ISON: tre parabole dell'INAF per osservare la cometa del secolo

ISON: tre parabole dell’INAF per osservare la cometa del secolo

Non sappiamo ancora se la cometa C/2012 S1 (ISON) rifulgerà, come poche comete hanno fatto, sull’emisfero boreale negli ultimi decenni, oppure se questi sono gli ultimi suoi istanti di vita prima di sgretolarsi e vaporizzarsi completamente. Occorre attendere ancora pochi giorni, fino al 28 novembre, quando il bolide ghiacciato raggiungerà il perielio, la minima distanza dal Sole, sfiorando la nostra stella a circa un milione di chilometri.
Qualunque sia il destino della cometa, per gli astronomi è comunque un’occasione ghiotta, perché questo effervescente grumo ancestrale rappresenta un vero e proprio laboratorio ambulante. ISON è una cometa radente relativamente grande che, provenendo direttamente dalla remota Nube di Oort, per la prima volta si avvicina al Sole, sperimentandone da vicino l’immensa forza gravitazionale e l’intenso calore. Un opportunità senza precedenti per gli scienziati di assistere in diretta alla vaporizzazione dei costituenti della cometa, un materiale originario risalente ai tempi della formazione del sistema solare. 


Tra i numerosi occhi pronti a scrutare l’avvicinamento della cometa al Sole ci sono anche i radiotelescopi italiani dell’INAF, un terzetto di che seguirà l’avvenimento sotto un peculiare punto di vista.

La parabola da 32 metri della Stazione Radioastronomica di Medicina, nei pressi di Bologna, è la decana del gruppo, avendo festeggiato lo scorso ottobre i 30 anni di attività. Nella chioma di ISON cercherà l’emissione a 23,7 GHz che è tipica dell’ammoniaca, una molecola di base nella composizione cometaria, fondamentale per la costruzione degli amminoacidi, i mattoni della vita.
«Le comete hanno probabilmente giocato un ruolo decisivo nell’apparizione della vita sulla Terra, depositando molecole organiche, formate nella chioma cometaria, durante il Tardo Bombardamento cometario avvenuto circa 3,9 miliardi di anni fa», spiega Sara Faggi, del gruppo di ricerca dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri che effettuerà l’osservazione.
«Per questo – spiega ancora Faggi – la ricerca di molecole organiche nelle comete è uno dei più interessanti ambiti di ricerca nell’astrofisica degli ultimi dieci anni. La cometa ISON, essendo al suo primo passaggio all’interno del Sistema Solare, dovrebbe essere ricca di materiale organico prodotto da milioni di anni di esposizione al duro ambiente spaziale».



SRT, il Sardinia Radio Telescope, è l’ultimo nato ma è uno dei più grandi e potenti d’Europa, con la sua parabola da 64 metri collocata in una piana isolata a nord di Cagliari. Inaugurato ufficialmente lo scorso 30 settembre, SRT è ancora nella fase di accurata messa a punto prima dell’attività scientifica vera e propria, ma non poteva mancare quest’occasione.
«Per specifici e molto puntuali obiettivi scientifici – spiega Ignazio Porceddu, dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Cagliari e responsabile dell’operatività del sito SRT – viene adottata la procedura di “Target of Opportunity”: l’osservazione della cometa C/2012 S1 rientra in questa procedura, richiesta e proposta dal gruppo di Astrobiologia e Astrochimica del nostro Osservatorio».
Dalle osservazioni di ISON con SRT i ricercatori sperano di potere rilevare la presenza nella cometa di particolari molecole, catene di atomi di carbonio legate con atomi di zolfo, implicate nella costituzione di  molecole di tipo prebiotico.
Ma l’occasione è buona per testare dal vivo le capacità di “sprint” della pesante parabola. «L’osservazione della ISON con SRT – spiega ancora Porceddu – ha inoltre un interesse strettamente tecnico, finalizzato alla verifica del comportamento del radiotelescopio con target che si muovono molto velocemente, e come questi possano essere gestiti con i programmi osservativi di Xarcos, il nuovo spettrometro sviluppato da un gruppo dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri che utilizzeremo per queste osservazioni».


Da un’isola all’altra. In Sicilia, alla Stazione Radioastronomica di Noto (SR), la parabola da 32 metri là collocata affronterà una difficile sfida ideata dal gruppo di ricerca Itasel: osservare l’acqua, ma ovviamente non la semplice evaporazione, bensì un fenomeno fisico assai più complesso e che richiede condizioni particolari: l’emissione maser dell’acqua a 22 GHz, emissione che può avvenire sotto lo stimolo di radiazioni solari energetiche.

«Le nostre precedenti osservazioni su 14 comete radenti al Sole hanno mostrato che la linea di emissione maser dell’acqua a 22 GHz può essere rivelata soltanto in comete radenti al sole soggette a eruzioni solari di forti intensità» ricorda Cristiano Cosmovici, dell’INAF-Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali di Roma e alla guida del progetto Itasel, secondo cui la cometa ISON presenta una occasione irripetibile per verificare alcune questioni irrisolte sul comportamento delle molecole d’acqua cometarie sottoposte alle particolari condizioni di eccitazione dovute alla radiazione solare.
«Se ISON si disintegrerà – spiega Cosmovici – milioni di tonnellate d’acqua e di molecole organiche verranno liberate e saranno soggette ai flares solari che provocheranno effetti di eccitazione atomico-molecolare raramente riscontrabili; se si salverà, ci sarà la possibilità di studiare l’emissione maser prima, durante e dopo il perielio, studio mai effettuato in precedenza. Sarà necessaria “soltanto” una grande dose di fortuna».
Oltre ad augurarle buona fortuna, alla parabola di Noto vanno fatti anche gli auguri di compleanno: proprio oggi viene celebrato il quarto di secolo dalla sua messa in servizio. «Il radiotelescopio di Noto è sempre stato  un elemento di grande prestigio a livello internazionale sia per osservazioni astronomiche che geodetiche» ha commentato per l’occasione Luigina Feretti, direttrice dell’INAF-Istituto di Radioastronomia. «E’ stato potenziato nel corso degli anni attraverso, ad esempio, la dotazione di superficie attiva e il collegamento in fibra ottica alle reti VLBI. Le osservazioni della cometa sono di grande rilievo nell’ambito dell’attività come antenna a sé stante e testimoniano le sue grandi potenzialità scientifiche». [MEDIA INAF]


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