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Erasmus, La Sapienza ricorda le vittime di Tarragona

Una mattinata di commozione, condivisione e ricordo per i familiari e gli amici delle sette vittime italiane dell’incidente dello scorso 20 marzo a Tarragona, che si sono riuniti ieri 29 aprile nell’aula Magna del rettorato della Sapienza di Roma insieme a rappresentanti dell’Ateneo e delle istituzioni. Testimonianze, video, musica e parole per ricordare Francesca Bonello, Elisa Valent, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi, Serena Saracino ed Elisa Scarascia Mugnozza, che studiava medicina e chirurgia proprio alla Sapienza. Nella prima parte dell’incontro, i saluti del Rettore e gli interventi di parenti e amici delle studentesse.

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“Proprio a partire dal loro ricordo intendiamo inaugurare un momento di riflessione sul futuro di un progetto formativo e di crescita non solo individule, ma compiutamente sociale e civile. Un rinnovato impegno per le condizioni di sicurezza di quest’esperienza prosegue, da oggi, anche nel loro nome” ha dichiarato il rettore dell’Ateneo, Eugenio Gaudio, introducendo i lavori del convegno.

Grande commozione, poi, per le testimonianze presentate da amici, parenti e religiosi vicini alle giovani, ma anche la volontà di migliorare i regolamenti europei sul trasporto in autobus: “il colpo di sonno dell’autista del bus non mi stupisce” ha dichiarato la madre di Francesca Bonello, Anna Barberis, che intende lanciare, insieme a suo marito, una raccolta di firme per promuovere una proposta di legge che garantisca maggiore sicurezza sul trasporto di massa su gomma. Il pullman sul quale viaggiavano le ragazze era infatti guidato da un autista di oltre 63 anni che lavorava in condizioni molto faticose. Ivan, già studente Erasmus, è stato invece amico e coinquilino di Elisa Valent, e oggi è venuto alla Sapienza “per lei, per cercare di far sapere a tutti che persona stupenda era Elisa”.

Nella seconda parte della giornata, dal palco, interventi anche dai rappresentanti delle istituzioni: il presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo Silvia Costa, ha illustrato le prospettive europee per mobilità, integrazione ed internazionalizzazione, mentre Giovanni Biondi, presidente dell’Agenzia Nazionale Erasmus-Indire, è intervenuto sul valore dell’Erasmus, che presto compirà il suo trentesimo anniversario. Nel corso della giornata un pensiero è andato anche a un’altra ragazza italiana coinvolta nell’incidente, che è ancora in condizioni molto gravi. Un messaggio di affetto e sostegno è venuto anche dal’intervento di Gaspar Rosselló Nicolau, vice-rettore dell’Università di Barcellona, dove l’altro ieri si è svolta una cerimonia per ricordare le vittime dell’incidente. Alla fine dell’incontro, la parola ai giovani dell’Erasmus Student Network e a Benedetta Cerasoli, studentessa di Medicina della Sapienza ed ex Erasmus, che nella sua lettera esordisce così: “Quello che l”Erasmus mi ha lasciato è una forte gratitudine verso quelli che credono e hanno creduto nell’Europa e in questo bellissimo progetto che dimostra che, se solo lo si vuole e si è capaci di sognarlo, l”Europa può davvero essere unita, senza frontiere”.

“Questa tragedia si poteva sicuramente evitare” per Anna Barberis, madre di Francesca Bonello, studentessa di medicina vittima dell’incidente di autobus che lo scorso 20 marzo a Tarragona ha ucciso, insieme a lei, altre 12 studentesse. “Nel 2016, in Europa, è assurdo morire su un pullman- le fa eco il marito, Paolo Bonello, menzionando le condizioni di lavoro dell’autista che guidava il mezzo- ci ha molto turbato pensare che questa persona abbia viaggiato per 700 km in una giornata, partendo alle 7 del mattino e ripartendo alle 3 e mezza del mattino successivo. Abbiamo poi scoperto che questa gita era stata organizzata per venti euro”.

I genitori di Francesca, intervistati  nell’ambito del convegno “generazione Erasmus, un valore per l’Europa” hanno reagito con un’iniziativa alla perdita che li ha colpiti. “Stiamo cercando di promuovere una proposta di legge per la sicurezza sui viaggi in pullman in memoria di queste ragazze- spiega ancora Paolo Bonello- perchè questo sacrificio non sia invano e possa salvare, in futuro, altre vite” .

“Il rischio è quello di disperarci, invece io credo che le nostre ragazze non vorrebbero assolutamente questo- ha dichiarato ancora Anna Barberis- l’invito è di cercare di vivere ricordando l’entusiasmo, la gioia con cui hanno vissuto le nostre ragazze”.