nella zona abitabile quelli che ricevevano almeno la stessa luce che riceve la Terra dal sole. Il metodo funziona, ma ha un limite. Individua infatti solo quei pianeti che orbitano nello stesso piano di vista della loro stella, che include una frazione del numero totale dei pianeti. Oltretutto, nei dati analizzati mancavano altri pianeti, perché la luce che questi hanno bloccato è di una quantità così limitata da non essere captata. Per far fronte a queste mancanze, gli scienziati hanno pensato di inserire dei ‘pianeti falsi’ per fare delle correzioni. Dopo questa operazione è arrivato il risultato più atteso: più o meno il 22% di tutte le stelle simili al Sole osservate da Kepler nella via Lattea presenta dei pianeti potenzialmente abitabili. Calcolando che le stelle in questione sono almeno 40 miliardi, ecco che il numero di pianeti lievita fino ad almeno 8 miliardi. Adesso, spiegano gli scienziati, è necessario passare allo studio dell’atmosfera di questi pianeti. Grazie ai telescopi spaziali quest’ulteriore analisi chiarirà se la vita, lassù, è possibile. Infatti le condizioni di somiglianza con la Terra non bastano. Nonostante i pianeti siano ritenuti abitabili potrebbero avere, per esempio, un’atmosfera troppo densa, che li renderebbe eccessivamente caldi perché le molecole di Dna possano sopravvivere. Intanto, nulla vieta di alzare gli occhi al cielo e provare a scorgere la più vicina di queste potenziali Terre gemelle. Si trova a meno di 12 anni luce di distanza da noi ed è visibile ad occhio nudo.

AAA CERCASI NOME PER LA MISSIONE SPAZIALE
Il nome ufficiale italiano per la missione 42/43 che porterà a bordo della Stazione spaziale internazionale Samantha Cristoforetti lo sceglierà il grande pubblico. Chiunque, senza limiti di età, può partecipare al Call for ideas lanciato da Agenzia Spaziale Italiana, Agenzia Spaziale Europea e Aeronautica Militare. Basta proporre un nome che abbia attinenza con il volo spaziale e con i temi elencati dalla stessa astronauta italiana sul sito dell’Asi: ricerca, scoperta, scienza, tecnologia, esplorazione, ispirazione, meraviglia, avventura, viaggio, eccellenza, lavoro di squadra, umanità, entusiasmo, sogno e nutrizione. C’è tempo fino al 22 novembre.

EXCAVATOR, L’ALGORITMO CHE IDENTIFICA LE VARIANTI DEL DNA
Si chiama Excavator ed è un nuovo metodo che utilizza le tecnologie di sequenziamento di nuova generazione (“Next-Generation Sequencing”) per ottenere la sequenza di un intero genoma umano in tempi molto brevi e a costi 500 volte più bassi rispetto alle precedenti tecniche di sequenziamento. L’algoritmo è stato applicato all’analisi di malattie genetiche complesse e di tumori umani e ha permesso di identificare con estrema precisione alterazioni cromosomiche potenzialmente coinvolte nell’insorgenza della condizione patologica. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Genome Biology, è stato realizzato da un team italiano di ricerca, composto da chimici, fisici, biologi e medici.

LA PULSAR DEL GRANCHIO CAMBIA BATTITO
E’ una stella minuscola formata da neutroni, misura 25 km di diametro, ma condensa una massa di circa un milione di volte quella della Terra. Ruota su se stessa 30 volte al secondo emettendo fasci di onde radio che, come un faro, producono un bagliore rilevabile dal nostro pianeta ad ogni rotazione. La pulsar del Granchio è tenuta sotto osservazione, giorno dopo giorno, da 31 anni. I ricercatori dell’Università di Manchester si sono accorti di un piccolo ma graduale cambiamento nella spaziatura tra le pulsazioni. La distanza tra coppie di bagliori sta infatti aumentando di 6 decimi di grado per secolo. Per gli scienziati è un valore inaspettatamente alto, che indica un’evoluzione più rapida del previsto della struttura del campo magnetico. Secondo gli studiosi i risultati ottenuti possono avere importanti implicazioni per la comprensione dei meccanismi di emissione e di evoluzione delle pulsar.

SKA, AL LAVORO LE SQUADRE PER IL PROGETTO
Sono pronte le squadre che lavoreranno al progetto di Ska (Square Kilometer Array), destinato a diventare il più grande e potente radiotelescopio mai costruito. Sarà formato da migliaia di antenne e milioni di ricevitori radio, distribuiti tra le regioni desertiche dell’Africa e dell’Australia, per simulare una superficie ricevente di un chilometro quadrato. Diventerà così una straordinaria arma per studiare l’evoluzione dell’Universo, la gravità e la materia oscura. La notizia è che si sono costituiti i gruppi multidisciplinari che lavoreranno per trovare le migliori soluzioni: più di 350 scienziati e ingegneri da 18 paesi, suddivisi in 11 consorzi. Questa fase durerà 3 anni, per un costo di 120 milioni di euro. Nel 2017 si terranno, invece, le gare per assegnare la costruzione.

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