Rosetta vicina alla cometa 67P, il 12 novembre lo sbarco. Missione e traguardi – Enrico Flamini (ASI)

Il lander Philae sbarcherà sul sito J il 12 novembre. Ce ne parla Enrico Flamini – Chief Scientist Agenzia Spaziale Italiana. LA FOTOGALLERY e il VIDEO

La sonda Rosetta continua ad abbassare la sua orbita e a studiare da vicino la complessa superficie e geologia della Cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. La cometa sta aumentando l’attività man mano che si avvicina al Sole, e la sonda Rosetta si prepara a rilasciare il lander Philae. La decisione della regione dove scendere è stata presa da poco ed è ricaduta sul sito conosciuto come "J". Comunicata anche la data dell’atterraggio: il 12 Novembre 2014. Ti potrebbe interessare: Notte Europea dei Ricercatori, invasione di pubblico nella sede dell’ASI – VIDEO


Rosetta si poggerà sul settore J della cometa Churyumov-Gerasimenko. E’ stato scelto per il grande potenziale scientifico, la presenza di attività cometaria e il basso livello di rischio per le operazioni del lander.  News in tempo reale

E’ stato battezzato ‘Sito J’ il luogo scelto per l’accometaggio del lander Philae. Per la prima volta nella Storia, grazie alla missione ‘Rosetta’ dell’agenzia spaziale europea (Esa), uno strumento di fabbricazione umana toccherà la superficie di una cometa. Nel corso di un incontro che si è svolto il 13 e il 14 settembre, da una rosa di cinque aree è stato selezionato il luogo principale che verrà proposto come sito di atterraggio per il lander. L’adozione finale è prevista per ottobre. La sonda Rosetta si trova attualmente a una distanza dalla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko di poco superiore ai 20 chilometri, dopo averla raggiunta lo scorso 6 agosto al termine di un viaggio durato dieci anni. Il ‘Sito J’ "è quello che meglio tra tutti riesce a coniugare le esigenze degli scienziati con i vincoli di sistema e della dinamica di volo- commenta il co-project manager per il lander Philae, Mario Salatti- il tempo di discesa dal momento di distacco dall’orbiter all’atterraggio è di poco più di 7 ore e permette di svolgere le operazioni pianificate nella prima sequenza di investigazioni con l’energia a disposizione nelle batterie e con l’energia solare garantita dalle buone condizioni di illuminazione (circa 7 ore, seguite da 5 di buio) di questo sito".


"La visibilità dell’orbiter è adeguata perché tutti i dati raccolti vengano scaricati sul satellite, nonché per il successo dell’esperimento Consert (condiviso tra orbiter e lander)- prosegue Salatti- in base alle informazioni disponibili sulle asperità presenti, i cambi di inclinazione e le simulazioni del comportamento dell’apparato di atterraggio, il sito J fornisce migliori garanzie rispetto agli altri, ma si deve tenere bene a mente che l’atterraggio è un processo molto rischioso". Se si avrà successo, "Philae e i suoi strumenti avranno l’opportunità di studiare la sostanza di cui le comete sono costituite nella sua struttura originaria- dice Salatti- in quanto questo sito pare essere coperto meno di altri dal materiale ricaduto dalle fasi di attività precedenti". Ma c’è anche un piano di emergenza. Qualora il landing fosse problematico, è stato individuato un sito di back-up, denominato ‘sito C’.


"Il processo che ha portato all’annuncio odierno è un mirabile esempio di cooperazione internazionale e interdisciplinare- prosegue il co-project manager per il lander Philae-, in poco più di un mese dall’arrivo alla cometa, la miriade di dati raccolti da Rosetta è stata processata a tempo di record per permettere a tecnici e scienziati di operare una scelta così importante per Philae in maniera consapevole e condivisa”.

Quella di Philae è "un’impresa mai tentata prima. È rischiosa, ma sarà un punto di svolta nelle attività di esplorazione dell’universo che resterà come passo fondamentale che non dimenticheremo, per il quale abbiamo la soddisfazione di sottolineare il grande contributo messo in campo dall’Italia attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana", è il commento del presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), Roberto Battiston. Il lander Philae sarà rilasciato sulla superficie il 12 novembre.



Utilizzando le informazioni dettagliate raccolte dalla sonda Rosetta dell’ESA durante le prime due settimane attorno alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, sono stati identificati cinque siti candidati su cui far atterrare il lander Philae nel mese di novembre – la prima volta che viene tentato un atterraggio su una cometa.

Prima dell’arrivo, la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko non era mai stata osservata da vicino e così la corsa per trovare un sito di atterraggio adatto per il lander da 100 kg non poteva che iniziare quando Rosetta ha effettuato il rendez-vous con la cometa il 6 agosto.

L’atterraggio è previsto per metà novembre, quando la cometa si troverà a circa 450 milioni di km dal Sole, prima che l’attività sulla cometa raggiunga livelli che potrebbero compromettere l’atterraggio sicuro e preciso di Philae sulla superficie della cometa, e prima che il materiale di superficie sia modificato da questa attività.


La cometa viaggia in un’orbita di 6,5 anni intorno al Sole e oggi si trova a 522.000.000 km dalla nostra stella. Al loro massimo avvicinamento il 13 agosto 2015, a poco meno di un anno da ora, la cometa e Rosetta si troveranno a 185 milioni di km dal Sole, il che significa un aumento di otto volte della luce ricevuta dal Sole.

Mentre Rosetta e i suoi strumenti scientifici osserveranno come si evolve la cometa mentre il calore ricevuto dal Sole aumenta, osservando come si sviluppa la sua chioma e come cambia nel tempo la superficie, il lander Philae e i suoi strumenti avranno il compito di effettuare misure complementari in situ sulla superficie della cometa. Il lander e l’orbiter lavoreranno insieme utilizzando l’esperimento CONSERT per inviare e rilevare le onde radio attraverso l’interno della cometa, al fine di caratterizzare la sua struttura interna.

La scelta del sito di atterraggio corretto è un processo complesso. Questo sito deve bilanciare le esigenze tecniche dell’orbiter e del lander durante tutte le fasi della separazione, discesa e atterraggio, e durante le operazioni sulla superficie con i requisiti scientifici dei 10 strumenti a bordo di Philae.

Per ogni zona possibile, bisogna porsi domande importanti: il lander sarà in grado di mantenere comunicazioni regolari con Rosetta? Quanto sono comuni i pericoli sulla superficie come i grandi massi, i profondi crepacci o i pendii ripidi? C’è illuminazione sufficiente per le operazioni scientifiche e abbastanza luce solare per ricaricare le batterie del lander oltre la sua durata iniziale di 64 ore, ma non tanto da provocarne il surriscaldamento?



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Per rispondere a queste domande, sono stati utilizzati i dati acquisiti da Rosetta da circa 100 km di distanza, tra cui immagini ad alta risoluzione della superficie, misurazioni della temperatura superficiale della cometa e la pressione e la densità del gas attorno al nucleo. Inoltre sono state determinate le misurazioni dell’orientamento della cometa rispetto al Sole, la sua rotazione, massa e gravità superficiale. Tutti questi fattori influenzano la fattibilità tecnica dell’atterraggio in una qualsiasi posizione specifica sulla cometa.

Questo fine settimana, il Landing Site Selection Group (che comprende ingegneri e scienziati dello Science, Operations and Navigation Centre di Philae del CNES, il Lander Control Centre del DLR, gli scienziati che si occupano degli strumenti del lander Philae e la squadra di Rosetta dell’ESA), si è riunito al CNES, Tolosa, per prendere in considerazione i dati disponibili e determinare una rosa di cinque siti candidati.

“Questa è la prima volta che vengono presi in considerazione dei siti di atterraggio su una cometa”, ha detto Stephan Ulamec, Lander Manager di DLR. “Sulla base della particolare forma e della topografia globale della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, non è probabilmente una sorpresa che molte locations sono state escluse. I siti candidati che vogliamo sottoporre ad ulteriori analisi si pensa siano tecnicamente utilizzabili sulla base di un’analisi preliminare delle dinamiche di volo e altre questioni chiave – per esempio, tutti forniscono almeno sei ore di luce per rotazione della cometa e offrono alcuni terreni pianeggianti. Naturalmente, ogni sito ha il potenziale per scoperte scientifiche uniche”.

“La cometa è molto diversa da qualsiasi cosa abbiamo visto prima, e presenta caratteristiche spettacolari ancora da capire”, afferma Jean-Pierre Bibring, scienziato leader del lander e ricercatore principale dello strumento CIVA. “I cinque siti scelti ci offrono le migliori possibilità di atterrare e studiare la composizione, la struttura interna e l’attività della cometa con i dieci esperimenti a bordo del lander”.

Ai siti è stata assegnata una lettera da una preselezione originale di 10 possibili siti, che non costituisce una classifica. Tre siti (B, I e J) si trovano sul più piccolo dei due lobi della cometa e due siti (A e C) si trovano sul lobo più grande.

Il primo, A, è una località che consente una buona panoramica del lobo dove è situata sia dell’altro. Sembra che da qui Philae potrebbe registrare fenomeni di fuoriuscite di gas dal terreno tra i due lobi, ma non è ancora chiaro se si tratti di un’area sicura per la permanenza di un robot. B è invece una distesa pianeggiante dentro a un’ampia cavità (simile a un cratere) dove il lander riuscirebbe probabilmente a compiere agilmente le manovre di atterraggio da Rosetta, ma che forse non garantirebbe la luminosità necessaria per portare a termine tutte le operazioni. Il sito C sta suscitando molta curiosità in quanto ricco di formazioni interessanti (rocce, alture, depressioni, materiali differenti) ma allo stesso tempo desta preoccupazione sui margini di sicurezza. Il dubbio rimane anche per I e J, siti molto simili, piuttosto pianeggianti ed esposti alla luce, ma sulle quali senza ulteriore analisi ad alta risoluzione si nutre ancora qualche perplessità.


I 5 siti candidati

 Sito A 
 Il Sito A è una regione interessante situata sul lobo più grande, ma con una buona vista del lobo più piccolo. Il terreno tra i due lobi è probabilmente la fonte di alcune fuoriuscite di gas. Sono necessarie immagini ad alta risoluzione per studiare i potenziali rischi di superficie come piccole depressioni e pendii, mentre le condizioni di illuminazione devono essere studiate ulteriormente.
  
 Sito B 
 Il Sito B, all’interno della struttura simile ad un cratere sul lobo più piccolo, ha un terreno pianeggiante ed è quindi considerato relativamente sicuro per l’atterraggio, ma le condizioni di illuminazione potrebbero rappresentare un problema quando si considera la pianificazione scientifica a lungo termine di Philae. Saranno necessarie immagini a più alta risoluzione per valutare i pericoli in modo più dettagliato. Inoltre, si pensa anche che i massi possano rappresentare il materiale elaborato più recente e, pertanto, questo sito potrebbe non essere così incontaminato come alcuni degli altri.
  
 Sito C 
 Il Sito C si trova sul lobo più grande e ospita una serie di caratteristiche della superficie, tra cui alcuni materiali brillanti, depressioni, scogliere, colline e pianure, ma sono necessarie immagini ad alta risoluzione per valutare il rischio di alcune di queste caratteristiche. È inoltre ben illuminato, un potenziale beneficio per la pianificazione scientifica a lungo termine di Philae.
  
 Sito I 
 Il Sito I è una zona relativamente piatta sul lobo più piccolo che può contenere del materiale recente, ma sono necessarie immagini ad alta risoluzione per valutare l’estensione del terreno accidentato. Le condizioni di illuminazione devono inoltre consentire la pianificazione scientifica a lungo termine.
  
 Sito J 
 Il Sito J è simile al sito I, si trova anch’esso sul lobo più piccolo, e offre caratteristiche superficiali interessanti e una buona illuminazione. Offre vantaggi per l’esperimento CONSERT rispetto al sito I, ma sono necessarie immagini ad alta risoluzione per determinare i dettagli del terreno, che mostra alcuni massi e terrazzamenti.
  

Il passo successivo è un’analisi completa di ciascuno dei siti candidati, per determinare le possibili strategie orbitali e operative che potrebbero essere utilizzate da Rosetta per far atterrare il lander su uno di essi. Allo stesso tempo, Rosetta si sposterà a 50 km della cometa, permettendo uno studio più dettagliato dei luoghi di sbarco proposti.

Entro il 14 settembre i cinque siti candidati saranno stati valutati e classificati, e ciò porterà alla selezione di un sito di atterraggio primario, per il quale sarà sviluppata una strategia dettagliata delle operazioni di sbarco, insieme ad una strategia di backup.

Durante questa fase, Rosetta si sposterà a 20-30 km della cometa, consentendo una mappatura più dettagliata della distribuzione dei massi nei siti di atterraggio primario e secondario. Questa informazione potrebbe essere importante per decidere se passare dal sito primario a quello secondario.

Il team della missione Rosetta sta lavorando con l’obiettivo di una data sbarco nominale prevista per l’11 novembre, ma la conferma del sito di atterraggio primario e la data saranno probabilmente ufficializzate solo il 12 ottobre. Questo sarà seguito da un formale Go/No Go dell’ESA, in accordo con il team del lander, dopo una revisione completa il 14 ottobre.

“Il processo di selezione di un sito di atterraggio è estremamente complesso e dinamico; mano a mano che ci avviciniamo alla cometa, vedremo sempre più dettagli, e ciò influenzerà la decisione finale su dove e quando possiamo atterrare”, ha detto Fred Jansen, direttore della missione Rosetta. “Abbiamo dovuto completare la nostra analisi preliminare sui siti candidati molto rapidamente dopo essere arrivati alla cometa, e ora abbiamo solo un paio di settimane per scegliere il sito primario. Il tempo passa e ora dobbiamo affrontare la sfida di scegliere il miglior sito di atterraggio possibile”. [fonte: ESA]



Foto: ESA/DLR

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