Lucia Goracci apre alla Lumsa il primo incontro di “Vite coraggiose”

Roma – La Siria di Bashar al-Assad, gli uomini e le donne del PKK e la loro strenua difesa di Kobane, la guerra civile in Ruanda e quella libica, ma anche la primavera araba e i viaggi della speranza. Lucia Goracci ha raccontato di queste e di molte altre storie che ha potuto raccogliere direttamente sul campo come inviata di guerra per la Rai, durante il primo di una serie di incontri, organizzati dall’Ospedale Bambin Gesù e svoltosi all’Università Lumsa di Roma, che rientrano nel progetto ‘Vite coraggiose’. Presenti al tavolo dei relatori oltre a Lucia Goracci anche Cynthia Russo, responsabile fund raising e comunicazione sociale fondazione Bambino Gesù e Consuelo Corradi, professoressa ordinaria di Sociologia generale presso l’Università Lumsa di Roma. I ragazzi hanno seguito con molta attenzione le storie raccontate e sono stati rapiti dai videoservizi, realizzati dalla Goracci sui vari fronti di guerra in cui è stata, che sono stati proiettati in aula magna.

Cynthia Russo parlando di come il coraggio può essere declinato in varie forme, ha dichiarato: “Il coraggio si può declinare in varie forme. E abbiamo deciso di farlo parlando con i giovani che poi sono il nostro cuore, in qualche modo noi ci occupiamo di bambini e di giovani, e di farli incontrare nelle università italiane con vite straordinarie, cioè personalità che hanno scelto di portare avanti non le loro ambizioni, ma i loro sogni e sono stati capaci di tramutarli in progetti di vita. Abbiamo cominciato qui alla Lumsa con Lucia Goracci una donna che ogni sera entra nelle nostre case raccontandoci i drammi di un mondo che sembra così lontano – ha concluso – permettendo ai giovani di capire non soltanto il coraggio di cui Lucia Goracci è portatrice, ma il coraggio di tutte le persone che affrontano ogni giorno una vita così diversa dalla nostra.”

Lucia Goracci ha voluto sottolineato l’importanza dello studio, non solo per chi è ancora fra i banchi di scuola e dell’Università, ma anche e sopratutto per chi è chiamato a calarsi in realtà così complesse come gli scenari di guerra:

“Studiare è fondamentale. Leggere, studiare, cercare le fonti, – dichiara la giornalista all’agenzia di stampa Dire – le fonti più diverse e soprattutto nei terreni dove io abitualmente mi muovo, che sono terreni territori di guerra e quindi territori pervasi dalla propaganda. A seconda della parte con cui stai perlustrando il territorio in guerra tu avrai una narrativa, compito del buon giornalista è quello di tagliare, soppesare, filtrare la narrativa della sua carica propagandistica e tirar fuori, c’è una bellissima espressione che è andato il titolo libro di un mio carissimo collega Bernardo Valli, la verità del momento. Non esiste- ha concluso l’inviata – la verità assoluta e se anche esistesse noi giornalisti siamo fallibili, siamo essere umani e quindi non la raggiungeremmo, la verità del momento è una buona approssimazione alla realtà delle cose che stanno accadendo.”