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‘Funerali alle Hawaii’ per l’esordio di Calavera

ROMA – “Funerali alle Hawaii” è il disco d’esordio di Valerio Vittoria, in arte Calavera, uscito per Libellula/Audioglobe. Il disco è stato registrato e mixato a Torino da Carlo Barbagallo, che lo ha inoltre prodotto insieme allo stesso Calavera e lo ha affiancato come musicista insieme al jazzista Donato Stolfi alla batteria, a Luca “Lallo” Mangani al basso e ad Enrico Messina, tastierista noto nel mondo del teatro d’improvvisazione.

Calavera

Alle Hawaii esiste uno strano modo di celebrare i funerali: un turista che si trovasse a passare da lì crederebbe di essersi imbattuto in una spensierata e allegra festa in spiaggia, ma la realtà lo smentirebbe. Parenti e amici del defunto si riuniscono in spiaggia, in pantaloncini e ciabatte, indossano corone di fiori colorati, cantano e danzano. Poi salgono a bordo di piccole zattere e, a poche decine di metri dalla riva, spargono in mare le ceneri del defunto insieme ai coloratissimi petali delle loro corone di fiori. I colori, i canti e le danze tradizionali sono solo la parte visibile di un rito che porta in sé il dolore di un lutto e l’umana necessità di darvi una forma tangibile.

La stessa contrapposizione, quella tra i colori ed i ritmi da un lato e la celebrazione della fine dall’altra, è l’idea di partenza attraverso la quale si dipana il disco di Calavera. Un disco che esplora le contraddizioni che sorgono quando ci si imbatte in un nuovo inizio, attraverso la contrapposizione tra ritmiche sostenute, chitarre funkeggianti, drum machine ed una vena malinconica ed arresa che scorre incessantemente lungo i nove brani del disco. Testi intimi, stati d’animo, emozioni e fugaci riflessioni notturne: un linguaggio semplice, che non racconta storie di uomini e donne ma tende all’esplorazione solitaria delle ragioni personali, delle necessità e delle emozioni.

Otto brani originali, uno dei quali diviso in due parti, e la cover di “Le case d’inverno” di Luca Carboni, scelta per la natura malinconica e casalinga del testo e filtrata attraverso l’immaginario musicale di Calavera. Il brano di apertura introduce l’ascoltatore in questo viaggio notturno con una sorta di “avviso ai naviganti”: “Le cose non risolte torneranno per dividerci e ridere di noi”. Il brano di chiusura lo lascia andare via con una constatazione: “Le cose non risolte adesso sono qui… e ridono di noi”.

“Funerali alle Hawaii è un disco notturno – racconta Calavera -. Possiede un immaginario volutamente scollegato dall’idea di condivisione. Non racconta storie, descrive piuttosto sensazioni, pensieri intimi e riflessioni personali. È arrivato nella mia vita in un momento di grande rivoluzione: una nuova città, un nuovo amore ed una nuova vita. L’ho scritto in una mansarda e l’ho registrato in una cantina, tre piani sotto terra. Funerali alle Hawaii è un disco senza finestre sul mondo. Celebra una fine, con l‘entusiasmo di un nuovo inizio.”