Quella sera non avevo alcuna voglia di restare in casa solo.

Carlotta Barone
ICS Giotto-Cipolla

Quella sera non avevo alcuna voglia di restare in casa solo. Eppure compresi subito che i miei genitori alla loro cena di lavoro non avrebbero mai rinunciato.
Così verso le 23:30 decisi di andare a dormire, sì un po’ presto, ma avevo veramente sonno perché avevo passato l’intera giornata a studiare.
Gli occhi si fecero pesanti e mi addormentai, mi svegliai nel pieno della notte e non riuscì più a prendere sonno e mi sentivo solo, fortunatamente sotto le coperte c’era Enea il mio cane, perciò infilai la mano dentro le coperte e mi sentii leccare, capii che era lui e mi tranquillizzai.
Dopo ore mi riaddormentai ma un rumore di goccioline che grondavano mi svegliò, provenivano dal bagno avevo un po’ di paura ma mi feci coraggio entrai in bagno e vidi il mio cane senza testa appeso ad un filo che pendeva, sullo specchio c’era una scritta fatta con il sangue che diceva: “NON SOLO I CANI SANNO LECCARE” .
Capii senza nemmeno ragionare che non era stato il cane a leccarmi ma l’assassino.
Mi voltai per andare a prendere il telefono in cucina e chiamare la polizia ma davanti a me si presentò proprio lui, l’assassino era davanti a me con un sorriso maligno. Mi prese per un braccio e mi trascinò con forza verso la camera dei miei, con una corda mi appese al lampadario e mi impiccò. Sentivo che il respiro se ne stava per andare e ad un certo punto tutto buio.

Carlotta Barone
IIA
ICS Giotto-Cipolla