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Erasmus, la lettera di Benedetta manifesto di una generazione

“Innanzitutto quello che l’Erasmus mi ha lasciato è una forte gratitudine verso quelli che credono e hanno creduto nell’Europa e in questo bellissimo progetto che dimostra che, se solo lo si vuole e si è capaci di sognarlo, l’Europa può davvero essere unita, senza frontiere”.
Esordisce così, Benedetta Cerasoli, studentessa di medicina all’Università di Roma “La Sapienza” e, grazie al programma Erasmus, per un anno anche a Parigi, dov’era anche durante l’attentato al Bataclan.
Oggi Benedetta ha letto il suo messaggio nel rettorato della “Sapienza”, durante il convegno “Generazione Erasmus. Un valore per l’Europa” che ha ricordato le vittime dell’incidente di pullman del 20 marzo a Tarragona. Qui una parte della sua lettera, quasi un manifesto della “generazione Erasmus”, che la studentessa ha condiviso, anche in un video.

“Sono stata a Parigi dieci mesi. Durante il mio periodo ho potuto sperimentare un diverso sistema sanitario, un diverso sostegno sociale e mi sono chiesta perche” esistano ancora cosi” tante differenze politiche all’interno dell’Europa(…). Il mutamento viene dall’inevitabile scontro con le differenze. Ci si mette a confronto con la diversità del paese ospitante ma anche di tutti i paesi dai quali provengono gli altri studenti, che diventano amici e punti di riferimento durante il periodo all’estero, una famiglia sicuramente piu” multietnica di quella che lasciamo a casa e in cui si cresce molto piu” velocemente. Improvvisamente ci si scopre piu” autonomi, ci si meraviglia di essere capaci di risolvere tante situazioni difficili che mettono a dura prova un giovane che si ritrova a vivere da solo. È certamente emozionante ed entusiasmante vivere in un Paese che non e” quello in cui siamo nati e cresciuti, e si impara ad amarlo ogni giorno”.

“Perchè in fondo siamo fieri di essere italiani, ma non lo diciamo in giro… e quest”anno trascorso mi ha insegnato a non aver paura delle mie origini, di mostrarle con orgoglio, e ricordo che in particolare durante l’emergenza migranti ero così felice di essere italiana, di avere come casa il Paese europeo più accogliente… nonostante nel mio cuore cominciassi a sentirmi ormai europea. L’Erasmus insegna a sentirti parte di qualcosa di grande. Mentre ero a Parigi l’Europa ha subito una delle sue più grandi ferite, e con lei sono stata ferita anche io. Gli attentati in luoghi di vita, di freschezza, di cultura e di incontro, in cui le vittime sono stati giovani come noi… tante vite strappate via troppo presto per l’insensata violenta follia di pochi. È stato orribile, ho provato paura come mai prima in vita mia. Ma poi mi sono guardata intorno e la vita nonostante tutto continuava, doveva continuare. Ho scoperto in me un grande coraggio, venuto alla luce anche grazie alla vicinanza delle istituzioni e alla solidarietà che si respira in momenti tragici che infonde speranza e fiducia nell’uomo, nonostante tutto. Se tutto in Europa funzionasse come l’Erasmus saremmo senz’altro un continente più in pace, saremmo un popolo di europei”.