Studenti in ritardo? Basta… la giustificazione

Andrea Albini
Liceo Classico “Galileo” di Firenze

Perché, oggi, buona parte degli studenti, marina la scuola o entra un’ora dopo? La risposta è semplice: la mentalità dello studente medio di oggi è completamente cambiata rispetto a quella di un tempo. Parlo da studente sedicenne “esperto in materia”; i nostri genitori, quando erano liceali normalissimi come noi, anche per le abitudini infuse in loro dai loro genitori, ritenevano e ritengono ancora che saltare la scuola, anche solo per un’ora, sia quasi sacrilego.
Si capisce benissimo da dati recentemente divulgati dalla stampa che ormai gran parte degli studenti, quando si sveglia il lunedì mattina, decide di tornare a letto. Infatti in media sono 171 le ore saltate dagli studenti delle prime classi degli istituti professionali, 114 per i colleghi dei licei artistici, 111 per i ragazzi dei tecnici, 78 per i licei delle scienze umane, 57 per i classici e per gli scientifici.
Ma gli assenti a scuola o quelli che entrano alla seconda ora, perché spesso hanno con sé la giustificazione o, alla peggio, la portano il giorno dopo? Ci sono due ipotesi per rispondere a questa domanda: la giustificazione è falsa, ovvero la firma del genitore è copiata dallo studente; potrebbe per caso essere arrivato in ritardo l’autobus o magari potrebbe essersi verificato un mal di pancia improvviso,così il genitore avrebbe firmato normalmente la giustificazione.
Ma ora prendiamo più da vicino i casi di assenza e di entrata alla seconda ora: la prima considerazione al riguardo è che è difficile che tutte le assenze che si fanno in un anno scolastico siano tutte per malattia. Alcune scuole mettono un tetto al numero massimo di ingressi in ritardo durante il corso dell’anno ma spesso si fanno delle eccezioni. Per evitare di prendere un tre in Italiano o Matematica, è meglio fare un giorno di assenza oppure, se la disciplina da “dribblare” è alla prima ora, inventarsi una scusa e chiedere di entrare alle 9? Ah, saperlo…
Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi, ha definito la situazione “preoccupante”: “È un bene che il ministero sia riuscito a fornire un quadro chiaro che però denota scarso interesse da parte degli studenti verso la scuola”. Anche i giorni di assenza nel corso dell’anno sembrano un po’ troppi: si va dagli 11 dei ragazzi che frequentano i licei classici e scientifici, pari al 6,4 per cento dell’intero monte ore annuo, ai 28 (per sei ore al giorno) dei compagni dei professionali. “Anche la scuola, continua Rembado, deve fare la propria parte: deve trovare il modo di motivare gli studenti e stimolarne la curiosità”.

Andrea Albini 3E
Liceo Classico “Galileo” di Firenze