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Il dramma di Jules Bianchi e gli incidenti più gravi della F1

bianchi-incidente-suzuka-f1ROMA – Il mondo della Formula 1 piange Jules Bianchi, il 25enne pilota francese morto il 17 luglio 2015 a seguito delle ferite alla testa riportate nel drammatico incidente durante il Gran Premio del Giappone a Suzuka il 5 ottobre 2014.
Al giro 42 Adrian Sutil ha perso il controllo della sua vettura e urtato le barriere alla curva 7.
I commissari hanno esposto una doppia bandiera gialla prima della curva per avvisare i piloti dell’incidente. In pista è stato inviato un veicolo per il recupero della macchina da spostare in sicurezza dietro al guardrail. Durante questa operazione il pilota della vettura 17, Jules Bianchi, ha perso il controllo della sua auto, è uscito oltre la via di fuga e ha colpito il retro del trattore.

Undici anni fa su quella stessa pista, il mondo della Moto Gp fu sconvolto dalla morte del pilota Daijiro Kato.
Da 20 anni invece, in Formula 1 non avvenivano incidenti mortali.
Dopo la tragica scomparsa di Ayrton Senna nel 1994 a Imola, si è fatto molto per aumentare la sicurezza, come dimostrato dagli incidenti di questi due decenni, dove i piloti non hanno riportato danni gravi.

Dalla nascita della F1 ad oggi, si annoverano 43 incidenti mortali avvenuti sulle piste mondiali, 31 dei quali nel corso dei Gran Premi di Formula 1 validi per il titolo mondiale.
La prima vittima fu Cameron Earl, scomparso durante un test drive il 18 maggio del 1952.
Da allora si susseguirono un numero incredibile di morti, almeno uno ogni anno, che culminò nel 1973 con i decessi dei due astri nascenti della Formula 1: Roger Williamson e François Cévert.

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Fu da quel momento che si aprì il dibattito sulla sicurezza dei piloti nelle gare e nei circuiti di Formula 1.

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Tuttavia, si susseguirno dal 1973 in poi, ancora un elevato numero di incidenti mortali.
Uno dei più tragici coinvolse Gilles Villeneuve nel 1982, che sebbene non vinse mai un titolo mondiale nella sua carriera, è ancora oggi uno dei più celebrati piloti di Formula 1.

L’ultimo incidente mortale, e forse il più famoso, vide la morte di Ayrton Senna durante il Gran Premio di San Marino.
Era il 1° maggio del 1994, e solo il giorno prima, durante le qualifiche, Roland Ratzenberger perse la vita.

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Già tre volte campione del mondo, il pilota brasiliano si preparava a debuttare con la Williams, dopo l’addio alla McLaren,
Al 7º giro, Senna uscì di pista ad altissima velocità alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo.
Con la vettura ormai ingovernabile, frenò, ma non riuscì a evitare il muro del Tamburello.
L’impatto fu fatale: il puntone della sospensione anteriore destra, spezzatosi, penetrò nella visiera del casco del pilota, sfondando la regione temporale destra.

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Fu trasportato d’urgenza all’Ospedale Maggiore di Bologna, ma tutto fu vano: il pilota spirò alle ore 18,40, all’età di 34 anni, senza aver mai ripreso conoscenza.
Ancora oggi, Ayrton Senna da Silva è considerato uno dei piloti di Formula 1 più forti di tutti i tempi.