Lo schianto di Ladee sulla Luna

Lo schianto di Ladee sulla Luna

I 100 giorni di Ladee sono terminati con uno schianto sulla Luna. La sonda della Nasa, che per esteso si chiama Lunar Atmosphere and Dust Environment Explorer, ha avuto un brusco faccia a faccia con la superficie del nostro satellite tra le 6:30 e le 7:22 del mattino- ora italiana- di venerdì 18 aprile, in anticipo di tre giorni sulla data che la Nasa aveva in programma. Ma è tutto sotto controllo: Ladee aveva portato a termine tutti i suoi compiti scientifici già in marzo e il periodo successivo in cui è rimasta in orbita può essere considerato come una sorta di bonus, da utilizzare fino alla fine del propellente. Era ampiamente prevista la possibilità che la sonda anticipasse di poco la fine della sua preziosa corsa. E niente paura neanche per la Luna: lo schianto di Ladee è avvenuto alla velocità di 5800 chilometri orari- cioè tre volte tanto la velocità di un proiettile di fucile-, ma gli scienziati rassicurano.


La Luna è abituata a impatti del genere, tant’è che si ritiene che ce ne sia almeno uno al mese della stessa entità. La dimensione della sonda era di poco superiore a quella di un distributore automatico di bevande e probabilmente si è disintegrata nell’impatto e una parte del materiale di cui era composta potrebbe essersi addirittura vaporizzata a causa del notevole surriscaldamento. Ciò che resta giace forse in fondo a un cratere lunare.

L’annuncio della fine della missione è arrivata dai controllori dell’AMES Research Center della NASA. Ma che cosa ha fatto Ladee durante i suoi sei mesi di orbita? Il lancio era avvenuto il 6 ottobre, ma l’operatività scientifica aveva avuto inizio il mese successivo, il 20 novembre, dopo una decina di giorni di raccolta dati. Ladee ha eseguito il primo esperimento per la Nasa di comunicazione bidirezionale via laser, anziché via radio: il Lunar Laser Communication Demonstration (LLCD) è entrato nella storia utilizzando un raggio laser pulsante per trasmettere dati alla distanza di 385.000 km dalla Luna alla Terra ad una velocità record di 622 megabit al secondo. La sonda ha inoltre ricevuto dati in upload senza errori dalla stazione di controllo primaria in New Mexico.

La missione principale era quella di raccogliere informazioni quanto più possibile dettagliate sull’atmosfera della Luna, in particolare sulle condizioni in prossimità della superficie e sugli influssi ambientali della polvere lunare. Tutto questo per capire quali siano le proprietà della Luna, quanta polvere ci sia nella sua atmosfera e se si generino cariche elettrostatiche tali per cui la polvere possa levitare. La risposta a queste domande arriverà tra qualche mese, grazie all’analisi dei dati, e aiuterà gli scienziati a capire meglio anche le caratteristiche di altri corpi celesti nel nostro Sistema solare.
Come spesso accade la Nasa ha trasformato gli ultimi momenti di vita di una sua creatura in un’esperienza social. L’agenzia spaziale ha infatti lanciato il concorso “Take the Plunge”, in cui gli astrofili dovevano cercare di indovinare la data e l’ora dell’impatto di Ladee. Al vincitore arriverà un certificato digitale di congratulazioni.



KEPLER 186F, IL CUGINO DELLA TERRA
La speranza di trovare acqua allo stato liquido su un pianeta diverso dalla Terra si chiama Kepler-186f. E’ un pianeta roccioso, ha dimensioni simili a quelle della Terra (ma è più grande del 10%) e ruota intorno a una nana rossa, inserito in un sistema di cinque pianeti di cui è il più esterno. Il cacciatore di esopianeti della Nasa, il telescopio spaziale Kepler, si è accorto di lui in un lembo della Via Lattea ad appena 500 anni luce da noi. La posizione, la dimensione e la composizione del pianeta fanno ben sperare gli scienziati.

L’ECLISSE AL CONTRARIO
Due scienziati americani hanno scoperto una coppia di stelle in cui quando la più piccola passa davanti a quella simile al nostro Sole anziché oscurarla amplifica la sua luce. Il fenomeno è conosciuto come self lensing e da decenni era stato teorizzato: l’ipotesi era che in un sistema binario , cioè quello formato da una coppia di stelle che orbitano l’una attorno all’altra con un baricentro comune, uno dei due corpi celesti potesse trasformarsi in una sorta di microlente gravitazionale in grado di deviare la luce dell’altra stella e generando un rialzo nella curva di luce. Ora la teoria è stata confermata, grazie alla scoperta dei due scienziati che erano in realtà impegnati nella caccia agli esopianeti intorno alla stella KOI 3278.

BARBA E BAFFI (QUASI) ADDIO
L’evoluzione non sente ragioni: più una certa caratteristica è rara più diventa attraente. I tratti più insoliti sono così quelli che vengono prediletti. Ma che succede se il loro successo è troppo? Perdono immediatamente fascino. E’ quello che potrebbe accadere alla barba, come testimoniano alcuni ricercatori australiani dell’University of South Wales. Hanno condotto uno studio che prende in esame il trend del momento, per cui milioni di uomini in tutto il mondo si sono lasciati crescere barba e baffi, e hanno appurato che, a breve, saranno i maschi rasati ad essere più attraenti. Succede qualcosa di simile a ciò che accade per i geni, spiega uno degli scienziati. “Quando un tratto o un gene è raro sperimenta un vantaggio, ma quando è troppo comune diventa svantaggioso, secondo quella che chiamiamo la dipendenza negativa della frequenza, una forma di pressione selettiva sui geni. In modo analogo, quando le persone iniziano a seguire una moda, questa inizia a diminuire in popolarità e fascino"

VITAMINE A BORDO DEGLI ASTEROIDI
La vita potrebbe essere iniziata nello spazio prima che sulla Terra. L’ipotesi è suggerita dal rinvenimento su 8 diversi meteoriti di tracce di vitamina B3, per un totale che oscilla tra 30 e 600 parti per miliardo. Non solo. E’ stato rivenuto anche acido piridincarbossilico ed entrambe le sostanze erano in quantità minore se provenienti da asteroidi che erano entrati in contatto con acqua liquida. Questo potrebbe significare che queste molecole siano state distrutte dal prolungato contatto con l’acqua. Si apre ora una nuova stagione per la chimica interstellare.


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