La migliore Prof? Lavora in un campo profughi...

La migliore Prof? Lavora in un campo profughi…

 

Di recente è stata annunciata la vincitrice del premio della fondazione Varkey, una sorta di Nobel per il miglior professore, durante il global forum svolto a Dubai. Ad annunciarla via video è stato Papa Francesco, che ha ricordato l’importanza degli insegnanti all’interno della società, come i primi costruttori di pace nel mondo. Quello che fa riflettere è che per una volta il premio non è stato assegnato ad un professore di una prestigiosa scuola privata inglese, che si serve dei più moderni sistemi d’insegnamento o che tiene conferenze in tutto il mondo in streaming. La giovane palestinese premiata, Hanan Al Hroub, quarantatré anni, lavora in un campo profughi. È nata e cresciuta nel campo di Betlemme, dove tutt’ora insegna. Se, come dice Bill Clinton, i professori sono i “veri eroi”, la giovane Hanan è un esempio di forza e dedizione, importante soprattutto perché lavora in condizioni che definire difficili è un eufemismo. Come si può facilmente intuire, la sua storia inizia in modo drammatico: il marito era rimasto ferito dai soldati israeliani davanti ai figli e questi, naturalmente in stato di shock, non riuscivano più a studiare e ad uscire di casa, così Hanan si è trasformata nella loro insegnante, tramite un sistema di gioco, fiducia e rispetto, un sistema che ora applica anche nelle scuole del campo, molto utile ad abbassare la tensione e di conseguenza a migliorare i risultati scolastici degli alunni. Durante la consegna del premio ha parlato anche della condizione in Palestina, dicendo che per lei è importante far conoscere ai bambini le vere e uniche armi, il sapere e l’educazione, e con questi arriverà un giorno anche la possibilità di riprendere la loro terra, “che ci hanno tolto perché eravamo ignoranti”. Come accade anche agli Oscar, a consegnare il premio c’era l’attore Matthew McConaughey, che come anche altri personaggi rilevanti del panorama mondiale, ha sottolineato quanto i docenti contino, nel bene e nel male, nella vita delle persone, soprattutto in quelle dei più poveri e dei più deboli. La vincita è di un milione di euro che Hanan ha assicurato che userà per combattere la violenza.
Al Nobel hanno partecipato circa ottomila concorrenti, provenienti da paesi tra loro lontanissimi e diversi per abitudini e tradizioni, ma tutti convinti che l’educazione sia la cosa più importante e il primo passo per il cambiamento sociale, dai quartieri a luci rosse di Mumbai agli slum in Kenya. È appena nato anche un premio italiano per certificare il miglior docente del paese, insieme a paesi come Cina, Argentina, Nigeria, Palestina e Uganda. Nonostante i pochi mezzi, il ministro dell’Istruzione Giannini ha annunciato cinquantamila euro per il primo arrivato e trentamila per ognuno dei quattro finalisti da spendere nei progetti per le scuole. Per una volta un riconoscimento, (per quanto molti insegnanti desidererebbero ben altro invece di un premio esclusivamente simbolico ) per uno dei mestieri più nobili, ma a cui spesso non viene data la giusta importanza. Le candidature per il Premio nazionale saranno aperte in primavera e com’è logico i partecipanti non potranno autocandidarsi, ma dovranno farlo le famiglie, gli studenti, o anche un altro membro della comunità scolastica che gli riconosca qualche merito particolare. In seguito una commissione indipendente di esperti sceglierà i cinque vincitori, ma il premio potrà essere utilizzato esclusivamente per la realizzazione di progetti nelle loro scuole, poiché si tratta sì di un premio per il singolo insegnante, ma che mira alla valorizzazione del lavoro di squadra con gli altri docenti. I cinque vincitori parteciperanno di diritto al Global Teacher prize 2017, a cui comunque si potrà accedere anche senza aver partecipato a quello nazionale.

Chiara Monetti
Classe 2C – Liceo Classico “Galileo” di Firenze

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