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Io sono fatto di neve. Il nuovo video dei Ministri dentro l’Ex Moi

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Roma – È uscito a settembre scorso Cultura Generale, il disco tanto atteso della band milanese dei Ministri. A distanza di qualche mese, il gruppo ha lanciato oggi il videoclip di “Io sono fatto di neve”, una ballata impegnata che parla di fragilità, ambientata – nel girato di Federico Merlo – all’Ex Moi. 
Questa è la storia di una giornata incredibile in un villaggio olimpico abbandonato e successivamente occupato tre anni fa da circa 1100 migranti. È la storia di gente che prova a vivere, nonostante tutto, in una situazione di fragilità devastante. È la storia di gente che ha attraversato un deserto e un mare per cercare una vita migliore e che ci ha ospitato per un giorno per farci vedere come funziona la loro nuova vita. Molti di noi hanno paura di loro, molti di loro hanno paura di noi.
Cerchiamo di fare un passo avanti, dato che siamo meno stanchi e con molti ma molti meno problemi di loro”, ha scritto del nuovo video Fede Dragogna su Facebook.
L’Ex Moi è un’occupazione nata tre anni fa nelle palazzine del villaggio costruito per le Olimpiadi del 2006 a Torino e poi abbandonato. Quelle 1100 persone che ci abitano provengono da trenta paesi diversi dell’Africa e sono scappate dalla guerra in Libia scoppiata nel 2011. Con l’aiuto di un comitato solidale (il Comitato Solidale Rifugiati e Migranti) cercano come possono di integrarsi. I Ministri ci hanno regalato una bella testimonianza di uno spaccato di vita, hanno voluto fortemente passare una giornata con queste persone e raccontarla. La band scrive a chiare lettere che “Nonostante le differenze e le difficoltà gli abitanti convivono e lottano per i loro diritti nel silenzio colpevole delle istituzioni”. Un’esperienza significativa la loro, ma anche una denuncia che arriva attraverso colori e sorrisi: “Il giorno che abbiamo passato con loro c’era il sole e probabilmente c’era un’energia speciale nata dal nostro incontro. Forse anche per questo le immagini sembrano raccontare persone segnate ma speranzose e felici a tratti – le stesse persone di cui smettiamo di interessarci dopo che sono sopravvissute al Sahara prima e al Mediterraneo poi. E per qualche momento forse quella speranza c’è davvero, anche perché prima di questo le loro vite erano molto ma molto peggio di così. Detto ciò, l’Ex Moi non è comunque un posto dove si può vivere dignitosamente, richiede costante aiuto e sostegno e nonostante il comitato e le donazioni della gente è mai abbastanza. Ma l’orgoglio, la forza e il coraggio di chi lo abita e lo vive ogni giorno riesce a dargli quel minimo di calore, di identità e di umanità necessario ad andare avanti. L’orgoglio e la forza che abbiamo cercato di raccontare, nella speranza che la nostra e la loro paura pian piano scompaiano e le teste di chi può fare davvero qualcosa smettano di girarsi dall’altra parte.