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La rivoluzione semplice di Donpasta

Photo Credit Cristina Zuppa

Photo Credit Cristina Zuppa

Roma – Nell’epoca della cucina a portata di click, dei tutorial su YouTube e delle sfide sul piccolo schermo tra MasterChef, la Prova del Cuoco e i Menù di Benedetta, non sono pochi i nostalgici che custodiscono gelosamente il quaderno di mamma, nonna o zia con i piatti dell’infanzia: pagine unte e bisunte che profumano di vita e di storia. Ai tempi del finger food, dello street food, della nouvelle cuisine e della cucina fusion c’è chi lavora instancabilmente tra la gente e per la gente riportando in auge la semplicità e genuinità della cucina popolare. Daniele De Michele in arte Donpasta, salentino, dj, un tempo economista, cuoco di stanza a Tolosa e gastrofilosofo, da qualche anno racconta la cucina popolare attraverso libri, spettacoli itineranti e video documentari che conquistano il web. Un vero e proprio predicatore che a ritmo di funk, soul e jazz intona un’ode alla sugna, al soffritto e ai grassi animali di ogni specie, ma non solo: i suoi sono inni alla bellezza della storia e della gente.

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Contadini, pescatori e nonnine molto rock diventano protagonisti e voci narranti di tradizioni e ricette di ieri e di oggi. A folgorare Donpasta è stata la parmigiana della nonna, fatta solo in agosto, periodo delle melanzane di stagione. Così mentre suonava i vinili ha iniziato a raccontare storie di cucina in un modo tutto suo. Dalle session live ha iniziato ad entrare nelle case della gente, nei posti abbandonati e spesso dimenticati, proprio lì dove si trova la culla della cultura mediterranea. Viaggiando da nord a sud alla scoperta della cucina italiana, nelle contrade, nei porti e nelle montagne, cerca, trova e racconta cose di cui oggi nessuno parla più. Praticamente un progetto di ricerca e uno studio antropologico dalla forte valenza politica, perché tradizione e legalità non sempre vanno d’accordo.

Nel video: Clara e i cannoli a Favignana

Nell’Italia dei “gastrofighetti”, Donpasta diventa paradossalmente un anticonformista, nonostante il suo lavoro tenda a tradizione e conservazione. Cuoco, dj e attore è anche paladino della democrazia: “Non esiste che uno mangi e uno guardi: è immorale. La gente ha diritto al cibo”, recita uno dei suoi protagonisti. I suoi racconti vanno oltre i semplici ingredienti, nei suoi incontri nascono riflessioni aperte sulla sostenibilità delle filiere e sulle regole dei mercati, rigidamente imposte da questioni di interesse economico. E questo alla gente piace, sono in migliaia a seguirlo sui social e su YouTube, a leggere i suoi libri e a partecipare agli spettacoli itineranti di musica e cibo.  Dopo “Food sound system”, “Wine Sound System”, “La Parmigiana e la Rivoluzione”, è uscito il volume “Artusi Remix”, una raccolta di centinaia di ricette popolari, una sorta di censimento della cucina italiana domestica e familiare di oggi, costruito a partire dalle testimonianze della gente, un collage intergenerazionale di come si cucini e di cosa si sia conservato della cucina del passato. Pellegrino Artusi era un nobile di fine ‘800 innamorato del cibo, nei suoi viaggi per l’Italia scrisse la prima grande opera dedicata alle ricette del Paese, un punto di riferimento per la cucina del ‘900. Nel remix di Donpasta, il volume offre un viaggio in tutto il Paese attraverso piatti identitari, semplici e geniali.

Photo Credit Cristina Zuppa

Photo Credit Cristina Zuppa

La cucina diventa quindi un atto politico: “Una delle rivolte più belle è quella di non accettare di essere mai uguali agli altri e per farlo è bello conservare ogni singola traccia delle diversità della cucina italiana, lo strumento più prezioso che abbiamo ricevuto per sapere che nella vita non ci si deve omologare mai passivamente alle regole, alle abitudini, alle leggi imposte, alla globalizzazione dei gusti che ogni cosa cancella. Perché la cucina italiana nel suo esser cucina geniale a partire da poco, ha aiutato a vivere con dignità nella disoccupazione, nelle ingiustizie, nelle emigrazioni, durante regimi infami, nella guerra, nella fame.
 Proteggiamoci, soffriggete.” Scrive Donpasta.

Non è caso che il New York Times lo abbia definito “Attivista del cibo” e allora tremate gastrofighetti, perché la rivoluzione delle cose semplici è già iniziata!

http://www.donpasta.com

Nel video: Quello che Expo non dice lo dice Cesaretto