Droghe e sostanze d’abuso producono effetti negativi sul nostro organismo e sulla nostra fertilità, che è legata sia a un generale benessere del corpo, che l’uso di stupefacenti molto spesso esclude, sia al perfetto funzionamento di un delicato meccanismo ormonale molto spesso alterato dalle sostanze d’abuso. Persino le sostanze più diffuse e accettate possono essere nocive. Un eccesso di alcol, ad esempio, non favorisce i rapporti sessuali nell’immediato, perché può inibire l’erezione. A lungo termine, il suo abuso aumenta il rischio non solo di gravi patologie epatiche, cardiache e metaboliche, ma anche di una netta riduzione della fertilità in entrambi i sessi.Gli effetti negativi delle droghe e delle sostanze d’abuso sulla fertilità sono chiari, ma spesso non è facile quantificarli perché possono essere notevolmente amplificati dalle modalità d’assunzione e dall’eventuale associazione con altre sostanze. Ancora più difficile è accertare le conseguenze dei nuovi pro dotti costantemente messi a punto, non perché essi non siano nocivi ma per ché non è stato ancora possibile ottenere dei dati, soprattutto a lungo termine, e questo li rende potenzialmente ancora più pericolosi. Di certo le cosiddette nuove sostanze sono state associate a gravi stati di intossicazione, sintomi di astinenza e disturbi psichici acuti e gravi. Esistono anche dipendenze non legate al consumo di sostanze ma ad abitudini scorrette. Ad esempio la dipendenza dal gioco d’azzardo , o quelle dipendenze che spingono a passare molte ore davanti al computer o ad altri dispositivi elettronici, come smartphone. In entrambi i casi si possono avere effetti negativi indiretti sulla fertilità e sugli ormoni, e spesso si associano ad altri comportamenti sconsigliabili come una vita troppo sedentaria o una dieta sbilanciata. È anche da considerare che questi comportamenti indicano un disagio solitamente poco compatibile con una vita sentimentale equilibrata e con il prendersi cura dei figli; sono pertanto motivo d’allarme e da risolvere prima di diventare genitori.
Fonte Ministero della Salute
