spazio e scienza

Rosetta scopre alcuni “ingredienti” per la vita e perde il contatto con la Terra

Rosetta

La cometa 67P rimane un’osservata speciale. Capire la sua storia è fondamentale per scoprire come si sia formata, da dove venga, e, infine, comprendere la natura e l’origine del nostro Sistema solare.

Rosetta è una missione spaziale sviluppata dall’Agenzia Spaziale Europea e lanciata nel 2004. L’obiettivo della missione è, lo studio della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e la missione dell’Esa Rosetta, continuano a dare spettacolo e fornirci notizie molto interessanti. E’ di questi giorni infatti la conferma che nella chioma della cometa ci siano tracce di un aminoacido elementare.

La comunità scientifica ha dibattuto a lungo la possibilità che l’acqua e le molecole organiche siano state portate sulla Terra da asteroidi e comete, e che così facendo i piccoli corpi del Sistema solare ci abbiano fornito alcuni degli elementi costitutivi principali per la nascita della vita. Se è vero che alcune comete e asteroidi hanno mostrato di contenere acqua con una composizione simile a quella degli oceani terrestri, è anche vero che Rosetta ha trovato differenze significative nella composizione dell’acqua di 67P, alimentando il dibattito sulla genesi dell’acqua sulla Terra.

Ti potrebbe interessare: Scoperta la provenienza dell’acqua sulla Luna, proviene da asteroidi

I nuovi risultati raccolti mostrano che le comete potrebbero comunque aver svolto un ruolo fondamentale nel manifestarsi della vita come noi la conosciamo. Gli amminoacidi sono composti organici contenenti carbonio, ossigeno, idrogeno e azoto, e costituiscono la base per le proteine, quindi giocano un ruolo biologicamente fondamentale. Tracce del più semplice tra gli amminoacidi, ovvero la glicina, sono stati trovati nei campioni riportati a Terra nel 2006 dalla cometa Wild-2, oggetto di studio della missione Stardust della NASA. Tuttavia, l’alta probabilità di contaminazione terrestre dei campioni aveva reso i risultati delle analisi piuttosto deboli. Ciò che ha ottenuto Rosetta, invece, sono rilevazioni di glicina direttamente nella chioma della sua cometa.

https://youtu.be/D8LNRVwl270

Si tratta della prima rilevazione inequivocabile di glicina in una cometa“, dice Kathrin Altwegg, principal investigator dello strumento ROSINA che ha effettuato le misurazioni e autrice principale dello studio pubblicato su Science Advances. “Allo stesso tempo abbiamo rilevato anche la presenza di altre molecole organiche, che possono essere precursori della glicina, fornendo indizi sui modi in cui questo amminoacido può essersi formato“.

Le misure sono state effettuate prima che la cometa raggiungesse il suo punto di massimo avvicinamento al Sole, detto perielio, che è avvenuto nel mese di agosto del 2015. La prima rilevazione è stata ottenuta nell’ottobre 2014, mentre Rosetta si trovava a 10 km dalla cometa. L’occasione successiva si è presentata durante un sorvolo ravvicinato a marzo 2015, quando la sonda si trovava a 15-30 km dal nucleo cometario.

La glicina è l’unico amminoacido noto per essere in grado di formarsi senza acqua liquida, e il fatto che lo osserviamo insieme alle molecole precursori e la polvere suggerisce che si sia formata all’interno dei grani ghiacciati di polvere interstellare o dall’irradiazione del ghiaccio da parte di luce ultravioletta, per poi venire conservato per miliardi di anni nella cometa“, aggiunge Altwegg.

I nuovi risultati raccolti mostrano che le comete potrebbero comunque aver svolto un ruolo fondamentale nel manifestarsi della vita come noi la conosciamo. Gli amminoacidi sono composti organici contenenti carbonio, ossigeno, idrogeno e azoto, e costituiscono la base per le proteine, quindi giocano un ruolo biologicamente fondamentale.

Rosetta_s_comet_contains_ingredients_for_life_node

C’è ancora molta incertezza per quanto riguarda la chimica che era presente sulla Terra primordiale, e c’è anche, ovviamente, un enorme gap evolutivo da colmare tra l’arrivo di questi ingredienti con gli impatti cometari e il presentarsi della vita“, dice Hervé Cottin, co-autore dello studio. “L’aspetto più importante è che le comete non hanno avuto modo di cambiare negli ultimi 4.5 miliardi di anni, e quindi ci forniscono un accesso diretto ad alcuni degli ingredienti che sono probabilmente finiti nella grande zuppa prebiotica che ha poi portato la vita sulla Terra“.

ESA_Rosetta_NAVCAM_20150106_montage

Rosetta ci conferma – commenta il Presidente dell’ASI Roberto Battiston – che le comete sono dei messaggeri che vengono da molto lontano per raccontarci la complessità dell’universo.  Il ritrovamento della aminoacido glicina e del fosforo, elemento chiave del DNA, sulla cometa  67P/Churyumov-Gerasimenko, avalla la teoria che asteroidi e comete abbiano avuto un ruolo importante nel trasportare per l’Universo almeno una parte degli elementi alla base della vita.  Sono solo piccoli tasselli di una verità articolata.  Con i prossimi dati altri ne verranno. Ancora una volta la scelta fatta dall’Agenzia Spaziale Europea di andare a caccia di comete e di atterrarci sopra (un record europeo e anche italiano) si dimostra importante per i risultati scientifici che sta portando“. 

Per saperne di più:


Dal SITO dell’Agenzia Spaziale Italiana

Weekend col brivido per Rosetta e il suo team. Mentre il mondo scientifico celebrava la prima osservazione diretta di glicina su una cometa, la sonda interrompeva bruscamente le comunicazioni con la Terra ed entrava in modalità provvisoria.  Ultimo contatto: sabato pomeriggio, mentre si trovava a circa 5 km dalla superficie di 67P/Churyumov-Gerasimenko. Poi il silenzio, quasi 24 ore di attesa che hanno tenuto il team di missione con il fiato sospeso. Ora le comunicazioni con il veicolo sono state ristabilite e si lavora per riprendere le normali operazioni.  

ESA_Rosetta_NAVCAM
Analisi preliminari suggeriscono che i sensori stellari di Rosetta – che nel momento del black-out si trovava molto vicina alla cometa – siano stati ingannati dai grani di polvere che avvolgono 67P e abbiano puntato su di una ‘falsa stella’.  Ciò avrebbe dato origine a errori di navigazione che avrebbero posto la navicella in safe-mode.
“È stato un weekend estremamente drammatico –  ha commentato Sylvian Lodiot, operation manager di Rosetta –  dopo aver perso il contatto, abbiamo inviato comandi ‘alla cieca’, operazione che riportato in funzione i sensori stellari e ha ricondotto il veicolo spaziale in assetto. Abbiamo poi ripristinato il contatto con la sonda. Tuttavia, stiamo ancora cercando di confermare la posizione esatta del veicolo spaziale lungo la sua orbita attorno alla cometa. Al momento abbiamo ricevuto solo le immagini di navigazione di questa mattina, le prime da sabato.”

Il comando è stato impartito dalla stazione di terra di New Norcia, Australia, e più tardi, la base dell’ESA Cebreros, in Spagna, è stato utilizzata in supporto per il recupero della sonda.

Getting_to_know_Rosetta_s_comet_region_maps

Sono state ore molto delicate per Rosetta che si muoveva senza l’ausilio dei suoi sensori stellari, una sorta di bussole spaziali utili per il controllo dell’assetto e grazie alle quali le sonde si orientano e navigano. Tali strumenti sono dotati di un sistema automatico di riconoscimento delle stelle e permettono al veicolo di conoscere il proprio orientamento rispetto al Sole e alla Terra. A sua volta, ciò assicura l’orientamento corretto dell’antenna ad alto guadagno, che serve a inviare e ricevere segnali. Se la sonda non riesce a ‘inseguire’ correttamente i suoi punti di riferimento – le stelle appunto – le comunicazioni con la Terra possono interrompersi. Ed è quanto sembra essere accaduto a Rosetta, ipotizzano all’ESA.

The_water-ice_cycle_of_Rosetta_s_comet

Come sempre avviene durante le procedure di safe-mode, gli strumenti di bordo vengono commutati automaticamente, consentendo agli operatori di attivare le misure necessarie per recuperare completamente il veicolo spaziale prima di riprendere le attività scientifiche.
Prima dell’’incidente’, l’obiettivo per questa settimana era di portare Rosetta su orbite di 30 km entro mercoledì 1 giugno. Il team spera ancora di riuscire nell’intento e per allora, di aver ripreso le normali operazioni.
Gli eventi occorsi nel weekend mettono in evidenza i rischi e le criticità che la navicella dovrà affrontare durante le ultime settimane della missione quando Rosetta scenderà ancora più vicino alla superficie di 67P e sarà quindi più colpita dall’attività cometaria. I grani di polvere potrebbero nuovamente disturbare i sensori di assetto stellare e tanto che il team sta valutando l’ipotesi di spegnere ‘le bussole’ in alcuni momenti specifici. Ciò per evitare che il veicolo entri in modalità provvisoria e quindi ‘escluda’ gli strumenti scientifici proprio nelle fasi conclusive della missione.

Dettagli sulla discesa finale di Rosetta saranno forniti prossimamente. Attualmente i piani prevedono di scendere sul piccolo lobo vicino al sito scelto originariamente per lo sbarco di Philae nell’area denominata Agilkia, il prossimo 30 settembre.

Il servizio video su AsiTV