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Amelia Earhart, il mistero della donna che voleva fare il giro del mondo in aereo

ROMA – E’ un mistero che va avanti da 77 anni e che ancora oggi attira l’attenzione mondiale.
Che fine ha fatto Amelia Earhart?
Per anni, i ricercatori privati ​​hanno cercato indizi per risolvere l’enigma del pioniere dell’aviazione al femminile, che scomparve sul Pacifico il 2 luglio 1937, nel tentativo di compiere il record del giro del mondo su un aereo.
Ma adesso un indizio sembra esser venuto alla luce.
E’ stato ritrovato un frammento in metallo presumibilmente appartenente alla fusoliera dell’aereo Lockheed Electra, che potrebbe confermare la sua ultima location.

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Recuperato nel 1991 a Nikumaroro, un atollo disabitato nel sud-ovest del Pacifico della Repubblica di Kiribati, grazie ad una recente ricerca il frammento è stato messo in correlazione con il bimotore di Amelia.
Nel 1940, 3 anni dopo la scomparsa dell’aviatrice, furono rinvenute sull’atollo ossa umane e due scarpe, che nel tempo tuttavia si persero.

Molti credono che la Earhart e il suo navigatore, Fred Noonan, siano andati fuori rotta nella vasta distesa del Pacifico e che, a corto di carburante, si siano schiantati nell’oceano.
All’epoca non esistevano sofisticati radar, GPS, o contatti radio a lungo raggio.

Altri teorizzano fosse in missione di spionaggio per conto degli Stati Uniti e che potrebbe essere stata catturata dalle forze giapponesi.

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La tesi dei ricercatori del TIGHAR (The International Group for Historic Aircraft Recovery) il gruppo che da anni indaga sul caso, è che Earhart e Noonan siano andati realmente fuori rotta, riuscendo tuttavia ad atterrre sull’atollo.
Sono stati in grado di continuare le trasmissioni radio dal velivolo per diversi giorni prima che le maree portarono con loro l’aereo in mare aperto, dove si frantumò e affondò, lasciando i due naufraghi in balia del nulla.
Per qualche giorno riuscirono a sopravvivere senz’acqua, idratandosi con la pioggia e nutrendosi di pesce, prima di morire di stenti.
La chiave del mistero comunque, è quel frammento ritrovato sull’atollo.

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Quel pezzo di alluminio apparterrebbe all’aereo, avallando l’ipotesi del naufragio.
A confermare la teoria ci sarebbero le ultime foto dell’aereo, scattate a Miami nel 1937 durante una sosta di 8 giorni prima del viaggio fatale, dove è possibile vedere un foglio lucido installato sul lato del bimotore.

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Nel giugno 2015, TIGHAR tornerà a Nikumaroro.
Nel corso dei 24 giorni di spedizione, i subacquei potranno cercare detriti a profondità minori e un team di ricerca a terra proverà a identificare gli oggetti rilevati nelle foto storiche che possono essere reliquie di un campo di sopravvivenza iniziale.