Alla ricerca del litio scomparso (anche fuori dalla Via Lattea)

Alla ricerca del litio scomparso (anche fuori dalla Via Lattea)

Che fine ha fatto il litio? E’ un mistero che comincia tra i 2 e i 5 minuti dopo il Big bang e continua fino ai giorni nostri. Di gran parte di questa sostanza, che sulla Terra è fondamentale, ad esempio, per le batterie dei cellulari, se ne sono perse le tracce nel buio dell’Universo. Il litio, così come l’idrogeno e l’elio, si è formato appunto pochi minuti dopo il Big Bang, quando il raffreddamento del plasma primordiale ha fatto sì che si formassero i primi neutroni e protoni. Le ultime custodi di questo evento sono le stelle più antiche, che conservano sulla loro superficie più esterna la concentrazione originaria di questi elementi. Ma i conti non tornano. Per quanto riguarda l’idrogeno e l’elio le concentrazioni trovate combaciano con i calcoli degli scienziati, ma di litio non ce n’è che meno di un quarto di quello che dovrebbe essere. Gli scienziati non si sono arresi ed hanno appena fatto un’interessante scoperta. Il problema del litio mancante non interessa solo le stelle della nostra galassia, la via Lattea, ma anche quelle originatesi in altri luoghi dell’Universo. Lo dimostra uno studio del team guidato da Alessio Mucciarelli, ricercatore del dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna. Andiamo con ordine.


Al momento del Big Bang si sono formati idrogeno, elio e litio. Quest’ultimo elemento era presente in misura molto minore rispetto agli altri due. Grazie alle loro conoscenze gli astronomi sono in grado di calcolare esattamente quali fossero le quantità presenti nell’Universo primordiale e quali dovrebbero trovarsi oggi nelle stelle più antiche. Il problema della misteriosa scomparsa del litio sembrerebbe riguardare soltanto le stelle: qualche tempo fa Christopher Howk dell’Università di Notre Dame si è dedicato alle analisi spettroscopiche del gas interstellare nella piccola nebulosa di Magellano, scoprendo che il livello di litio lì è compatibile con le previsione della teoria del Big Bang. Che cosa è successo alle stelle, invece? Un piccolo passo avanti è stato fatto.


Il team di Mucciarelli ha osservato stelle giganti dell’ammasso Messier 54, posizionato nella galassia nana del Sagittario, a 100.000 anni luce da noi. E già questa è una novità: finora erano state prese in considerazione solo stelle nane nella nostra galassia, a massimo 35.000 anni luce da noi. Grazie alla potenza dello spettrografo Giraffe del Very Large Telescope dell’Eso (European Southern Observatory) hanno potuto rilevare che la quantità di litio è la medesima delle stelle della via Lattea. Questo significa che, in origine, il litio si trovava concentrato nella stessa misura nelle stelle all’origine dell’Universo, indipendentemente dal luogo in cui queste si sono formate. Che cosa sia successo poi, rimane avvolto dal mistero. Sappiamo che il litio potrebbe essersi consumato in diversi modi, come per esempio attraverso le fusioni superiori a 2,5 milioni di gradi Kelvin, e che i campi magnetici e la presenza di stelle compagne o pianeti giganti siano in grado di influenzare la concentrazione di questo elemento. Ma è ancora troppo poco. Intanto, la scoperta che la mancanza di litio non è una specificità della Via Lattea è il primo tassello di un nuovo puzzle.

CLIMA, E’ RECORD DI GAS SERRA
Le emissioni di anidride carbonica aumentano, la concentrazione in atmosfera si impenna e gli oceani, che svolgono un’azione cuscinetto, si acidificano. Lo scenario apocalittico è quello della Terra, vista attraverso i dati del ‘Greenhouse gas bulletin’ della World meteorological organization. Il rapporto mostra come tra il 1990 e il 2013 ci sia stato un incremento del 34% dell’effetto di riscaldamento sul nostro clima (detto ‘forcing radiativo’), a causa di gas serra come anidride carbonica, metano e ossidi d’azoto. Nel 2013 la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è stata a un livello pari al 142% rispetto all’era preindustriale (il 1750), mentre metano e ossidi d’azoto erano rispettivamente al 253% e al 121%. Una situazione disastrosa.

‘L’IMMENSO PARADISO’, IL NUOVO INDIRIZZO DELLA TERRA
L’Universo non ha una mappa fissa e immutabile: l’insieme degli oggetti celesti modifica la sua toponomastica in base al numero sempre crescente di dati in mano agli astronomi e le geografie si ridefiniscono. E’ questo che ha determinato il cambio di indirizzo del nostro pianeta. Da oggi si trova dentro il ‘mega quartiere’ di Laniakea. La Via Lattea, la galassia a cui appartiene il nostro Sistema Solare, è membro del locale gruppo di galassie, che costituisce un supercluster, vale a dire un superammasso. E’ questo che gli scienziati hanno chiamato ‘Laniakea’, letteralmente ‘immenso paradiso’: è un omaggio ai navigatori polinesiani, che si orientavano con le stelle nella grandezza dell’Oceano Pacifico. Lo studio, che ha ricostruito il dettaglio delle strutture cosmiche intorno a noi, è firmato da uno statunitense, due francesi e un israeliano.

LA COMETA DI ROSETTA SOTTO OSSERVAZIONE
Rosetta si avvicina alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko: entro la fine di settembre la sonda si attesterà su una distanza di appena 20 chilometri. Intanto, è incessante l’osservazione da Terra della cometa. Al momento possiamo vederne l’emisfero australe e non senza qualche complicazione: la cometa, infatti, si trova sovrapposta allo sfondo stellato della Via Lattea e per poterla osservare al meglio in certe immagini sono stati sovrapposti 40 scatti singoli, rimuovendo poi tutte le stelle dello sfondo. La chioma si mostra polverosa e lunga circa 19.000 chilometri. Più il vento solare la spazza, più assume la forma di una coda. Grazie all’immagine acquisita dalla stessa sonda Rosetta il 5 settembre, scattata a 62 km di distanza, la cometa rivela un volto unico: multisfaccettato, formato da crateri e avvallamenti.

TROVATI I RESTI DI UN DINOSAURO GIGANTE
Sono stati trovati in Argentina i resti del più grande dinosauro mai rinvenuto finora. Il suo nome è Dreadnoughtus schrani. Misurava 26 metri e pesava 65 tonnellate: i dati sono precisi, perché gli studiosi hanno trovato ben il 70% del suo scheletro. Dimorava nella Patagonia del Sud 77 milioni di anni fa e la sua famiglia era quella dei Titanosauri, dei grandi mangiatori di piante. I ricercatori sostengono che, sì, questo è il fossile dell’animale più grande mai trovato sulla Terra, ma al momento della morte non era ancora terminato il suo sviluppo. Insomma, potrebbero esserci altri scheletri giganti sulla superficie del nostro pianeta.

‘MOONLIGHT’, IL CONCORSO DEDICATO ALLA SUPERLUNA
Chi ha alzato gli occhi al cielo nella notte tra l’8 e il 9 settembre si è trovato di fronte allo spettacolo della Superluna. Il nostro satellite, in perigeo, è apparso più luminoso e più grande. Diregiovani, in collaborazione con l’Agenzia di stampa Dire e l’Agenzia spaziale italiana (Asi), ha organizzato il concorso ‘Moonlight- Fotografa l’evento’, dedicato ai migliori scatti della Superluna. Partecipa inviando una foto all’indirizzo concorsi@diregiovani.it entro e non oltre il 15 settembre 2014. In palio un telescopio.

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