Trivelle petrolifere: la denuncia di Greenpeace fa chiarezza sulla situazione

Trivelle petrolifere: la denuncia di Greenpeace fa chiarezza sulla situazione

 

La nota associazione ambientalista ha recentemente sollevato un polverone di dimensioni colossali, puntando il dito contro le piattaforme dedite all’estrazione di idrocarburi dal sottosuolo marino.
Secondo quanto riportato dal quotidiano “Repubblica”, infatti, la denuncia proviene direttamente da Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. Di seguito le sue dichiarazioni, evidentemente stizzite: “Abbiamo deciso di fare chiarezza: le piattaforme in questione non sono altro che dei ferri vecchi”.
Per giustificare la tesi avanzata dagli uomini dell’associazione, inoltre, sono stati resi pubblici alcuni dati chiarificanti, atti a spiegare con i fatti quanto l’inquinamento derivante dall’estrazione di gas e petrolio possa costituire un problema per il fattore ambientale. Come emerge dal documento di Greenpeace, infatti, pare che una cospicua fetta delle 88 trivelle che operano entro le dodici miglia sia di fatto improduttiva. La ricerca parla di ben 6 piattaforme non operative, 28 classificate come non eroganti ed una addirittura di supporto ad altre non eroganti, per un totale di 35 impianti di fatto inutilizzati: quasi il 40%. Il tutto senza considerare le 29 piattaforme sì eroganti, ma che estraggono costantemente da ormai diversi anni una quantità di idrocarburi decisamente inferiore alla franchigia, ovvero sotto la soglia di produzione che esenta gli imprenditori petroliferi dal pagamento delle Royalties.
Il messaggio diffuso da Greenpeace è di immediata intuizione: è necessario smantellare al più presto possibile le piattaforme non operative, al fine di preservare al meglio la salute dell’ambiente. Staremo a vedere, dunque, se il buonsenso dei petrolieri prevarrà sull’immediatezza degli interessi…

Simone Torricini
Classe 4E – Liceo Classico “Galileo” di Firenze

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