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Voglia di fare e di partire, fotografia dei (quasi) felici giovani italiani

giovani 2ROMA – Hanno voglia di fare, sono disponibili a trasferirsi in altri Paesi, si considerano abbastanza felici nonostante l’Italia li deluda. E’ questa la fotografia dei giovani italiani scattata dal Rapporto 2016 dell’Istituto Toniolo, presentato a Milano. Basato su un campione di 9 mila giovani tra i 18 e i 32 anni, indaga la loro condizione e le loro aspettative. Tre su quattro ritengono che nel Belpaese le opportunità offerte siano inferiori rispetto alla media degli altri paesi sviluppati. Tanto che il 61,1% si dichiara disponibile a trasferirsi stabilmente per lavoro all’estero. I coetanei europei non hanno la stessa propensione: tra i giovani tedeschi sono appena il 32,9%, tra francesi e inglesi il 41% e tra gli spagnoli il 45%.

Nell’indagine c’è anche una domanda netta e per certi versi spiazzante. Sei felice? Tra chi studia o lavora, quelli che si ritengono abbastanza felici si aggirano intorno al 60%. Percentuale che scende al 49,2% tra i Neet, ossia coloro che non frequentano corsi di studio e non cercano un’occupazione. “Essere felici nella fase giovanile -afferma Alessandro Rosina, tra i curatori della ricerca- risulta sempre meno una condizione dell’essere spensierati e sempre più legata al fare, alla possibilità di mettersi alla prova con successo in un contesto che incoraggia ad essere attivi nel migliorare il proprio futuro”. Il 55% degli intervistati considera la capacita’ di adattarsi l’elemento più utile per trovare lavoro, seguito dalla solida formazione di competenze avanzate (20,1%) e solo al terzo posto il titolo di studio (15,1%). Il 91% degli intervistati concorda (molto o abbastanza) nel ritenere il lavoro come uno strumento diretto a procurare reddito. Cruciale inoltre per affrontare il futuro (88%) e per costruirsi una vita familiare (87,5%). Un po’ più bassa la quota di chi lo considera come una modalità di autorealizzazione (85%).

I giovani italiani vorrebbero avere figli, ma tutto dipende dall’avere o meno un lavoro. Il numero di figli idealmente desiderato supera mediamente i due, ma concretamente sono disponibili a metterne al mondo 1,5, un dato che comunque e’ vicino alla media europea. “Il lavoro e’ sempre più considerato, materialmente e psicologicamente, un asse portante irrinunciabile attorno al quale poter costruire progettualmente la propria vita” si legge nel Rapporto. Fondamentale e’ poi l’aiuto che ricevono dalle famiglie, che hanno anche voce in capitolo sulle scelte scolastiche e di vita, più di quanto non capiti ai coetanei europei. (dp) (www.redattoresociale.it)