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Beni culturali: studenti, precari e tirocinanti scendono in piazza

ROMA – Il 7 maggio studenti, precari, tirocinanti e professionisti dei Beni Culturali che hanno dato vita alla campagna ‘Mi Riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali’ saranno in piazza per la manifestazione ‘Emergenza Cultura! Salviamo l’articolo 9‘.

Ieri hanno dato vita al Primo Maggio dei precari e dei professionisti dei Beni Culturali, con gli hashtag #nessunafesta #Maggio1Lavoro0, verso la manifestazione del 7 maggio: “Siamo stanchi di non avere un pieno riconoscimento delle nostre professionalita’ e di dover vedere come usuale lo sfruttamento del nostro lavoro a titolo gratuito o semi-gratuito!”.

emergenza cultura

“E’ emergenza cultura, lo vogliamo dire in modo netto: ad esempio, le assunzioni previste dal Ministero attraverso il concorso per 500 funzionari non sono sufficienti nemmeno per coprire i pensionamenti previsti nei prossimi due anni, inoltre la Riforma Franceschini del MiBACT, calata dall’alto senza nessun confronto democratico, come detto da più parti rischia di penalizzare pesantemente la tutela e rendere più difficile il lavoro delle Soprintendenze costantemente sotto organico”, così Michela Zacheo, attivista della campagna.

“Il 7 maggio – continua Andrea Morricone, attivista del movimento – scenderemo in piazza per un pieno riconoscimento delle professionalità del settore, per chiedere una regolamentazione chiara e condivisa per l’accesso alle professione; scendiamo in piazza per dire basta al lavoro gratuito, sottopagato e all’utilizzo improprio del volontariato e del Servizio Civile Nazionale in sostituzione del lavoro adeguatamente retribuito; per dire basta a una visione distorta del lavoro culturale visto come ‘passatempo’; scendiamo in piazza per chiedere che il patrimonio culturale venga difeso, dato in mano a chi sa gestirlo al meglio nell’interesse collettivo”.

La prossima, come sottilnea Martina Carpani, Coordinatrice nazionale della Rete della Conoscenza non “sarà una manifestazione per addetti ai lavori, ma un’iniziativa che parla a tutti e che vuole coinvolgere la cittadinanza” perché i “Beni Culturali devono essere concepiti davvero come Servizio Pubblico Essenziale”. Perché ciò accada per Carpani bisogna puntare a una “pianificazione culturale finalmente libera del perenne stato d’emergenza in cui è relegata, una politica che garantisca l’accesso alla cultura abbattendo gli ostacoli di ordine economico e sociale, un ritorno della Storia dell’Arte al centro dei programmi scolastici e una valorizzazione dei percorsi formativi del settore”.