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Spazio: Messenger, svelato il lato oscuro di Mercurio [VIDEO]

E’ finita con uno schianto sulla superficie del più piccolo pianeta del Sistema solare la missione Messenger della NASA. Alla velocità di quasi 4 chilometri al secondo la sonda che dal 2011 ad oggi ha osservato e fotografato Mercurio ha terminato la sua corsa finendo con un impatto al suolo, così come programmato.

La vita di Messenger è stata avventurosa e ricca di scoperte. Partita nel 2004 da Cape Canaveral, la sonda ha impiegato sette anni per arrivare in prossimità del pianeta più vicino al Sole. Anziché affidarsi a una grande quantità di propellente per affrontare il lungo viaggio, gli scienziati hanno scelto di affidarsi a una tecnica combinata di manovre e fly-by, che hanno permesso alla sonda alcune osservazioni a distanza ravvicinata anche della Terra, della nostra Luna e del pianeta Venere.

Nei quattro anni di osservazione Messenger ha segnato la storia di Mercurio, così vicino al Sole da rendere problematico l’uso di telescopi per il suo studio. Ha smentito teorie e effettuato nuove scoperte, arricchendo il bagaglio di conoscenze costituito anche dai dati raccolti dalla sonda Mariner 10, che si era avventurata in prossimità di Mercurio 40 anni fa.


ASI – Uno studio della Johns Hopkins University, diretto da Patrick Peplowski dell’Applied Physics Laboratory dell’università, e pubblicato su Nature Geoscience ci dà un risposta. Usando i dati forniti dalla sonda NASA MESSENGER, in orbita intorno a Mercurio fino al 2015, i ricercatori hanno scoperto che il colpevole è il carbonio – in particolare la grafite. Utilizzando il Neutron Spectrometer della sonda, si è scoperto che la materia scura risale alla vecchia superficie del pianeta.

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Immagine del bacino Tolstoj scattata il 21 Novembre 2013 dalla sonda MESSENGER
Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington


Quello che ha incuriosito tanto gli scienziati, è il fatto che il terreno scuro di Mercurio non corrispondeva al terreno scuro trovato su un altro corpo celeste: la Luna. Anche il nostro satellite è ricoperto da chiazze più scure, in questo caso causato da terreno ricco di ferro e titanio. Materiali molto rari su Mercurio. Inizialmente alcuni scienziati proposero che il carbonio trovato su Mercurio fosse stato trasportato da comete che impattarono con il giovane pianeta. Ora, grazie allo studio di Peplowski e i suoi colleghi, si è riuscito a risalire alle vere dinamiche che hanno caratterizzato la nascita del piccolo pianeta roccioso.

Per spiegare l’emergere di grafite dal terreno più recente, si teorizza che il giovane Mercurio fosse particolarmente caldo e flagellato da oceani di magma globali, come è avvenuto ad altri pianeti rocciosi. Raffreddandosi, il magma si sarebbe cristallizzato dando vita a diversi minerali, tra cui la grafite, di cui era principalmente composta la crosta primordiale del pianeta. Con il tempo la crosta di grafite è stata coperta da nuovi terreni, ed è solo grazie all’impatto di numerosi corpi celesti che questi antichi minerali sono stati scavati in profondità e riportati alla luce.

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Immagine del cratere Atget fatta dalla sonda MESSENGER il 9 Dicembre 2012
Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington


“Crediamo che questi materiali poco riflettenti siano i residui della crosta primordiale [del pianeta].”, spiega  coautrice della ricerca Rachel Klima, geologa planetaria. “Se così fosse, staremmo osservando i resti della superficie originale di Mercurio, di 4.6 miliardi di anni fa.” Questa scoperta spiega che i vari pianeti interni del Sistema Solare si sono evoluti in maniera diversa.

La sonda MESSENGER è stata in orbita dal 2011 al 2015, fornendo dati cruciali di un pianeta al momento poco studiato. La prossima a partire sarà BepiColombo, missione congiunta ESA e JAXA, programmata per gennaio 2017. La sonda studierà la magnetosfera, il campo magnetico, la struttura interna ed ovviamente esterna di Mercurio.