Il gigante buono che atterriva i bambini

Matteo Santangelo
Scuola Secondaria di 1° grado “Puccini” di Firenze

 

Viveva in un quartiere abbastanza disabitato della città di Orzowei, completamente da solo, in una grande villa alta quattro piani, senza uno straccio d’amico e neppure un gatto. Si chiamava Agilulfo, un nome antico che non gli era mai piaciuto, come aveva da sempre odiato l’infanzia e i bambini. D’altra parte da quando era un ragazzino tutti avevano paura di lui per le sue dimensioni. Agilulfo infatti era sempre stato una specie di gigante. Era alto oltre due metri e mezzo.
Nel quartiere di Agilulfo c’era anche un altro ragazzo che giocava a tennis con un suo amico. Dopo il ventesimo scambio, la palla se ne andò nel giardino della villa, quindi il ragazzo andò al cancello per suonare il campanello, ma non gli rispose nessuno. Allora scavalcò il cancello e cercò la pallina. La trovò e la scagliò con forza oltre la recinzione, ma colpì un ramo che la rilanciò indietro con una traiettoria che l’avrebbe mandata a finire dentro la villa. Il ragazzo seguì con gli occhi la palla, che a un tratto si fermò, sulla soglia della villa, oltre la porta aperta. Il ragazzo la raggiunse, varcò la soglia, titubante, e la raccolse, si rialzò e si trovò davanti un grosso uomo, la cui vista lo sgomentò. Il ragazzo rimase impalato per alcuni minuti, poi disse: “Chi… chi sei?”L’uomo grosso rispose con voce grossa: ”Io sono il gigante Agilulfo”. Il ragazzo disse: ”Ggg…gigante? Ma i giganti non esistono…”
A quel punto il gigante fece tre passi avanti e il ragazzo scappò via. Ma Agilulfo non voleva fargli del male, voleva solo avvicinarsi per vederlo meglio. Il giorno dopo il ragazzo se ne rimase in casa perché aveva paura del gigante Agilulfo, ma dopo si fece coraggio e andò dal gigante, anche perché la sua palla da tennis era rimasta lì. Quando arrivò alla villa suonò il campanello e le porte si aprirono. Poi andò nella sala da pranzo e incontrò il gigante. Il ragazzo iniziò a parlare chiedendo al gigante come fosse diventato così grosso. Lui rispose che quando era piccolo sua mamma lo faceva mangiare tanto ma allo stesso tempo cresceva sempre a dismisura rispetto agli altri bambini, e quindi era diventato molto più grosso di tutti gli altri. Il ragazzo rimase sbalordito da quella storia. Dopo tre mesi il ragazzo e il gigante erano diventati davvero molto amici. Come si dice: a volte le apparenze ingannano…

Matteo Santangelo
Classe 1D – Scuola Secondaria di 1° grado “Puccini” di Firenze