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AFRICA: TUKO PAMOJA, UNA GIORNATA TIPO

KENYA, NAIROBI. Ecco una breve descrizione dello svolgimento delle nostre giornate. Inimmaginabile è l’emozione che si prova  quando si è li: quando i tuoi piedi toccano quella terra, quando i tuoi occhi vedono i loro. Quando le tue lacrime non temono di bagnarti il volto.

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ORE 7.00 – E’ il momento di alzarsi. C’è chi si sveglia da solo, chi accende la musica, chi fa i saluti al sole, chi aspetta una carezza ed un gentile invito a scendere dal letto e chi: “ancora 5 minuti poi mi alzo”.

ORE 7.30 – Colazione: fritta, dolce, calda, seduta, addormentata, in ritardo o in anticipo.

ORE 8.00 –  Amici, fratelli, credenti e dubbiosi, ci ritroviamo tutti insieme, uniti nella calda stanza. Si leggono le lodi, molte voci si uniscono per diventare preghiera. Un dolce canto offerto al cielo. Verso la fine, ognuno scrive su un fogliettino il verso che più lo ha colpito e lo passa al compagno, sperando che quella frase o parola possa portargli sostegno durante la giornata. Strette le mani, in un grande cerchio di speranza e fiducia per affrontare la giornata. Padre nostro.

ORE 8.45 – I due gruppi si dividono. Iniziano due giornate parallele, uguali e diverse.  Il gruppo “Kariobangi” (letto Kariobanghi) sale sul bus più grande diretto all’orfanotrofio delle Suore di Madre Teresa. Un paradiso in un inferno di colori, odori, volti nuovi.

ORE 9.00 Il secondo gruppo “Bangladesh” sale sul bus più piccolo e parte in direzione baraccopoli. Un inferno nell’inferno, dove degli angeli si trovano ingiustamente ed inspiegabilmente imprigionati.

ORE 9.30 – Gruppo “Bangladesh”  I nostri occhi arrivano prima dell’arrivo del bus e ancor prima le urla di gioia dei nostri bambini. Le loro gambette che corrono, la calca alla porta. “Si inizia, dai ragazzi, si comincia!” Con i loro occhietti neri e i bianchi sorrisi, attenti a cercare il “proprio muzugu” ( uomo bianco) ci danno il benvenuto. “Mambo sana” “Hi! How are you today?” “Fine”. Tutto accompagnato da sorrisi, urla, salti, eccitamento allo stato puro: bambini contenti, semplicemente, di darti la mano. Si scende verso la GiacomoGiacomo Square, si salutano i più anziani, si cerca di non inciampare tra piccoli piedini, alcuni scalzi alcuni no. Alcuni di noi restano a ricostruire le baracche, gli altri continuano a scendere tra lamiere e case di fango, in stradine dal terreno scosceso. Si passa accanto al filo elettrico che divide lo slam dal parco nazionale e si arriva al prato dei giochi.  Insieme si grida: “One two – MAKE A CIRCLE – tree four – A BIG CIRCLE LIKE A SUFURIA IN THE KITCHEN”. Magicamente una moltitudine di ragazzini di tutte le età si mettono in cerchio. Si cantano canzoni, si fanno balli animati per poter coinvolgere tutti. Con spontaneità ci si divide, ognuno impegnato con i “propri” bambini, tra esperienze, racconti e abbracci si iniziano nuovi giochi: braccialetti, palloncini e bolle di sapone che volano in cielo, sfuggite alle mani curiose dei piccoli. Bolle di sapone come speranza e preghiera. “GIVE ME, GIVE ME” .

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ORE 10.00 – Gruppo “Kariobangi” – Si spalanca il cancello,veniamo accolti. Una piccola e breve purificazione dell’anima, dove si mettono da parte limiti personali, barriere e  paure. L’orfanotrofio delle Suore di Madre Teresa accoglie bambini disabili, infermi, bambini nati con malformazioni fisiche e handicap mentali. Bambini soli. Ospita donne disabili e giovani madri. Entrando nella piccola sala, veniamo accolti da urla e cattivi odori. Ci sono bambini legati alle sedie, altri sdraiati per terra senza possibilità di alzarsi autonomamente. Ci sediamo accanto a loro tentando di accarezzarli. Tutti. Molti non reagiscono, altri muovono gli occhi in segno di approvazione e altri ancora sorridono e ci prendono le mani. Sono sporchi di pipì e saliva, ma va bene, noi siamo qui per loro. Gran parte della mattinata viene trascorsa con i bambini, noi la loro gioia, loro la nostra fortezza. Arrivano le prime ciotole di cibo, gli diamo da mangiare. Sono quarantaquattro i bambini ai quali è stata data un’altra possibilità. James non ha gli occhi per vedere il mondo, ma sente gli odori e forse vede le ombre. Viona è una bambina idrocefala, la sua testa è molto più piccola del suo cuore. Agata con la sua capacità di insegnare amore,  Michelle e Collins sono i più grandi e ci aiutano. Insieme a loro ci sono Josephi, Joyse, Michael, David, Amelio, Jacob, James, Angelo con le sue scorte di cibo, Francis, Tommi, Grace, Nelly con il suo corpicino tutto morbido, Amelia, Georgina con il suo faccino da birbante, Raphael, Erick, Samuel, Philip e molti altri. Questaè solo un’ immagine del coro di angeli ai quali una piccola coincidenza della vita ha spezzato le ali.

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ORE 15.00 –  Gruppo “Bangladesh” – Dopo un riposino sotto il mango, cullati dal vento e il verso degli uccelli, si risale sul bus per fare il turno del pomeriggio. Riprendiamo i giochi interrotti la mattina e c’è sempre qualcuno di noi che tira fuori qualche nuova splendida idea. “GHIRIGHIRI MOSTER” è il solletico che ruba un sorriso a tutti.Alcuni bambini non perdono tempo per farci degli scherzi, altri sono più timidi e  hanno bisogno di una mano in più. Gli abbracci spontanei dei più silenziosi ci danno prova di fiducia. Una fiducia che non verrà tradita. Finita la giornata si torna al compoud. Tutue anu!

ORE 14.30 Gruppo “Kariobangi”- Dopo il pranzo, offerto da padre Franco, Michael ci accompagna a St.Martin. I nostri nomi sulla maglietta si espandono in molteplici grida ancora prima del nostro arrivo. Migliaia di minuscole mani ci accompagnano. Sono tantissimi, aumentano e ad ogni angolo sono sempre di più i bambini che attendevano il nostro arrivo. Cantiamo e balliamo insieme, ospiti del loro grandissimo cerchio. Andare via è sempre difficile. Siamo scortati fino all’ultimo metro. Torneremo. Sia noi che loro possiamo dormire tranquilli e certi di questo.

ORE 20.00 Tuko (tutti) –  Dopo la doccia e qualche racconto, si condivide la messa. E leggiamo le frasi donate dalla mattina. Sono commentate, piante e donate le nostre emozioni. Serve coraggio, non è facile. Ma siamo una famiglia e ci sosteniamo con grandi abbracci. Padre nostro.

Dopo la cena, preparata dalle Sister, ci riuniamo sotto il lungo portico. Organizziamo il materiale per il giorno dopo, giochiamo a carte, qualche sigaretta e un tappo di Wiskey ogni tanto. Siamo insieme, piedi a terra e occhi al cielo. Ci sono le stelle e brillano come noi.

Tuko Pamoja

GiacomoGiacomo Onlus

FOTO CREDITS: Lavinia Inciocchi


AFRICA: TUKO PAMOJA, INSIEME SI PUO’ FARE!
PRIMO ARICOLO

Le mie azioni dovevano essere alimentate da voglia di consapevolezza e desiderio di verità. Questa scelta mi ha portato in Kenya, a Nairobi, dove tra sorrisi e pianti è iniziata una esperienza grande.
C’è una onlus chiamata ‘Giacomogiacomo’ e ci sono 28 persone che in dicembre sono andate alla ricerca di un’altra vita, in un luogo che molti descrivono come dimenticato da Dio…. continua a leggere qui