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AFRICA, TUKO PAMOJA: TORNERO’

AFRICA, KENYA, NAIROBI. Ricordi di mani, piedini e calorosi “benvenuti”. Tornerò da voi.

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E alla fine, sono tornata. Sono stata contenta di riabbracciare le persone di tutti giorni. Anche se in una nuova forma, la mia famiglia e i miei amici mi erano mancati. Oggi sono tra loro, loro che con difficoltà possono immaginare ciò che sento. A volte, camminando per strada o poco prima di dormire, torno laggiù, torno in Africa. Mi catapulto così in quella realtà che mi ha dato tanto. Torno dalla piccola Ann, torno da lei che fin dal primo giorno ha scelto me, da lei che ogni giorno ha continuato a scegliermi dimostrandomi di non volersi dimenticare di me. Torno da Sam, così piccolo e spaesato in mezzo a tutti quei bimbi in festa e mi chiedo, chi gli toglierà ogni mattina le scarpette per rimettergliele nel verso giusto, cercando di spiegargli: “vedi? Così sono più comode, questa a sinistra e l’altra a destra “. Torno a dare un bacio a Manu con quei capelli così voluminosi e intrecciati che l’avrei riconosciuta anche a distanza di chilometri. Penso inoltre a quel ragazzo visto solo una volta che ci ha tenuto a specificare che non era piccolo come il suo corpo esile dava a vedere. Non era un tredicenne come Josef e i suoi amici, no. Lui aveva 27 anni ed era seduto accanto a me non perché gli piacessero le perline, ma per aiutarmi con i più piccoli. Ci ho passato poco tempo, solo quel giorno, ma lo ricordo in ogni suo particolare. Penso a lui e continuo a sperare che quel terribile nemico che divora il suo corpo possa permettergli la vita.

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In fine, il mio pensiero va alle mamme che ci hanno aperto la loro casa chiedendoci di accomodarci. Penserò a loro come grandi donne che ogni giorno lottano per i loro Figli perché possano andare a scuola, istruirsi nella speranza di un futuro migliore. Penserò a ogni persona che ho avuto la fortuna di conoscere poiché tutte mi hanno emozionato. Voglio riuscire fino in fondo a fare tesoro dell’amore che qui ho ricevuto e donato. Ricorderò gli insegnamenti ricevuti dai miei bambini: sorriderò senza pretese, sarò generosa e mi emozionerò senza paura. Perché loro mi hanno mostrato come una caramella si possa dividere in tre. Ricorderò il primo giorno nello slum, quando con fatica ho trattenuto le lacrime, quando bambini scalzi e poco vestiti mi hanno preso la mano per la prima volta. Che emozione. “Perché siete così accoglienti con me? Non ho fatto nulla per voi sono solo un Muzungu (bianco) un po’ intimidito.” Eppure erano li, felici di accoglierci, con occhi d’amore. Un grazie speciale a Josef che l’ultima volta che l’ho visto ha avuto il coraggio di commuoversi, far scendere le lacrime quando gli ho regalato il mio braccialetto. Vederlo crollare mi ha aperto una voragine dentro che sarà difficile colmare, ho pianto anche io per te, Josef. Tu che ora sarai a Bangladesh con il tuo gruppo di amici un po’ bulletti come te. Ti dico grazie perché hai abbandonato l’armatura e ti sei fidato di noi.
E alla fine, sono tornata. E alla fine tornerò da voi.

TUKO PAMOJA

GiacomoGiacomo Onlus