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Paralizzato, riesce a giocare a Guitar Hero grazie ad un chip nel cervello

Un uomo tetraplegico di 24 anni ha riacquistato l’uso della mano destra grazie a sensori elettronici impiantati nel suo cervello.
Ian Burkhart di Dublin, Ohio, è rimasto paralizzato all’età di 19 anni dopo essersi tuffato in acqua e aver colpito il fondo sabbioso, ferendo gravemente il suo midollo spinale.
A causa dell’incidente, ha perso l’uso delle gambe e delle braccia.

Ora può afferrare una bottiglia, versare il suo contenuto in un bicchiere, prendere un cucchiaino e mescolare.
Può afferrare una carta di credito e scorrerla attraverso un lettore.
Può spostare singole dita e tenere uno spazzolino da denti.
E anche giocare a Guitar Hero.

Al momento Burkhart può fare queste cose solo per poche ore alla settimana in un laboratorio, collegato ad un dispositivo sperimentale che interpreta i suoi segnali del cervello e stimola i suoi muscoli con elettrodi sul suo avambraccio.
A descrivere i progressi di Burkhart è un nuovo studio condotto da Chad Bouton, il capo divisione di nanotecnologie e di analisi presso l’Istituto Feinstein per la ricerca medica a New York.

Burkhart ha riacquistato alcuni movimenti funzionali, quelli che compiamo nelle attività quotidiane e che spesso diamo per scontati.

La ricerca è stata pubblicata il 13 aprile sulla rivista Nature.

La tecnologia

uomo paralizzato
Burkhart è in grado di muovere il braccio utilizzando la tecnologia cervello-computer-interfaccia, che utilizza un computer per tradurre segnali nel cervello di una persona in impulsi elettrici.
Per creare questa tecnologia, i ricercatori hanno impiantato un dispositivo con microelettrodi nella corteccia motoria di Burkhart, la parte del cervello che controlla il movimento.
I 130 elettrodi impiantati su di una fascia posta nel suo avambraccio, forniscono impulsi elettrici ai muscoli, inducendoli a contrarsi.

In una persona sana, i  segnali dal cervello viaggiano lungo il midollo spinale fino ai nervi collegati ai vari muscoli del corpo, dinducendo il movimento.
In un individuo paralizzato, questi segnali si verificano ancora nel cervello, ma non possono essere trasmessi ai muscoli, perché il midollo spinale è danneggiato.

L’impianto nel cervello di Burkhart e la fascia di elettrodi bypassano la lesione nel suo midollo spinale, fornendo i segnali direttamente ai suoi muscoli.

La capacità di Burkhart di spostare alcune delle sue dita è un importante risultato, che i ricercatori non erano sicuri di ottenere.
I ricercatori sperano che un domani il sistema possa aiutare la vita quotidiana di persone come Burkhart con lesioni del midollo spinale, e forse altri con ictus o trauma cranico.