Uccio e Valerio: due fratelli e una sola vittoria

Riccardo Vinci
ICS Giotto-Cipolla
Plesso Cipolla – Palermo

Mio fratello che ha fatto uso di sostanze stupefacenti…. chi se lo aspettava che un ragazzo di 21 anni sempre sorridente, socievole avesse potuto usare sostanze dopanti. La sentenza era stata chiara anzi chiarissima io c’ero mio nonno pure tutto il paese era lì. Mi ricordo le parole del giudice come una pena di morte per me:<Uccio Rossi è dichiarato colpevole di uso di sostanze stupefacenti. La pena è di sospensione dall’attività ciclistica per due anni più conseguenti arresti domiciliari e 6 mesi in un centro di recupero. Così deciso, l’udienza è tolta. >
Subito dopo Uccio fu inquadrato dalle telecamere, stava piangendo e poi urlò che era vero, aveva utilizzato sostanze dopanti prima del giro d’Italia. Ma a piangere non era solo lui: io, mia mamma, mio papà, mio nonno e alcuni paesani. Appena usciti si sentivano già i primi pettegolezzi ma nessuno di noi, né in macchina, né a casa, osava dir parola. E ora sono qui a casa sul mio letto e ho accanto mio fratello, e non so se consolarlo, dirgli qualcosa, però se effettivamente aveva usato queste sostanze… meritava di essere punito.
Penso a mio nonno, a mia nonna che ci aveva lasciato da poco, a mio papà, a mia mamma, però io voglio andare fuori e dimostrare che io sono Valerio, Valerio Rossi e non mi importa di quello che dice la gente, io continuerò ad allenarmi e spero, anzi senza spero, diventerò un ciclista perché è questo che voglio fare indipendentemente da mio fratello, da mio papà e da chiunque voglia dire qualcosa a Uccio.
E mi addormentai. Il giorno dopo tutti i miei amici, professori, paesani mi disprezzavano, tranne gli amici, quelli veri, cioè Tobia e Bianca.
Dissi, poi, a mio padre, a chiare lettere, che volevo fare il ciclista e che se non era d’accordo, me ne sarei andato a vivere dal nonno che sicuramente mi avrebbe accolto a braccia aperte.
Il suo silenzio fu più chiaro di mille parole: non voleva vivere l’illusione di un sogno per poi finire nella più grande umiliazione.
Allora, deciso e con un nodo in gola, feci i bagagli.
Quei due anni furono pieni di lavoro, sofferenze, pensieri, chiamate di Tobia e Bianca piene di lacrime, piene di racconti, etc. ma oramai non si poteva cambiare il passato. Il giorno dopo, finalmente avrei corso contro tutto e tutti, contro mio papà che non vedo da quando ho abbandonato la casa e per cui piango ogni giorno, con tutte le dicerie su mio fratello e sulla mia famiglia. Ma domani avrei corso il mio primo Giro d’Italia a 19 anni, uno tra i più giovani ad averlo mai fatto. Il giorno dopo nel momento della presentazione al momento del mio nome i fischi si fecero sentire. E mi resi conto che c’era un altro ragazzo che si era iscritto all’ultimo minuto chiamato Ramos uno spagnolo di origine italiana che camminava con una maschera perché diceva che gli portava fortuna o così lui diceva. Si dimostrò un degno ciclista e mi diede grande battaglia in tutte le corse. Poi ci fu l’ultima gara l’arrivo il giorno prima mi avevano fatto il test…. qualcosa di già visto ma non avevo preso niente e dopo una decina di controlli finalmente potetti andare. Io e Ramos eravamo avevamo lo stesso tempo incredibilmente e che gli unici a poter vincere eravamo noi. La gara fu bellissima ,sorpassi in ogni momento e a un certo punto uno spettatore mise dell’acqua scivolammo entrambi e ci ritirammo. All’inizio non avevo riflettuto ma poi, mi misi a pensare, io ho vinto il Giro D’ Italia un momento incredibile, ce l’avevo fatta contro tutto e tutti non mi importava se dovevo dividere tanto e in quel momento mi venne come spontaneo urlare < Uccio questo è per te> e sentì una voce da dietro che disse:<No Valerio questa vittoria non è solo tua è nostra…> mi girai e vidi mio fratello che aveva la maglia rosa ….. ma allora era lui Ramos. Certo ricordai che dopo gli arresti domiciliari era andato in Spagna e sposò una certa… Adriana Ramos ha preso la cittadinanza spagnola con il cognome della mogie. Dopo tutto questo ragionamento lo abbracciai e quel momento mi rimane impresso ancora ora. Poi, alla premiazione si rivelò al mondo e mio papà mi disse che se volevo potevo tornare a casa e se voleva anche Uccio con la moglie. Uccio accettò e mi sfidò dicendomi che la nostra storia sarà la più bella del ciclismo sia individuale che a squadre e che noi eravamo la favola più bella di ogni sport. Ora sono a casa mia a prepararmi per la cena con tutti e con un bel nipotino che mi rende la casa molto bella. Nell’immediato futuro spero che io e mio fratello avremo molte sfide senza mai “barare” e che il nostro amore per il ciclismo ci impedisca di farlo.

Riccardo Vinci IIA
ICS Giotto-Cipolla
Plesso Cipolla
Palermo