fotogallery

Come spiegare la guerra ai bambini

spiegare-guerra-bambiniROMA – “Mamma, cosa succede nel mondo?”
Dopo la strage di Parigi di venerdì 13 novembre, è una domanda che molti genitori hanno sentito dai loro figli.
Spiegare la guerra ai bambini è difficile, e spesso, pensando di tutelarli, facciamo le scelte sbagliate, trasmettendogli più ansia e angoscia di quanto pensiamo.
Per questo abbiamo chiesto agli esperti il modo migliore per far capire ai più piccoli cosa sta accadendo nel mondo, senza lasciare loro traumi.


Ascoltare i bambini e farli esprimere”
I bambini hanno un rapporto differente con la realtà rispetto agli adulti.
Il loro mondo, le loro esperienze, le loro concretezze, sono ancora in continua evoluzione.
“Bisogna lasciar parlare i bambini e ascoltarli” spiega il dr Federico Bianchi di Castelbianco, Psicologo e Psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia.
E’ importante anche lasciarli esternare, “anche sottoforma di sfogo tramite disegni, temini, poesie, e qualsiasi altro modo che consenta loro di esprimere le emozioni”.
La scuola deve essere un punto fermo della loro consapevolezza.
Perché gli insegnanti sono le figure di riferimento che danno sicurezza, e possono aiutarli parlandone, lasciandogli scambiare opinioni in classe con i compagni.
In questo modo il bambino non si sentirà solo.

A domanda, risposta
Sviare una domanda diretta, o rispondere in maniera piuttosto vaga è la prima cosa da evitare.
Nella mente dei più piccoli, i fatti possono essere ricreati in modo errato generando paure e ansie, la loro fantasia può diventare più spaventosa della stessa realtà.
“Quando un bambino fa una domanda diretta su un argomento delicato come la guerra, l’adulto ha il dovere di spiegargli cosa sta succedendo. Bisogna capire che i bambini percepiscono quello che accade intorno a loro ed evitare di rispondergli può innescare l’insorgere di ansie”.
Il bambino, così come l’adulto, ha bisogno di condividere emozioni e riflessioni per non sentirsi solo, ma sicuro e protetto in un “gurppo”.
Il dialogo, quindi, uno scambio equivalente tra grande e piccolo, può aiutere i bambini a non crearsi una realtà ancora più angosciosa.

Il bene e il male
Da adulti raggiungiamo la consapevolezza che un individuo nasce nè buono nè cattivo, ma saranno i suoi comportamenti ad essere giudicati tali.
Per i bambini questa distinzione non è sempre chiara.
Per far capire ai più piccoli cosa è successo a Parigi e cos’è l’Isis, “bisogna utilizzare un modo di parlare che loro possano comprendere” – spiega il dottor Bianchi di Castelbianco “Spiegare, ad esempio, che esistono persone ‘cattive’, ma che ci sono anche i ‘buoni’ che ci difendono”.

I bambini e il telegiornale
Oggi i notiziari e le immagini mandate in televisione possono essere più crude di quelle trasmesse 20 anni fa.
Come i bambini di ieri hanno fatto, anche i più piccoli di oggi possono guardare il telegiornale, ma non da soli.
“La presenza di un adulto è indispensabile. Il bambino si sente protetto mentre apprende la spiegazione di un genitore nel modo adeguato”.