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Vespa, il mito italiano senza confini

vespaROMA – Vespa, il mito italiano a due ruote. Con Ferrari, che di ruote ne ha quattro,Vespa si contende il primato di simbolo del made in Italy nel campo dei motori. Un’eccellenza che il mondo apprezza anche per la bellezza tanto che uno dei modelli di ‘vespino’ fa bella mostra di sé al MoMa di New York, uno dei musei di arte moderna più apprezzati al mondo.

La storia della Vespa e di casa Piaggio affonda le radici nella storia di Italia, nella grande guerra, nella ricostruzione e nel successivo boom economico che investì il Belpaese a partire dagli anni ’50 del secolo scorso. È il 29 marzo del 1946 quando il primo modello della due ruote vede la luce: è la Vespa 98.

Piaggio, all’epoca uno dei maggiori produttori italiani di aerei esce dal conflitto con tutti i suoi stabilimenti – Genova, Finale Ligure e Pontedera – letteralmente distrutti. Occuparsi di velivoli aveva trasformato l’azienda in oggetto sensibile e questa particolarità ne aveva fatto bersaglio privilegiato dei bombardamenti.

Ai figli di Rinaldo Piaggio, Enrico e Armando, il compito di rilanciare l’industria di famiglia, trovare idee innovative vespa 3nell’Italia post bellica. Ad Enrico Piaggio, che arriva ad occuparsi di Pontedera, l’idea di cambiare radicalmente la produzione industriale senza lasciare, però, il settore della mobilità. Questa volta si resta con i piedi per terra e l’avventura ha inizio con quello che si dispone dopo il conflitto mondiale. Questo vale anche per il capitale umano.

Il progetto di quello che sarà lo scooter che rivoluzionerà la mobilità nelle nostre città viene affidato ad un grande ingegnere aeronautico, Corradino D’Ascanio, noto per il suo odio per le motociclette. L’intuizione è vincente perché D’Ascanio provvede a correggere tutto ciò che non gli piace nelle moto. Si comincia con il coprire il motore con le scocche per evitare che il passeggero si sporchi i pantaloni di grasso, si passa poi alla seduta che ricorda quella della comoda poltrona di casa. Da non dimenticare il cambio che approda per la prima volta sul manubrio. Poi il capitolo ruote. ‘Gomme’ comode perché più piccole e larghe rispetto alle motociclette classiche e poi fa la sua comparsa quella di scorta perché le città italiane del dopoguerra non sono tutte asfaltate e le ruote si bucano spesso.

“Sembra una vespa”, pare abbia esclamato Enrico Piaggio dinanzi al primo prototipo. Da qui, ma questa è leggenda, il nome dello scooter. I primi modelli arrivarono nelle concessionaria al prezzo di 50mila lire, una somma che doppiava o triplicava alcuni stipendi medi. Un problema che venne aggirato con le vendite a rate, soluzione alla base del boom economico dell’Italia. Grazie alle ‘cambiali’ oltre alla Vespa, nelle case degli italiani, arrivarono i primi elettrodomestici, frigoriferi e televisori in testa. Dalla nuova borghesia italiana allo star system hollywoodiano il passo fu breve. Nel 1953, diretto da William Wyler, approdò sugli schermi di mezzo mondo ‘Vacanze romane’, interpretato dalle stelle di prima grandezza Gregory Peck e Audrey Hepburn. Il loro giro tra le strade della capitale in sella ad una Vespa diventa immagine cult. È la consacrazione dell’inventiva italiana e la piccola moto, da quel momento, varca i confini nazionali e il suo successo non ha più confini.