Yara Gambirasio, trovato presunto assassino grazie alla scienza, come funziona il test del DNA

Yara Gambirasio, trovato presunto assassino grazie alla scienza, come funziona il test del DNA

Ieri alle 18 circa, è stata data la notizia ufficiale: individuato l’assassino di Yara Gambirasio. E’ un 44 enne del luogo, Massimo Giuseppe Bossetti, padre di tre figli, incastrato dagli esami del DNA. Dopo anni di rilievi su migliaia di persone che potevano avere rapporti di parentela e conoscenza con la ragazzina e sconosciuti che si sono prestati a sottoporsi ai test, finalmente l’autore dell’efferato delitto ha un volto. Quando, all’epoca delle indagini, gli inquirenti decisero di adottare il metodo del test del DNA, la cosa suscitò non poche polemiche: sia per i costi che l’operazione comportava, sia per la presunta approssimazione con la quale si sarebbe potuti giungere alla soluzione.


Ma questa tecnica permette di accertare la veridicità di tracce biologiche, attraverso sangue, saliva e capelli e eventuali collegamenti con campioni prelevati sugli esseri umani. Il tempo necessario per la risposta in seguito al test del Dna varia da ore a giorni: tutto dipende dalle condizioni in cui si trovano le tracce organiche da analizzare. Se il Dna si può estrarre facilmente, è abbondante e di buona qualità, rilevano gli esperti, l’analisi in sé dura tre o quattro ore. Estrarre il Dna da tracce deteriorate e purificarlo può invece richiedere anche giorni.

Il test
Si tratta di una tecnica che permette di accertare l’appartenenza ad una persona di tracce anonime di tessuti o liquidi biologici. Per questo è il test di riferimento per ricostruire relazioni di parentela o per identificare il colpevole di una violenza o di un omicidio, come nel caso di Yara. Il tempo necessario per la risposta in seguito al test del Dna varia da ore a giorni: tutto dipende dalle condizioni in cui si trovano le tracce organiche da analizzare. Se il Dna si può estrarre facilmente, è abbondante e di buona qualità, rilevano gli esperti, l’analisi in sé dura tre o quattro ore. Estrarre il Dna da tracce deteriorate e purificarlo può invece richiedere anche giorni.


Il procedimento
1) Identificare le tracce – Il primo passo del test consiste nell’andare in cerca e identificare tracce organiche come capelli, frammenti di pelle o di unghie, sangue, saliva, liquido seminale.

2) Estrazione del Dna– è la procedura che consiste nell’estrarre e prelevare le cellule dai campioni biologici. Da queste viene poi isolato il Dna. Questa operazione può richiedere qualche giorno se le tracce organiche sono vecchie o deteriorate.

3) Analisi – Il Dna così prelevato viene copiato numerose volte per rendere l’esame più completo e preciso. Questo è possibile grazie a una tecnica chiamata reazione a catena delle polimerasi (Pcr). A questo punto si procede all’analisi vera e propria, eseguita con una procedura completamente automatica e validata a livello internazionale, che richiede poche ore. Si passa in rassegna un limitato numero di settori (chiamati loci) del Dna, che corrispondono a particolari geni. Attualmente il materiale genetico isolato dai frammenti biologici viene amplificato e sequenziato in modo da ottenere 16 frammenti di riferimento.

4) Profilo genetico – Emerge dai 16 frammenti di riferimento e mette in risalto gli elementi del Dna che cambiano da persona a persona (polimorfismi), come delle impronte digitali genetiche.

5) Confronto – Il profilo genetico ottenuto dal Dna estratto dalle tracce viene confrontato con quella dello persona sospetta. Se i frammenti delle due sequenze corrispondono, allora ci sono altissime probabilità che i due campioni appartengano allo stesso individuo.


Un’immagine andata in onda in esclusiva su Sky TG24 degli indumenti di Yara Gambirasio. Si tratta del giubbotto nero, della felpa nera, della maglietta blu (che presentava due buchi), dei leggings neri e delle scarpe da tennis. Abiti che Yara indossava ancora quando fu ritrovato il suo corpo (Ansa/Sky Tg24)Un’immagine andata in onda in esclusiva su Sky TG24 degli indumenti di Yara Gambirasio. Si tratta del giubbotto nero, della felpa nera, della maglietta blu (che presentava due buchi), dei leggings neri e delle scarpe da tennis. Abiti che Yara indossava ancora quando fu ritrovato il suo corpo (Ansa/Sky Tg24)




Sembra una storia uscita da x-files, ma stavolta la scienza ha dato il suo contributo, aiutando gli inquirenti a districare una matassa che altrimenti – e sono comunque passati 4 anni per dare giustizia a quel corpicino inerme – avrebbe lasciato impunito un assassino spietato e nella disperazione due genitori che hanno subito il lutto peggiore che possa colpire un essere umano: perdere un figlio in un modo così atroce. Un figlio illeggittimo, nato da un padre morto ormai da anni, un amico del defunto che era l’unico a ricordare che un giorno lui gli aveva raccontato di avere avuto una storia con una donna fuori dal matrimonio e forse di avere un figlio, le ricerche affannose per risalire al padre e alla madre di "ignoto 1" – così le forze dell’ordine lo avevano ribattezzato, fino ad arrivare alla fine di una storia assurda e a trovare Massimo Giuseppe Bossetti: l’assassino. La scienza e Dio, una continua diatriba, che però questa volta sembrano aver lavorato di pari passo perché un’innocente avesse quella giustizia che si spera, non venga annullata dall’uomo.


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