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Le biblioteche stanno affrontando la ‘più grande crisi della storia’

bibliotecaRoma – Secondo le ultime analisi, in Inghilterra negli ultimi sei anni quasi 350 biblioteche sono state chiuse, causando la perdita del lavoro per 8,000 persone. I dati, ottenuti dalla BBC English Regions, mostrano che 343 biblioteche sono state chiuse dal 2010 e altre 111 chiusure sono pianificate per la fine di quest’anno. Sono 174 le biblioteche che sono state prese in mano da organizzazioni di volontari, mentre altre 50 sono state prese in carico da altri tipi di organizzazioni.

L’autore di libri per bambini, Alan Gibbons, ha detto alla BBC: “I volontari non sono più persone che completano il personale della biblioteca, ne sono diventati il rimpiazzo ormai. Questo costituisce una vera e propria falla nel servizio.” Il bibliotecario Ian Anstice, ha parlato di una quantità di tagli senza precedenti. “Si possono verificare sotto diverse forme – riduzione delle ore di apertura, riduzione dei fondi destinati ai libri, riduzione della manutenzione e dello staff. Qualsiasi tipo di taglio è dannoso per i nostri servizi, creando il rischio che assidui frequentatori della biblioteca possano andarsene delusi e non tornare più. Tutto il mondo invidiava il nostro sistema di biblioteche pubbliche e ora non ne è rimasto più nulla.”

Secondo i dati della BBC, sono quattro le aree che hanno perso metà delle loro biblioteche dal 2010: Sefton nel Merseyside, Brent nel nord ovest di Londra, Stoke on Trent e Sunderland. Un portavoce del Dipartimento per i Media, la Cultura e lo Sport ha detto: “Le biblioteche sono parte integrante della nostra società, quindi la loro innovazione è di vitale importanza, in modo che possano essere sempre al passo con le domande, in continuo cambiamento, dei loro utenti. Il Governo, sta cercando di portare le biblioteche verso la modernizzazione attraverso l’apporto di una rete Wi-Fi in tutto il Paese che ha già portato al risanamento di più di 1,000 biblioteche e ha incrementato l’accesso ai servizi digitali e di e-lending.”

Fonte www.theguardian.com